«La nostra è un'amicizia fatta per pochi. E' vero, può sembrare strano alla mia età. Ho 21 anni e il mio migliore amico ne ha 84. Lui è il nonno che non ho mai avuto».
Già, un'amicizia insolita quella tra Christian e il signor Pino. Un legame nato dal rifiuto della solitudine. Dal bisogno di compagnia, di un confidente. Tutto qua.
Pochi hanno questa sensibilità. La sensibilità di cogliere l'essenziale, di non limitarsi alle apparenze. La voglia di conoscere, imparare. Pochi i giovani capaci di ascoltare e rendere bella la vita di qualcun altro.
«L'ascolto. La base dei rapporti umani - racconta Christian, ventunenne di Candida -. E' grazie all'ascolto se io e il signor Pino siamo grandi amici. A lui piace raccontare. Raccontare per fare un tuffo nel passato, per ricordare, per sentirsi ancora in vita. Dai suoi occhi traspare la nostalgia di un qualcosa che non c 'è più. Io lo ascolto. Lui è felice. E se lui è felice, lo sono anche io. Significa che ho compiuto bene il mio lavoro».
«Ho iniziato facendo tutt'altro. Mi sono diplomato all'istituto alberghiero. Dopo il diploma, ho provato di tutto. Dal muratore al falegname. Fino all'ottobre del 2015. Un mio amico mi informò su dei corsi oss gratuiti. Decisi di provare. La mia specializzazione durò otto mesi. Otto mesi di apprendimento. E non solo per il lavoro. Ma lezioni di vita. Lezioni che mi hanno cambiato. Cambiato in meglio, ovvio. Ora ho più autostima. Soprattutto grazie al tirocinio alla casa di cura "Villa dei Pini" di Avellino», dichiara.
Esperienza durata quattro mesi. Da gennaio ad aprile. «Il primo giorno rimasi un po' titubante sul come gestire la situazione. Tutti i pazienti avevano gravi disturbi mentali. Vederli in quello stato e senza speranze, mi angosciava profondamente. Una mossa azzardata avrebbe potuto destabilizzare ancor di più le cose. Ma sapevo di avere un asso nella manica: l'ascolto. Pochi sanno ascoltare - continua -. Notai che alla maggior parte dei pazienti mancava un po' di supporto psicologico, un po' di comprensione in più. Ricordo di un malato in particolare. Si chiamava Gennaro. Era isolato da tutti a causa della sua vulnerabilità. Era inavvicinabile, si arrabbiava facilmente. Gli altri avevano timore di lui, ma io no. Bisognava solo prenderlo con le buone. Ne ero convinto. Un giorno decisi di bussare alla porta della sua stanza. "Gennaro mi vuoi aiutare a pulire la stanza?", gli chiesi. Sorprendente fu la sua reazione. Si mise subito all'opera. E parlammo. Parlammo tanto. Anzi, parlò tanto. Mi raccontò di lui. Era stato abbandonato lì dalla sua famiglia. Questo lo faceva star male. Aveva bisogno soltanto di amore. Eccola la risposta. Da allora, Gennaro si mostrò più disponibile e socievole verso gli altri. Mi sentivo soddisfatto», dice.
E' ora di andarsene. Termine del tirocinio. «Beh, la mia esperienza si era conclusa ma alla grande. Avevo portato una serie di cambiamenti lì dentro. Io come gli altri miei compagni di corso. Eravamo stati umani. Comprensivi, avevamo dato speranza, fiducia. Avevamo donato loro tutto quello che avevano cercato per tanto tempo. E ne ebbi la conferma. Molti pazienti si misero avanti le porte della clinica. Non volevano farci uscire. Ci supplicavano di restare. Noi spiegammo loro di dover andare ma con la promessa di ritornare al più presto. Molti di quei poveretti avevano le lacrime agli occhi. Anche io mi commossi. Insomma, si era instaurato un bel rapporto. Nel mio cuore ci sarà sempre il loro ricordo. Ritengo siano esperienze da provare almeno una volta nella vita. Cambiano. Cambiano in meglio. Ti insegnano ad avere tatto per determinate cose. Più doni tanto più ricevi. Questo ho imparato. E io ho ricevuto tanto».
I buoni propositi di Christian vengono premiati. «Prima di andarmene da "Villa dei Pini", un dipendente della struttura mi notò. "Sei davvero un bravo ragazzo. Hai tanta voglia di fare. Se ci dovesse essere assistenza a un anziano, ti chiameremo", mi disse. Gioia infinita. Non potevo desiderare di meglio», afferma.
La chiamata non tarda ad arrivare. «Era il 7 maggio. Mi informarono di un signore di Avellino. Pino era il suo nome. Immediatamente mi misi in contatto con lui e fissammo un appuntamento per la mattina stessa. Agitato? Un pochino, lo ammetto. Lui abita in un appartamento. L'ansia aumentava man mano che salivo le scale dell'edificio. Bussai e mi aprii Antonietta, la moglie. Mi fece accomodare e lui era lì. Parlammo un'oretta circa. Capii che era un tipo molto esigente ma anche bisognoso di affetto. Si, non era autonomo al cento per cento. Ma perlopiù cercava compagnia. Il nipote che non aveva mai avuto. Saremo andati sicuramente d'accordo, pensai. Neanche io avevo mai avuto un nonno».
«Incominciai a lavorare per tre giorni alla settimana. Col passare del tempo crebbe tra noi una stima e una fiducia che mi portarono a casa del signor Pino tutti i giorni. Orario fisso. Dalle 10 e mezza alle tre e mezza del pomeriggio. Spesso capita di rimanere in più. Il tempo passato insieme non basta mai», afferma.
La nascita di una grande amicizia. «Il signor Pino è un esempio di vita per me. Da buon ascoltatore, ho imparato molto da lui. Una delle sue più grandi lezioni di vita è stata sul matrimonio - continua -. "Figlio mio - (così è solito chiamarmi) -, tu devi sistemarti con una donna come mia moglie. Ci siamo sempre amati. Ci amiamo come il primo giorno. E anche ora che sono malridotto, mi sta accanto". Ha ragione. Me ne rendo conto. Il loro amore è percepibile a un miglio di distanza. Ogni domenica, ascoltiamo la Santa Messa. Nel momento dello scambio del segno di pace, Antonietta arriva e bacia suo marito. Un bacio che fa trasparire amore vero, puro. Spero di avere la stessa fortuna del signor Pino. Io nell'amore vero ci credo».
«Lo aiuto a vestirsi, a lavarsi. Lo aiuto nelle cure mediche. Ma al di là di questo, insieme ci divertiamo. Impariamo l'uno dall'altro. Lui ha bisogno di me come io di lui. Ci confidiamo. Lui sa cose di me che nessuno sa. E' il mio migliore amico. La differenza d'età non conta. Insieme parliamo anche di ragazze. Tra l'altro, quando devo prendere una decisione, il boss è il primo a saperlo. Lo chiamo boss in segno di rispetto. La mia stima nei suoi confronti è infinita - continua -. Insieme abbiamo esplorato il mondo. Basta un click su Google. Lui ha viaggiato tanto nella sua gioventù. Così ogni giorno cerchiamo su internet uno stato diverso. Francia, Spagna, Inghilterra e tutti i Paesi dell'America. Per ogni nazione, c'è il racconto di una sua avventura. Ogni volta è una sorpresa. Inoltre, lui è stato un giudice di pace. Spesso mi fa leggere le sue vecchie sentenze. Ne ha un fascicolo pieno. Il boss è una vera fonte di cultura», conferma.
«Guardare film è una delle nostre attività preferite. A lui piacciono i film di storia poiché esperto della materia. L'ultimo che abbiamo visto è stato "Amadeus", sul grande Mozart. Purtroppo, la vista gli crea problemi. E talvolta, alla fine del film, gli racconto la trama per accertarmi che gli sia piaciuto. Inoltre, la mattina gli leggo sempre il quotidiano. Amiamo informarci su tutto. Mentre, ogni sabato alle tre ascoltiamo la partita dell'Avellino alla radio. Lui è un gran tifoso. Desidera tanto andare allo stadio ma non può. Le gambe non glielo permettono, non hanno più la stessa vitalità di una volta. In casa ha il deambulatore e per uscire la carrozzina. Ma esce ben poco. Da maggio, abbiamo fatto soltanto quattro uscite. Ricordo ancora la sua gioia nel rivedere la gente. "Hai visto quante persone mi conoscono?", mi diceva sorridente. Avellino è sempre stata la sua città. La ama tanto da rimpiangere i cambiamenti nel corso del tempo. La sua idea è quella dell'Avellino di un tempo. Del suo tempo. Così il giorno del suo compleanno gli regalai una cartolina dell'antica Avellino. Sapevo di renderlo felice. In questo modo sarebbero riaffiorati tutti i suoi ricordi più belli legati alla città. Dietro la cartolina c'era scritto "Al carissimo signor Pino. Una persona eccezionale". Ne rimase commosso. La conserva tuttora nel cassetto - continua -. Un altro suo desiderio è poter assistere al censimento del 2021. "Il giorno del censimento lo dobbiamo passare insieme. Ci conto, ragazzo", mi dice sempre».
Conclude. «Anche lui mi fa regali. "Antonietta, dai cinque euro al ragazzo", dice spesso alla moglie. Proprio come un nonno. Il nonno che non ho mai avuto».
Mariagrazia Mancuso
(studentessa del Vivaio di Ottopagine, il corso di giornalismo multimediale organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro)
