«Tonino non si inginocchiò mai». Avellino ricorda Di Nunno

Oggi la commemorazione. A due anni dalla scomparsa. Amici di ieri e di oggi. Ascoltali...

Chiesa Santa Maria di Costantinopoli. Centro Storico di Avellino bagnato dalla pioggia. Oggi si ricorda il sindaco Tonino Di Nunno. Primo cittadino del capoluogo irpino dal 1998 al 2004.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

«Non si è mai piegato, soprattutto di fronte agli uomini grandi. Che io reputo i più piccoli. Altro che poteri forti, Tonino era così. Quando gli hanno spezzato le gambe non c'era nessuno. Ora la città ha solo quello che merita». Le parole dure ma sincere di Rosanna Rebulla. (Clicca sulla foto di copertina. Guarda il servizio di Ottochannel del collega Angelo Giuliani).

Parole che raccogliamo sulle scale della Chiesa Santa Maria di Costantinopoli. Centro Storico di Avellino bagnato dalla pioggia. Oggi si ricorda il sindaco Tonino Di Nunno. Primo cittadino del capoluogo irpino dal 1998 al 2004.

Due anni sono passati dalla sua scomparsa. Due anni nei quali è successo di tutto. A partire da un processo di perdita dell'identità. Un buco nero nel quale Avellino è precipitata da almeno dieci anni. C'è chi dice, proprio da quando Tonino se n'è andato.

Io e il collega Angelo Giuliani, autore del servizio di Ottochannel, arriviamo molto presto. La messa inizia alle 18.00. Noi siamo lì dalle 17.20. E possiamo osservare il corteo di amici e conoscenti di Di Nunno che arrivano alla spicciolata.

La Rebulla e Antonio Gengaro sono fra i primi. Segue il sindaco Paolo Foti che preferisce non rilasciare dichiarazioni.

E Lello De Stefano, un altro dei fedelissimi di Di Nunno. Uno dei trombati dall' "operazione canaglia", quella macchinazione che portò all'allontanamento del sindaco.

E condannò Avellino.

Raccogliamo qualche intervista di chi lo conosceva.

Lello De Stefano: «Quando conobbi Antonio, ero un ragazzo. Ci candidammo insieme. Tonino è stato un riferimento continuo. Gli incontri al bar che lui frequentava con gli amici. Le parole di sostegno nei miei momenti di difficoltà. La sua energia. Di Nunno era un uomo che amava la città. Profondamente. Come se Avellino fosse una sua creatura. Di lui ammiro la devozione assoluta alla città e il coraggio di andare avanti senza fermarsi mai»

Emozionato e raffreddato Antonio Gengaro: «Tonino ha sempre avuto l'ambizione di proiettare Avellino su una dimensione regionale e nazionale. Voleva collegare Avellino a Napoli e Salerno. Ha “bloccato il cemento” ad Avellino. Ha detto tanti no che gli sono costati tanto. Ma lui era così: onesto sopra ogni cosa».

Tanti i volti noti in città accorsi a salutare Di Nunno. Gli amici di un tempo. I compagni dell'avventura politica. Ma anche conoscenti e curiosi. Scorgiamo fra gli altri: Nunzio Cignarella, Pietro Mitrione, Franco Festa, Luca Cipriano. C'è anche qualche ragazzo. Per il saluto a un sindaco che come pochi seppe unire diverse generazioni.

Intorno a un sogno di un'Avellino diversa e più ambiziosa. Grandi aspettative poi purtroppo disintegrate dagli eventi e dai protagonisti che sono venuto dopo.