È un Lotito particolarmente soddisfatto quello che commenta la prima vittoria della nuova gestione Colantuono. Come si legge sulle pagine de La Città, l’imprenditore romano non le manda certo a dire, ma soprattutto ribatte sui punti chiave che lo hanno convinto a cambiare registro, partendo dalla prova di Adamonis:
«Tecnica e l’intuito, pure para rigori: chi è il numero uno della Salernitana? Chi aveva ragione?».
Su Colantuono:
«Ho visto una traccia, l’organizzazione, cose semplici, ciascun giocatore al proprio posto. Avete visto Kiyine? L’avevamo preso per fare il trequartista e all’occorrenza mezzala. Era, invece, sprofondato in difesa: faceva il terzino. Le scelte ci danno ragione, in porta finalmente, in campo e fuori: la Salernitana ha giocato da squadra, era volitiva, feroce, determinata. Ad un certo punto è rimasta in dieci uomini ma non me ne sono accorto, perché Colantuono è stato bravo ad accorciarla inserendo un altro centrocampista ed escludendo il trequartista che aveva dato tutto, bravissimo a sbloccare il risultato con un colpo che è nelle corde di un fantasista. E poi il raddoppio, vogliamo parlare del raddoppio?».
Su Rossi:
«Il gol dello 0-2 lo ha siglato Sprocati, autore materiale. L’autore morale, però, è stato Rossi, uno che a Salerno non avevo mandato a fare vacanza. E non a caso, dopo il pareggio con il Perugia, avevo sottolineato l’assenza curiosa di Rossi dall’attacco. Le qualità ci sono ma bisogna saperle scegliere, utilizzare e mettere a frutto. L’avevo detto: non c’è bisogno degli scienziati. Questa è la ricetta: si vince con le qualità tecniche ma anche con la tattica e la strategia. È stato importante anche il recupero di Bernardini: qualche minuto in campo per fargli riprendere il ritmo. Bene così».
E adesso?
«Stadio pieno giovedì sera contro il Foggia, l’urlo dei quindicimila. La Salernitana può giocarsela con tutti, nessun obiettivo è precluso. Invito all’adunata, la proprietà è intervenuta e ha fatto il suo: ora tocca ai tifosi».
S.G.
