Ritrova il primo amore dopo 50 anni grazie a una caffettiera

La storia di una settantenne irpina: «Quando lui la vedrà capirà»

Rivedere il suo primo amore dopo cinquant'anni. Prima di chiudere gli occhi. Una richiesta insolita anche per chi nella propria vita di investigatore privato ne aveva sentite tante.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

Rivedere il suo primo amore dopo cinquant'anni. Prima di chiudere gli occhi. Una richiesta insolita anche per chi nella propria vita di investigatore privato ne aveva sentite e viste tante.

Tradimenti davvero singolari, figli finiti nel giro della droga, persino sparizioni, ma una richiesta simile non gliel'aveva mai fatta nessuno: si trattava di amore dopotutto. E forse proprio per questo era un fatto così insolito.

Ma l'investigatore privato avellinese Sergio D'Amore decise di accettare ugualmente il caso. Dopotutto la storia di quella signora settantenne dell'hinterland di Avellino era davvero troppo insolita per non conquistarlo.

All'inizio degli anni '60 il primo amore della donna aveva lasciato il paese per non far torto a quello che era ancora il marito della signora.

Un uomo che considerava uno dei suoi migliori amici e che non voleva proprio ferire. Anche se questo significava ferire lei, la donna che lo aveva fatto innamorare.

Era partito per la Germania in fretta e furia. Senza valigia di cartone ma con pochi spiccioli davvero. Lasciandosi dietro tutto. Sperava di far fortuna col mestiere che aveva appreso in paese.

Ormai erano passati cinquant'anni e lei lo aveva perdonato. Dimenticato mai. Anche dopo una vita trascorsa al fianco di un altro amore e coronata dall'affetto di figli che adorava.

Ma la nostalgia in quei giorni tornava a farle visita sempre più spesso. E così, quando aveva saputo di quell'investigatore privato, non aveva resistito alla tentazione di telefonargli.

A casa della donna D'Amore aveva appreso la storia che vi abbiamo raccontato. Poi lei aveva smesso di parlare. Improvvisamente.

Estraendo da una vecchia borsa un oggetto che lui non aveva riconosciuto subito. D'Amore non aveva potuto fare a meno di ridere. Si trattava di una grande caffettiera un po' annerita alla base. E scheggiata, lievemente, intorno al beccuccio metallico.

«Quando lui la vedrà – gli disse - capirà. So solo che quando andò via era diretto in Germania a Jena. All'inizio gli spedii qualche lettera. Poi abbandonai anche questo rito. Era troppo doloroso per me. Ho ancora qui il suo vecchio indirizzo».

D'Amore arrivò a Jena d'inverno.  C'era un freddo pungente ma non insopportabile. Si era lasciato dietro la fastidiosa umidità di Avellino.

L'uomo che cercava, allora ottantenne, non si era mai spostato dalla città tedesca. Non fu necessario chissà quale attività di pedinamento per rintracciarlo.

Nel suo quartiere lo conoscevano tutti anche se aveva cambiato casa due volte. Ma un meccanico, si sa, fa sempre comodo e l'uomo si era fatto apprezzare come uno dei più bravi della zona.

Quando D'Amore bussò alla sua porta armato di quella caffettiera, l'uomo sulla soglia lo accolse sorpreso. Le rughe gli solcavano l'ampia fronte incuriosita. Ma bastò uno sguardo più attento all'oggetto che D'Amore portava di fianco ed ecco che le lacrime gli invasero gli occhi.

Anche l'uomo non aveva mai dimenticato il suo primo amore e ricordava dettagli che strapparono più di un sorriso al detective.

«Potete accompagnarmi all'aeroporto? – Chiese sorridendo quando ebbero finito di parlare – sa detective non guido più da un po'. Ma le macchine le aggiusto ancora bene. Giuro».

E qualche giorno più tardi atterravano a Capodichino. Lei era già lì. Aveva deciso di legarsi i capelli come quando si erano salutati l'ultima volta. Cinquant'anni prima.

Qualche parola e poi quel lunghissimo abbraccio. D'Amore li guardava da lontano. Ed ecco che quel dettaglio attirò il suo sguardo rubandogli un sorriso.

Dalla busta che l'uomo portava stretta in mano, penzolante a mezz'aria, spuntava la testa scura della loro caffettiera.

Chissà che significato aveva. Nessuno dei due aveva voluto dirglielo. Ma forse era meglio così. Dopotutto, aveva sempre pensato, ci sono verità che non vanno svelate. E la vita ha bisogno dei suoi misteri. Anche per un investigatore.