Riforma pensioni: metodo contributivo esteso a tutti?

Il comunicato stampa Dirstat

riforma pensioni metodo contributivo esteso a tutti

Spesa pensionistica

Va separata la previdenza dall’assistenza, come ribadito anche dalla Corte dei Conti. Il bilancio dell’INPS, che sinora è un “falso” dovrà tornare veritiero. 
Ciò è previsto nel programma di questo Governo!
La spesa pensionistica è pari all’11% del PIL, in linea con gli altri Paesi europei, ma non si può “frammischiare” previdenza con assistenza: il versamento dei contributi non può essere “distratto” come sinora si è fatto, elargendo benefici e pensioni a chi non ne ha diritto; come tale, l’assistenza, dovrà gravare sulla fiscalità generale e non sui versamenti pensionistici degli altri lavoratori come si è fatto sinora.
Se il bilancio dell’INPS non fosse inficiato dal suddetto “falso” si sarebbero potute aumentare le pensioni a tutti i lavoratori dipendenti senza contestabili “blocchi” e malvisti “taglieggi”.

Sistema contributivo

Il passaggio a questo sistema non può violare i diritti acquisiti e, comunque, dovrà tener conto di tutti i versamenti effettuati dal lavoratore, senza decurtazioni, come ora avviene.
Infatti, superati i 40 anni di contribuzione i versamenti eccedenti, pari anche a 5, 10 e più anni di servizio si dovranno conteggiare nel “monte” contributivo e non versati, come sinora è avvenuto, in un fondo di solidarietà, non più giustificabile e comprensibile.

Sovrapposizione di contributi per lo stesso periodo “assicurativo”, ricostruzioni di carriere durante tutto l’arco dell’aspettativa parlamentare, contributi figurativi

Se il lavoratore, per un certo periodo, è stato contemporaneamente, deputato, senatore, consigliere regionale, docente universitario, lavoratore dipendente in aspettativa, titolare o dipendente di studi professionali e via dicendo, non potrà cumulare più pensioni per lo stesso periodo, usufruendo dell’accavallamento dei contributi, soprattutto se figurativi (parlamentari-giornalisti)
Se poi, il lavoratore ha beneficiato anche della ricostruzione di carriera, per il periodo trascorso in posizione elettiva, per fare un esempio ricorrente, con la “ricostruzione” da tenente è divenuto generale di divisione, occorre che se ne tenga conto per evitare il “cumulo nascosto”. L’esempio vale, ovviamente, per tutti i dipendenti pubblici, civili o militari.

Pensioni cosiddette “baby”

Quelle “doc”sono calcolate con l’aliquota dal 35% al 44% (a seconda che il dipendente sia andato in pensione con 15 o 20 anni di contributi) fra queste ve ne sono alcune per invalidità permanente, di poco superiori, come aliquota, per tener conto dell’infermità.
Occorre, quindi, non confondere le pensioni “doc” con quelle che hanno totalizzato “abbuoni vari” (non coperti da contributi) elargite comunque al fine di creare anche posti di lavoro, attribuendo gradi o qualifiche superiori a quelle possedute, pur di “incentivare” le uscite.

Perequazione automatica

Dovrà avvenire ogni anno in base alla perdita del potere d’acquisto dei redditi “fissi”.
Una volta accettato il metodo contributivo, non sarà più giustificabile, come asserito anche da esperti economisti, il “blocco” annuale o pluriennale delle rivalutazioni (legge 177/76).
Sarebbe ora di eliminare la corresponsione dei benefici di cui alla legge Mosca-Treu di cui hanno goduto soprattutto politici, sindacalisti dipendenti di Confcommercio anche di un certo “livello”, tutti baby- lavoratori: Luciana Castellina, Giuseppe Chiarante, Alessandro Natta, Giorgio Napolitano, Nilde Jotti, Armando Cossutta, Achille Occhetto, Carlo Ripa di Meana, Miriam Mafai, Massimo Loche, Osvaldo Bevilacqua, Nevol Querci, Antonio Lattanzio, Domenico Gramazio (Il Messaggero - novembre 1995).
Andrebbero rivisitati anche i vitalizi esentasse di cui alla legge Bacchelli, destinati a cittadini “illustri”, privi di condanne penali, corrisposti a sconosciuti (Arduino Della Pietra, Gabriella Chioma, Annamaria Cascella, Aldo Braibanti - esperto della vita delle formiche, condannato per omosessualità e pedofilia - nonchè Aglaneo Casadio e tanti altri di cui abbiamo i nomi che appartengono a gente sconosciuta) e negati ad artisti come Isabella Biagini, perché poco nota: a chi?

Le pensioni... raccomandate (di platino o smeraldi)

Sono quelle dei dipendenti di Camera e Senato della Repubblica, della Banca d’Italia della Regione Sicilia e della Presidenza della Repubblica.
Hanno come unico comune denominatore l’importo dei trattamenti: la pensione di un dipendente esecutivo di questi “istituti” è identico a quella di un dirigente dello Stato, perché calcolata su stipendi da capogiro.
Allora, Ministro Di Maio, di cosa parliamo?
Per i dipendenti della Banca d’Italia il trattamento delle pensioni è “ancorato” anche alla “clausola oro”, il che vuol dire che, nel tempo, esse si rivalutano in misura maggiore del tasso d’inflazione, corrente o programmato.
D’altra parte se un Segretario Generale della Camera, del Senato o della Regione Sicilia, ha un trattamento retributivo pari ad euro 480 mila all’anno, in base al quale versa i contributi pensionistici è logico che il trattamento di pensione sarà calcolato su tali contributi.
Per quanto concerne la Presidenza della Repubblica, il ragionamento è identico, solo che per tali dipendenti, sino al 1994, i versamenti contributivi ai fini pensionistici venivano gestiti dall’INPDAP (e poi dall’INPS), come per tutti i pubblici dipendenti, e tali Enti corrispondevano la pensione.
Ma per disposizione del Presidente Napolitano la liquidazione di queste pensioni, passò dall’INPS agli Uffici della Presidenza della Repubblica.
Ministro Bongiorno di quali raccomandati si parla?
Occorre anche confermare o meno se i dipendenti della Regione Sicilia o della Banca d’Italia siano ancora destinatari delle pensioni baby.

Autodichia medievale

I dipendenti del Parlamento, ai sensi dell’art 12 comma 3 del Regolamento della Camera e quelli del Senato, ai sensi dell’art. 12, 1° comma del Regolamento del Senato, sono soggetti ad una giurisdizione, cosiddetta “domestica” anche in materia di pensioni; i loro ricorsi vengono infatti discussi da commissioni giurisdizionali “interne”, le stesse che hanno ripristinato, dal 1° gennaio 2018, i trattamenti economici a suo tempo congelati, (forse per prendere in giro gli “altri” dipendenti italiani, pubblici o privati, facendo capire che la legge fosse uguale per tutti).
Tale tipo di giurisdizione è riconosciuta anche ai dipendenti della Corte Costituzionale, ai sensi dell’art. 14 comma 3 della legge 11 marzo 1953, n. 87, sostituito dall’art. 4 della legge 1953, n. 265.
Per la Corte dei Conti già destinataria dell’autodichia” (regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214) tale norma venne abrogata con l’art. 12 della legge 6 agosto 1984, n. 425.

Il Segretario Generale DIRSTAT
Dott. Arcangelo D'Ambrosio