Lottò contro l'omertà della politica in difesa degli operai

La battaglia di Giovanni Maraia, il padre del processo Iscochimica

Giovanni Maraia da quei cancelli inizierà un viaggio durato più di 30 anni segnati dalla sofferenza e dalla tenacia di chi non ha mai tradito la fiducia degli operai....

Avellino.  

Per far comprendere alle nuove generazioni che cosa è stata l'Isochimica bisogna partire dalla forza imperturbabile costituita dall'ignoranza. Nei primi anni ottanta un militante di Democrazia proletaria, poco più che trentenne, si aggirava davanti i cancelli dell'Isochimica cercando di informare gli operai sui pericoli derivanti dall'amianto.

Giovanni Maraia da quei cancelli inizierà un viaggio durato più di 30 anni segnati dalla sofferenza e dalla tenacia di chi non ha mai tradito la fiducia degli operai.

Un storia tristissima che Ariano in Movimento intende ripercorrere oggi in sua memoria. Superata l'iniziale diffidenza dei padri di famiglia che non volevano morire di amianto pur sapendo di correre il rischio di morir di fame, iniziò la dura lotta per garantire condizioni di lavoro rispettose della salute. Sfogliando i faldoni prodotti da Maraia sull'Isochimica si ritrovano le foto che ritraevano gli operai con fazzoletti di stoffa per coprire il naso e la bocca dall'amianto che li ricopriva dai capelli ai piedi.

Se da una parte c’era l’omertà irpina, non bisogna dimenticare che dall’altra parte quella lotta era talmente avanzata nell’Italia di allora da attirare l’attenzione di esperti di fama internazionale come lo scienziato Cesare Maltoni, Direttore dell’Istituto di Oncologia di Bologna, Direttore del Centro Bolognese per la Prevenzione, la Diagnosi dei Tumori e la Ricerca in Oncologia e fondatore del Centro Oncologico Ramazzini.

Cesare Mattoni volle incontrare Maraia e gli operai complimentandosi con loro per aver posto agli occhi dell’opinione pubblica e della politica il pericolo costituito dalle fibre di amianto. Quindi Avellino è vero che è la città dove di questo argomento non si doveva parlare per non infastidire le Ferrovie dello Stato, nonostante lo Stato allora contava illustri irpini a proprio servizio, ma è giusto ricordare che è stata anche la città che ha dato i natali alla lotta nazionale contro l’Amianto e dove si è generata quella spinta propulsiva che ha condotto alla promulgazione della legge n.257 del 12 Marzo 1992.

Nell'intervista, registrata a settembre 2015, Giovanni Maraia sottolineò il disinteresse per la grave questione dimostrato dalla comunità, specialmente dei rappresentanti politici e dei sindacati. Prova di questo disinteresse sono stati: la mancata bonifica, la mancata sorveglianza sanitaria, la mancata ricerca dell'amianto interrato illecitamente sul territorio.

Vennero evidenziate le gravi responsabilità di Ferrovie dello Stato, dell'imprenditore Elio Graziano, dell'Asl, del Comune di Avellino, del Ministero dell'Ambiente, di rappresentanti politici e sindacali.

Maraia così affermava: “La popolazione di Borgo Ferrovia deve essere protagonista, avendo subito un danno di carattere morale, psicologico, mancando ad essa la tranquillità di vivere in un ambiente sano. Poi più in generale la collettività di Avellino deve mostrarsi capace di un coinvolgimento attivo, in maniera tale che questa non rimanga solo una iniziativa di carattere giudiziario, ma diventi una iniziativa di carattere sociale”.

Il processo che vede tra gli imputati le Ferrovie dello Stato è un risultato storico che Giovanni Maraia continuerà a seguire con molta attenzione grazie agli occhi e la volontà dei membri dell’Associazione Ariano in Movimento, a partire dal figlio Gigi cresciuti nel suo esempio e attivi nel continuare le sue lotte.

E conoscendo Giovanni, oggi ci avrebbe telefonato per dirci grazie, perchè su questa amara e triste vicenda affermava sempre, spegnere i riflettori e l'attenzione mediatica sta a significare, morire due volte.

Gianni Vigoroso