Per qualcuno panacea di tutti i mali, per altri periodo utile per sognare l'arrivo del proprio beniamino o di quel calciatore in grado di far fare il salto di qualità. In realtà il calciomercato non sempre è servito alla Salernitana per migliorare la qualità della rosa, anzi spesso presidenti e direttori sportivi hanno commesso degli errori puntando su elementi che, poche settimane dopo, sono stati relegati in panchina o addirittura in tribuna senza mai scendere in campo. Come dimenticare la coppia Ely-Quintero sulla quale scommise Aniello Aliberti nel lontano 2001, due calciatori che non seppero dare nessun contributo alla causa e che ricorderanno Salerno soltanto per i tanti fischi piovuti dagli spalti. L'elenco, in realtà, sarebbe piuttosto corposo: dalla meteora Aslund al flop Palmieri (contrattualizzato al termine di una buona carriera, ma ormai fuori condizione) passando per i vari Leandro, Sturba, Pasqualini, Ampuero, Fofana, Cannarsa, Pavone, il veterano Firicano, Brellier, Criaco e Araboni, giocatori che, per un motivo o per un altro, non hanno lasciato nessuna impronta e che molti tifosi hanno posto nel dimenticatoio da tempo. La storia che raccontiamo oggi risale all'8 gennaio del 2007, con la Salernitana Calcio di Lombardi in piena lotta per i play off e intenta a preparare il delicatissimo derby casalingo contro la Cavese. Mentre la squadra si allenava all'Arechi rigorosamente a porte chiuse, una cinquantina di tifosi decisero di aspettare all'esterno della curva i propri beniamini per dare la carica necessaria e far capire quanto fosse importante battere gli storici rivali.
Poco prima della fine dell'allenamento guidato dal salernitano Raffaele Novelli, giunse allo stadio il presidente che, con entusiasmo, annunciò di aver chiuso un'importante operazione di mercato assicurandosi le prestazioni di un bomber che avrebbe potuto risolvere i problemi della Salernitana. La notizia fu accolta con un mix di curiosità e perplessità dai presenti, spiazzati dal paragone con Batistuta e dalle referenze fin troppo lusinghiere del nuovo centravanti granata. Il suo nome era Juan Manuel Arostegui, talento sudamericano scovato sul web e sponsorizzato da alcuni "consiglieri" del patron che firmò un contratto annuale con opzione in base al numero di presenze e di gol realizzati. Le aspettative iniziali, tuttavia, rimasero tali: Arostegui scese in campo soltanto 9 volte meritando la sufficienza piena contro Ravenna e Giulianova (un palo e due assist decisivi) prima di essere definitivamente accantonato da mister Bellotto. In verità fu quello un mercato tutto da decifrare: dopo l'esonero di Novelli, infatti, andarono via quasi tutti i calciatori fortemente voluti dal tecnico in estate e si puntò su tre "cavalli di ritorno" (Grassadonia, Russo, Orfei) su un attaccante che aveva fatto benissimo a Lanciano (Colussi) e su un gruppo di giovani che non hanno mai sfondato nel mondo del calcio. Oltre Arostegui, infatti, ricordiamo Morete, Bardegia e Strauss, una rosa tutt'altro che di spessore e che, per tanti motivi, a stento riuscì ad evitare i play out. Storie di un mercato che, spesso, ha regalato qualche capitolo interessante e divertente ai tifosi granata...
Gaetano Ferraiuolo
