Amarcord: quando la Salernitana condannò il Foggia alla C

"Affondano i nostri ricordi, emergono i nostri sogni": coreografia da brividi e tripudio granata

Salerno.  

Il 7 giugno 1998 Salerno e provincia si preparavano a celebrare il ritorno della Salernitana in serie A a distanza di ben 50 anni. Dopo aver rinviato ogni sorta di festeggiamento in segno di rispetto dopo la tragedia di Sarno, Siano, Quindici e Bracigliano, in 25mila affollarono l’Arechi per vivere una domenica indimenticabile, meritato riconoscimento per una squadra spettacolare, per una società che aveva investito con intelligenza e per un pubblico risultato determinante per il grande salto. “Affondano i nostri ricordi, emergono i nostri sogni” il messaggio scelto dagli ultras che, come sempre, inscenarono una coreografia da brividi, ricordata ancora oggi come una delle più belle in assoluto.

Sul campo fu partita vera, l’avversario di turno era il Foggia di Mimmo Caso e dei giovanissimi Bak, Monaco, Chianese, Vukoja e Di Michele, tutti e cinque acquistati dalla Salernitana a suon di miliardi qualche settimana dopo. I rossoneri, in crisi da mesi, avevano un solo risultato a disposizione per evitare la retrocessione, ma in casa i granata erano una macchina da guerra che non concedeva sconti a nessuno. Dopo neanche 2 minuti Ivan Franceschini, con un perfetto colpo di testa, trafisse Roma e portò in vantaggio la Salernitana, una gioia meritata per un calciatore partito dietro le quinte, ma capace di conquistare un posto da titolare settimana dopo settimana. Solo i miracoli del portiere pugliese tennero in vita un Foggia troppo brutto per essere vero e che subì il secondo gol a inizio ripresa: punizione maligna di Breda ed ennesimo sigillo del capitano, per il quale si era parlato addirittura di una convocazione di Cesare Maldini per i Mondiali francesi.

Forse appagata per il doppio vantaggio, la formazione di Rossi favorì il ritorno di fiamma del Foggia che, spinto da 500 irriducibili, accorciò le distanze con Chianese al 68’. Tre minuti dopo pareggio di Di Michele, rete annullata giustamente dal guardalinee per fuorigioco. Nel momento migliore dei rossoneri, ecco lo show di Ciro De Cesare che, saltati come birilli due avversari, siglò il gol del 3-1 con un delizioso pallonetto imprendibile per Roma. Gara finita? Macchè. 60 secondi dopo Vukoja approfittò di una dormita della retroguardia granata e restituì 10 minuti di speranza ad un Foggia anche piuttosto sfortunato: nel finale, infatti, un super Ivan evitò il 3-3 immolandosi su Di Michele prima e Chianese poi.

A fine gara lacrime pugliesi e tripudio granata, una festa rovinata soltanto dall’espulsione di Marco Di Vaio ad opera di Bettin, quello stesso arbitro che condannò la Salernitana esattamente un anno dopo non fischiando un rigore solare in quel di Piacenza che avrebbe potuto cambiare la storia del cavalluccio marino. Di quel pomeriggio, però, ricorderemo soprattutto i 50mila tifosi che si riversarono per le strade interamente dipinte di granata, un momento atteso mezzo secolo e che Salerno celebrò con compostezza e maturità nel rispetto di chi, a pochi chilometri di distanza, piangeva per la morte dei propri cari.  

Gaetano Ferraiuolo