La Salernitana sta attraversando un momento non facile, complice anche una poca prolificità delle proprie punte. Mancano i gol degli attaccanti, è un dato di fatto. Questo è lo stesso pensiero di un grande bomber granata del passato; Giovanni Pisano. L’allenatore siciliano, attraverso le pagine de La Città, concettualizza il proprio pensiero, partendo proprio dai gol che lui stesso ha fatto al Palermo, prossimo avversario della Salernitana:
«È una squadra che mi portava bene. Contro i rosanero debuttai all’Arechi: prima partita e doppietta. Momenti indimenticabili. Eppure non ricordo soltanto le reti segnate: nel primo anno di serie B, per esempio, a Palermo finì 0-0, ma dopo una partita di grande intensità, con tante occasioni su entrambi i fronti. Così, al triplice fischio, tutto lo stadio si lasciò andare a un lungo applauso. Perché sapemmo far divertire la gente».
E la Salernitana di quest’anno, Pisano, diverte?
«Deve ancora crescere. Servono più identità, minor distanze tra i reparti e maggiore organizzazione. Perché l’organico è valido, ma ora c’è bisogno del salto di qualità».
Da bomber della storia dell’ippocampo, sia sincero: a Colantuno manca un attaccante “titolare”?
«Manca una punta che segni con continuità, lo dicono i numeri. Però non è detto che non possa esser qualcuno che fa già parte del gruppo. Fin qui il reparto offensivo ha viaggiato a corrente alternata, ma non penso sia un problema di valori dei calciatori».
Qual è allora il problema?
«Salerno è una piazza particolare. Direi unica. Ci sono pressioni importanti e devi saperle reggere. Non è facile calarsi in una realtà del genere. E i tre centravanti granata sono tutti arrivati da pochi mesi».
Dunque, Pisano non prenderebbe un altro attaccante sul mercato di gennaio?
«È chiaro che per disputare un campionato d’alto livello serve un bomber che timbra spesso il cartellino. Ma bisognerà anche aiutare maggiormente chi gioca lì davanti. Ho visto diverse partite della Salernitana quest’anno e le punte spesso erano un po’ abbandonate. Poi, ovviamente, un calciatore forte l’occasione riesce a crearsela anche da solo per far gol…».
Da “vecchio numero 9”, difende la categoria.
«Parliamo anche di giocatori che si sono alternati molto: nessuno ha avuto davvero continuità nell’impiego. Delineare le gerarchie è importante. E sono sicuro che mister Colantuono, appena arrivato, riuscirà a inquadrare al meglio la situazione».
Intanto, domani a Palermo, c’è da riscattare il pesante ko contro il Foggia.
«Ero con la squadra che alleno in un ristorante di Isola Capo Rizzuto per la cena sociale di Natale, giovedì scorso. Il televisore del locale era sintonizzato su Diretta Gol. Ho preso il telecomando e ho cambiato canale per vedere solo la partita della Salernitana. La pizza intanto s’è fatta fredda».
E magari le è rimasta pure un po’ sullo stomaco, non per colpa del pizzaiolo.
«Sì, perché quando non si può vincere va bene anche un punto. Peccato, perché i granata avevano giocato bene. Uno 0-3 in casa è pesante».
Il suo ex compagno Claudio Grimaudo, qualche giorno fa, diceva che all’Arechi serve più “cattiveria”.
«Sono d’accordo. Noto che la squadra, anche nelle gare interne, non parte forte, mentre dovrebbe trascinare il pubblico, essere più spregiudicata. Il difensore avversario non deve salire tranquillamente palla al piede fino alla trequarti. Non tutti hanno una tifoseria come la nostra, uno stadio che ti aiuta così. E questi fattori vanno sfruttati».
Ha detto la “nostra tifoseria”. Nessuno s’offenderà a Isola Capo Rizzuto, vero?
«Qui spero di fare un miracolo conquistando la salvezza. Per il resto, lo sanno tutti che Salerno e la Salernitana fanno parte del mio cuore».
Redazione sport
