Partiamo da un concetto fondamentale: attribuire eccessive responsabilità all'allenatore dopo 20 giorni di lavoro sarebbe un errore clamoroso, ma da gennaio in poi anche Stefano Colantuono non avrà alcun tipo di alibi e dovrà dimostrare di meritare la fiducia della proprietà e della dirigenza. E' evidente, però, che la sua Salernitana non ha convinto, anche perchè è venuto meno pure quel furore agonistico che aveva contraddistinto i giocatori fino a novembre ogni qual volta si passava in svantaggio. Certo, anche episodi e fortuna non hanno aiutato il mister nel suo percorso: contro il Foggia il dato parlava di 14 tiri a 4 ed è finita 0-3 con tre legni colpiti, ieri la Salernitana ha sfiorato il pareggio (e forse lo aveva segnato), è incappata nei torti arbitrali a cui i tifosi sono abituati, ha preso un palo e subito tre reti assolutamente evitabili a cospetto di un Palermo troppo più forte, ma che non ha destato chissà quale impressione. Che ci siano problemi di natura tattica è palese: la difesa, singolarmente, propone delle buone prestazioni, ma l'inconsistenza del centrocampo comporta una sofferenza eccessiva e prima o poi il gol lo si becca sempre, ieri anche per colpa di Adamonis.
La gara di ieri, anche a causa delle assenze, Colantuono l'aveva preparata con una certa logica: difesa coperta e con un calciatore- Vitale- in grado anche di ripartire palla al piede, due esterni di spinta e contenimento, un centrocampo muscolare e, teoricamente, di qualità, e due punte con caratteristiche opposte e pronte a completarsi. Dall'altra parte il Palermo ha riproposto Nestorovski affidando le chiavi della manovra a Coronado, mentre Chocev aveva il compito di contenere e appoggiare la fase offensiva con inserimenti senza palla in area tra le linee. Compatta e quadrata anche la difesa, guidata da due esterni di grande corsa e due centrali fisicamente troppo forti per Bocalon, ma leggermente in affanno dopo l'ingresso di un Rodriguez non lucido negli ultimi 20 metri, ma bravo a far salire la squadra e a guadagnare punizioni da posizioni invitanti. Il primo tempo, per tanti motivi, ha visto la Salernitana timida e impacciata, una sorta di timore reverenziale che ha favorito un Palermo aggressivo, bravo a fare densità in ogni zona del campo e che attaccava quasi prevalentemente sull'out sinistro creando superiorità numerica anche a causa dell'incapacità di Minala di accorciare e raddoppiare le marcature.
Nella ripresa tre limpide occasioni per il pareggio, buona prova di Zito
Passati i primi 10 minuti, la Salernitana ha provato a reagire mettendo a frutto quanto provato in settimana e quanto si era effettivamente intravisto col Foggia: palleggio dalla difesa, pallone che circolava da destra a sinistra con buona partecipazione anche dei difensori, appoggi e scambi rapidi, ma i soliti limiti al momento della battuta a rete.Il centrocampo si conferma punto debole: Minala, come detto, tatticamente sembrava un pesce fuor d'acqua, Signorelli non è mai entrato in partita e ha perso un'infinità di palloni anche a ridosso della propria area di rigore, Ricci provava a cantare e portare la croce predicando nel deserto e finendo per perdersi progressivamente con il passare dei minuti. La rete del Palermo, tuttavia, nasceva da una situazione imprevedibile: fallo su Zito, calciatori fermi in attesa di un gesto sportivo del Palermo, ripartenza rosanero e tre rimpalli vinti da Chocev per l'1-0: detto del palese errore arbitrale, va detto che anche prima la Salernitana aveva rischiato con una ripartenza molto simile, ma Bernardini aveva salvato prodigiosamente la porta con un recupero lampo.
Fino al 45' nulla da segnalare, nella ripresa tutto sembrava cambiare dopo l'espulsione di Vitale. A quel punto inevitabile cambio tattico, con il passaggio al 4-3-2 e Zito in veste di terzino. Si rivedeva in campo anche Odjer in luogo di Minala, ma l'ex Catania confermava di essere lontanissimo parente del factotum che, giovanissimo, trascinò alla salvezza la Salernitana due anni fa portando Lotito e Mezzaroma a investire un milione di euro. Tornando alla gara, paradossalmente in inferiorità numerica la Salernitana faceva vedere le cose migliori, sfiorando il pareggio in tre circostanze quasi sempre grazie agli spunti di Zito sulla sinistra: palo, Posavec e sfortuna non permettevano ai granata di ottenere il sacrosanto 1-1 e il Palermo, incomprensibilmente rilassatosi, siglava il 2-0 sul secondo tiro in porta ancora in contropiede e ancora in situazione di superiorità numerica: stavolta era Bernardini a farsi saltare, anche Mantovani poteva chiudere prima senza indietreggiare. Il resto, con i granata in 9 per l'infortunio di Zito, era pura accademia e il terzo gol dei padroni di casa serviva solo per le statistiche. Nel complesso primo tempo rinunciatario, ma con discreto possesso palla per una ventina di minuti, ripresa con qualche trama interessante, ma anche una vulnerabilità della fase difensiva troppo palese. C'è tanto da lavorare, non solo sul mercato...
Gaetano Ferraiuolo
