Giacomo mi disse: papà, io devo morire. Non arrendetevi

Il ricordo di Giacomo Del Mauro nelle parole di suo padre. Ascolta il suo racconto...

Poi è iniziata la crociata per salvare la memoria di Giacomo. Prima l'intitolazione del Palazzetto dello Sport. Oggi l'istallazione di un'opera per ricordarlo. Proprio all'ingresso dell'edificio.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

«Abbiamo fatto tutto io e mia moglie. Con Giacomo è sempre stato così. Anche per le commemorazioni precedenti. Ricordo ancora quando chiesi di aggiungere al Palazzetto dello Sport il nome di mio figlio». Mario Del Mauro è anziano ma lucidissimo. La sua voce vibra dell'emozione. La vita trent'anni fa lo ha obbligato a compiere la scelta più drammatica per un genitore: seppellire suo figlio.  (Clicca sulla foto di copertina. Ascolta il signor Mario. Un discorso davvero profondo e toccante)

Poi è iniziata la crociata per salvare la memoria di Giacomo. Prima l'intitolazione del Palazzetto dello Sport. Oggi l'istallazione di un'opera per ricordarlo. Proprio all'ingresso dell'edificio.

Racconta: «Ho chiesto io al maestro Vallifuoco di realizzare l'opera per Giacomo. Tutto a spese nostre: paghiamo io e mia moglie. Vorrei che un giorno le istituzioni si attivassero spontaneamente. Anche perché l'insegnamento di Giacomo è sempre attuale».

E rivolto ai giovani. Gli stessi ragazzi ai quali Giacomo ha dedicato la sua vita di allenatore. Nonostante la sedia a rotelle, a bordo campo era una tigre. Una grinta affiancata a una signorilità fuori dal comune. Il collega di Telenostra Ottavio Giordano lo ha ribattezzato “il Van Basten della pallamano”.

Mario ha le lacrime agli occhi: «Giacomo diceva di non arrendersi mai. Anche quando quell'incidente lo ha condannato alla paralisi permanente. Fu allora che mi disse: “Papà, non farti troppe speranze. Non vivrò più di dieci anni. Ma non voglio abbattermi, non farlo neanche tu”. Questo vorrei che fosse il suo contributo. Insegnare ai giovani a non buttarsi via. Con droghe e comportamenti che li portano alla distruzione».

Un messaggio bellissimo. Al quale Ottopagine e Ottochannel volentieri danno eco. Le istituzioni, il comune e la Sidigas Scandone, si impegnino concretamente per ricordare Giacomo. 

Non limitandosi ai patrocini morali o alle commemorazioni. Creino un museo nel quale ricordare i successi e la sua storia. Basta un piccolo spazio, magari proprio all'ingresso del Palazzetto. Quei premi sono più che semplici trofei di metallo. Si tratta di emblemi di una sfida vinta in primo luogo con la vita.

E poi facciamo a Giacomo il regalo più bello. Ricordiamoci degli sport così “detti minori”. Trovando spazi adeguati. Quegli sport rappresentano la salvezza per tanti giovani. Li formano.

A volte li tolgono dalla strada salvando loro letteralmente la vita. Sport che meritano rispetto. Solo così Giacomo sarà davvero ricordato.

(Ascolta anche le parole del professore Franco Capolupo che ha ricordato Giacomo così. Un discorso bellissimo)