Il colpo di gennaio? Sia l'entusiasmo del pubblico

Buon campionato della Salernitana, ma risposta tiepida del tifo: perchè?

Salerno.  

Come capita spesso di questi tempi, il pensiero dei tifosi è diviso in due parti: da un lato massima concentrazione in vista delle ultime due partite del girone d'andata, dall'altro il sogno di trovare sotto l'albero un regalo importante da parte della società che, come sempre, non lesinerà sforzi sul mercato pur di consegnare all'allenatore una Salernitana competitiva e pronta a dire la sua fino alla fine in ottica play off. Di nomi ne stanno già circolando tantissimi, molti dei quali frutto della fantasia dei soliti noti che, pur di scrivere qualcosa, spulciano l'almanacco sparando nel mucchio senza basi certe. A nostro avviso, però, prima di concentrarsi arrivi e partenze bisognerebbe rimarcare che a questa squadra manca una componente che, quando vuole, può fare la differenza più delle parate di un grande portiere, dei gol di un centravanti di razza e dei salvataggi di un difensore di comprovata esperienza: l'entusiasmo del pubblico. Sarà pur vero che lo zoccolo duro ha costituito sempre la forza dei granata e che il falso mito dei "20mila dell'Arechi" è stato definitivamente sfatato (in fondo anche quest'anno la curva Sud ha garantito tanti punti in più in classifica, anche nei match in trasferta), ma davvero non esiste spiegazione logica per giustificare questo progressivo e incredibile calo di spettatori sugli spalti.

Questa Salernitana, tanto per rinfrescare la memoria, ha regalato a tutti una domenica indimenticabile nel derby contro l'Avellino, ha collezionato 12 risultati utili consecutivi in una situazione di totale emergenza, ha investito sul mercato formando un giusto mix di giovani ed esperti, è a sole due lunghezze dai play off ed è riuscita a tener testa a tante formazioni teoricamente più blasonate, ma che poco hanno potuto rispetto alla cattiveria agonistica e alla forza del cavalluccio marino. Eppure contro il Perugia il dato è stato allarmante: appena 7mila spettatori, settore distinti desolatamente vuoto e tifo più freddo anche in curva, con i soli gruppi ultras che hanno provato a trascinare e coinvolgere un Arechi lontanissimo parente di quello stadio che, nelle grandi occasioni, ha vinto da solo partite e campionati. Paradossalmente Salernitana-Martina Franca, in Lega Pro, tirava di più di Salernitana-Foggia in B, segnale evidente che la stragrande maggioranza dei tifosi riesce ad entusiasmarsi soltanto in concomitanza di grandi eventi sportivi e non ama a prescindere la maglia come accadeva ai tempi del Vestuti e negli indimenticabili anni 90.

Anche giovedì sera, nonostante l'appello della società e la possibilità di chiudere il girone d'andata imbattuti in casa e in piena zona promozione, la situazione sarà praticamente simile: al momento staccati poco più di 2000 tagliandi, un autentico flop se si considera che anche gli abbonati dovranno acquistare il biglietto. I prezzi popolari indetti dalla società, le agevolazioni per donne, studenti, giovani e anziani e l'accesa rivalità con il Foggia non hanno, al momento, scaldato i cuori di un popolo che deve necessariamente ritrovare lo spirito di un tempo in nome di quel senso di appartenenza che, come canta la curva Sud, si tramanda di padre in figlio, ma non si sta traducendo in presenze allo stadio. Che le nuove generazioni fatichino ad innamorarsi della Salernitana è risaputo, del resto basta fare un giro per i campetti cittadini e noteremo che i bambini indossano le maglie di Higuain, Mertens, Dzeko ed Icardi, una sconfitta per una città che, un tempo, viveva di pane e pallone e che oggi pretende tutto e subito senza dare molto in cambio. Fatta eccezione, ovviamente, per quello zoccolo duro che non molla mai...

Gaetano Ferraiuolo