La tattica: cambi discutibili, gara persa a centrocampo

Tantissimi cross dalla fascia, ma Bocalon ha sbagliato tutti i movimenti

Salerno.  

Non poteva esserci esordio casalingo peggiore per mister Colantuono. Pur costruendo una decina di nitide occasioni gol, la sua Salernitana ha perso per 3-0 contro un Foggia assolutamente modesto ,ma profondamente cambiato nella ripresa grazie alle efficaci sostituzioni effettuate da Stroppa, allenatore ad un passo dall'esonero, ma che ha rinsaldato forse definitivamente la sua posizione in panchina grazie al colpaccio dell'Arechi. Lo 0-3 finale non rispecchia affatto l'andamento di una gara dai contenuti tecnici non propriamente entusiasmanti, ma che la Salernitana avrebbe meritato almeno di pareggiare per la mole di gioco prodotta e per quelle tre palle gol clamorose respinte dai legni della porta difesa dal fortunatissimo Tarolli, giovane portiere che l'arbitro ha graziato più volte nonostante le innumeroli perdite di tempo. Sia chiaro: nessun alibi. I pali e le traverse fanno parte del gioco e, fino all'83', i granata non erano riusciti a sbloccarla a cospetto della peggior difesa del campionato, demerito anche di un allenatore che non si è accorto della totale sofferenza del tandem di centrocampo e dell'incapacità di Bocalon di rendersi pericoloso. Anche i cambi- piuttosto tardivi- non hanno inciso affatto: Di Roberto è stato fumoso almeno quanto Gatto (che non salta un uomo in velocità da 4 partite), Rosina ha timbrato il cartellino senza beccar palla, lo stesso Rossi ha predicato nel deserto pur sfiorando la rete della bandiera nel finale. Resterà nella mente di tutti, comunque, una gara brutta, ricca di errori individuali, a tratti quasi di categoria inferiore: il Foggia è stato cinico, fortunato e bravo ad attaccare ancora dopo lo 0-1, la Salernitana si è sciolta come neve al sole dopo il primo svantaggio regalando un pessimo Natale ai suoi tifosi.

Quanto alla tattica, Colantuono è ripartito dal 4-2-3-1, condizionato dalla forte emergenza a centrocampo scaturita dalle concomitanti assenze di Della Rocca, Odjer, Minala e Rizzo. Dinanzi ad Adamonsi spazio a Vitale e Pucino esterni e alla coppia Schiavi-Mantovani al centro, mediana leggera composta da Ricci e Signorelli, con Gatto e Sprocati esterni e Kiyine a ridosso di Bocalon. 4-4-1-1 per il Foggia, modulo che con una certa frequenza si trasformava in 5-3-1-1 in fase di non possesso per la capacità di Chiricò di agire dietro Beretta senza dare punti di riferimento alla difesa granata. Chance dal primo minuto anche per Deli, giusto riconoscimento dopo la rete di venerdì scorso in extremis contro il Venezia: tribuna per Vacca, ormai fuori dai piani societari dopo il mancato accordo per il rinnovo. Il primo quarto d'ora era piuttosto incoraggiante, con la Salernitana capace di fraseggiare in modo assai piacevole cambiando fronte offensivo con una manovra precisa e ben orchestrata a turno da Ricci e Signorelli e favorita dalle continue scorribande di Vitale e Pucino, perfetti fino al momento del cross, ma leggermente imprecisi una volta arrivati sul fondo. Il pubblico, però, apprezzava la disposizione tattica e i movimenti sincronizzati di tutti e 10 i giocatori: bravo Schiavi a giocare d'anticipo su Chiricò costringendolo ad agire lontanissimo dalla porta, con Mantovani abile a sua volta a neutralizzare Beretta, sulla catena di destra Gatto si sacrificava tantissimo ripartendo, però, con meno lucidità rispetto a Sprocati.

Una sola punta in casa non incide, dormita collettiva sulla rete dello 0-1

Come detto la manovra corale era interessante, ma talvolta la Salernitana sbagliava l'ultimo passaggio: ben tre volte, in situazione di evidente superiorità numerica, Kiyine e Sprocati non riuscivano a servire Gatto. Il più bersagliato di tutti da Colantuono era Kiyine, bravo a farsi vedere tra le linee, pericoloso con i suoi tiri dalla distanza, abile un paio di volte a farsi vedere in area con un movimento preciso senza palla, ma troppo innamorato del pallone e disattento in fase di non possesso, quando il mister gli chiedeva di marcare Agnelli proprio come accaduto con Troiano a Chiavari. Con il passare dei minuti il Foggia prendeva coraggio e varcava la metà campo con una certa disinvoltura, complice la composizione di un centrocampo lento, statico e tutt'altro che forte dal punto di vista fisico: forse inserire una mezz'ala in più e schierarsi con un 4-3-3 poteva permettere alla Salernitana di soffrire di meno l'imprevedibilità dei foggiani nell'uno contro uno, ma l'unica alternativa di ruolo era Zito ed evidentemente l'ex Avellino non è in condizione. Prima del duplice fischio ghiotta occasione per i campani, sugli sviluppi di una palla inattiva: preciso cross di Ricci, colpo di testa in anticipo di Signorelli e traversa piena. Da notare, comunque, che sui corner si intravedeva qualche schema interessante. 

Preoccupa la mancata reazione dopo lo svantaggio, marchio di fabbrica di Bollini

Nella ripresa monologo granata e stesso copione, con cross innumerevoli dalle corsie esterne e Bocalon sempre e puntualmente fuori posizione. A quel punto si provava a segnare sfruttando le corsie esterne: belli i movimenti a tagliare di Sprocati, peccato che l'ex Perugia non riuscisse ad essere cattivo e freddo al momento della battuta a rete. Poco dopo il quarto d'ora i primi cambi: da un lato dentro Rosina e Di Roberto per Kiyine e Gatto, dall'altro chance per Floriano, mossa decisiva. La Salernitana continuava il suo arrembaggio colpendo il secondo palo di giornata, sempre su palla inattiva: bella giocata di Signorelli e tiro di Sprocati che del gol dava soltanto l'illusione ottica ai 9mila dell'Arechi. Il calo fisico del centrocampo, tuttavia, favoriva un finale d'arrembaggio da parte di un Foggia bravo a saper soffrire, estremamente fortunato e che, fino all'83', sembrava ormai uscito dalla partita, al punto che Stroppa aveva tolto dalla mischia anche il temibile Chiricò accontentandosi di un pareggio nemmeno tanto meritato. Il calcio, però, è strano e proprio quando ci si aspettava l'ingresso di una seconda punta per vincerla nel finale (invece Colantuono ha inserito Rossi per Bocalon, fischiatissimo), ecco la doccia gelata: azione avvolgente dei rossoneri, dormita sulla sinistra di Vitale, cross arretrato di Gerbo, mancata chiusura dei centrali difensivi e di Signorelli e rete facile facile per Floriano. A quel punto calava il sipario sulla partita dei granata e il Foggia ne segnava altri due: nel primo caso azione personale di Agazzi e opposizione praticamente nulla di cinque giocatori in maglia granata, nel terzo magia di Floriano, ma Pucino troppo morbido e distratto. Nel mezzo il terzo legno, colpito da Rossi. Un giovedì da dimenticare, una miriade di errori dell'allenatore: la speranza è che sia soltanto frutto della scarsa conoscenza della squadra, altrimenti ci sarebbe da preoccuparsi...

Gaetano Ferraiuolo