di Siep
Antonio, 60 anni e una vita divisa in due. Il passato e un presente. Alle spalle un'impresa del settore meccanico ora chiusa, nessuna famiglia che lo assista. E una casa lasciata chiusa. In un paese, in provincia. Vive ad Avellino da tre anni nella sua Fiesta color amaranto, in giro per la città. Lo abbiamo visto in via De Gasperi, ora in via Lorenzo Ferrante, davanti la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Sopra la rampa. Ora è fermo. Vive davanti ad una chiesa, in collina. Ci siamo quasi abituati, a guardarlo. Passiamo in auto e guardiamo. Sbirciamo, per capire, interrogandoci, chiedendoci cosa faccia, come faccia a vivere in quell'auto. Lo vedono tutti, passando o vivendo nel quartiere. Tante le domande. Ma pare, forse, voglia farsi vedere. O forse no. Antonio e le sue cose stipate in un'auto e tutt'intorno. No, non è una presenza discreta. Sembra gridare "aiuto" quell'auto piena zeppa di cose dentro e fuori, appese, poggiate, sistemate. Tutt'intorno Sembra volersi far vedere.
I panni che stende sulle siepi. Oggetti sistemati, con criterio e necessità fuori. Il rogo del cassonetto avvenuto a pochi metri dalla sua casa che è un'auto è solo un particolare in una vita di disperazione. Gelo, paura, rischi. Ogni giorno è la strada a decidere. Antonio vorrebbe un garage: "Posso pagare 100 euro al mese".
Ma ieri sera ha preso fuoco un cassonetto a pochisiimi metri da lui. E' la vita in strada a riservare pericoli. L'imprevedibile che accade. Il gelo che arriva, come il fuoco che brucia. Vivere in strada. Ecco cosa accade o potrebbe accadere. Tutto e niente. Ma quella Fiesta Amaranto non è presenza discreta. Panni stesi intorno, siepi affollate da buste o scarpe. Cosa capire o fare? Chissà. Intanto nella notte di Natale ha consumato il suo pasto sul cofano della sua auto e a pochi metri un cassonetto bruciava. Tutti si pongono domande su quanto fatto o da farsi, ma il dato certo resta la necessità di dare risposte a chi ne ha bisogno. Comunque. La scelta è individuale ma fino a che punto? Rifiuti bruciavano lungo una strada in collina e, in quella auto, Antonio dormiva. Non una questione di decoro ma di necessità e civiltà. Non di Antonio, ma nostra. Il cassonetto che brucia è una contingenza, un fatto che avviene in una strada, come tante. Come potrebbe accadere altrove. Ma vivere in strada non può essere "normale". Il buonismo non c'entra. C'entra la scelta di una comunità che non aiuta ma risolve. O almeno ci prova.
