Immigrati nel convento. «Poveri loro, noi qui siamo già morti»

Avellino, previsti ottanta arrivi. «Andremo via dopo 12 anni di attività»

Siamo qui per raccogliere i pareri degli abitanti del quartiere sull'arrivo degli ottanta immigrati che dovrebbero essere trasferiti da Comuni della Provincia. E trovare asilo nel convento delle suore Stimmatine a Corso Umberto.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

«Dopo dodici anni non rinnoveremo il nostro contratto. Abbiamo deciso di andar via. Questo quartiere è stato abbandonato. E non c'entrano certo gli immigrati che devono arrivare. Mi dispiace per loro, non troveranno nulla. Qui a volte manca perfino l'illuminazione» Lo sfogo sentito è della titolare di un'agenzia di viaggio avellinese a Corso Umberto.

Siamo qui per raccogliere i pareri degli abitanti del quartiere sull'arrivo degli ottanta immigrati che dovrebbero essere trasferiti da alcuni comuni della Provincia. E trovare asilo nel convento delle suore Stimmatine. Poco distante dall'attuale sede della polizia municipale. L'ex convento dovrebbe essere affidato alla società vincitrice di un bando per l'accoglienza realizzato dalla Prefettura. 

A Corso Umberto inciampiamo in storie di ordinaria anormalità. In quel ritaglio di città, da Piazza Castello a Borgo Ferrovia, dove fare commercio è difficile. Quasi impossibile.

Capitiamo nell'agenzia per sfuggire alle pioggia battente. Le due donne che ci accolgono sono molto gentili. Ci offrono un caffè. 

Poi comincia l'amaro racconto: «Qui le amministrazioni ci hanno dimenticato da almeno dieci anni. Vedi quell'aiuola lì? Abbiamo dovuto “metterci” il gradino a spese nostre. Era un'altra barriera. Ci avevano promesso che sarebbe stata sostituita da una rotonda. Ma figurati!»

Il caso di questa attività è emblematico perché prescinde dalla posizione fisica del negozio: «I nostri clienti non capitano qui per caso. Utilizziamo molto internet con le prenotazioni online. E, spesso, chi si affeziona poi ritorna. Ma non vale pagare le tasse per stare in un luogo simile. Avevamo lasciato il centro città per scommettere su questa zona. Abbiamo insistito quando la situazione si faceva dura. Ora ci sentiamo di dire che è stato un errore».

Una situazione comune a tanti esercenti della zona. Basta procedere lungo via Francesco Tedesco e poi continuare per via Circumvallazione. Una moria di attività. 

Ovunque spuntano cartelli di resa: “Affittasi”, “Vendesi”.

Quello che doveva essere uno dei fiori all'occhiello della città è un cimitero a cielo aperto. Piazza Castello cantierata, stessa sorte per la "Collina della Terra" e il Duomo. Dove un labirinto di transenne accompagna il turista alla scoperta delle occasione sprecate.

Un viaggio che trova degno epilogo nel centro storico. Lo “Stretto”, un tempo pullulante di vita, ora è un deserto. Con la Dogana eterno cantiere.

A questo quadro si somma l'assenza di parcheggi, problematica endemica in città. 

Quello in cui ci troviamo è un angolo che dovrebbe rappresentare il centro culturale di Avellino: con il teatro Gesualdo e il Conservatorio. Due “cattedrali nel deserto”. Un deserto dal quale tutti sembrano voler fuggire. E al più presto.

Se hai un disservizio o una storia da segnalare invia le tue segnalazioni alla mia mail: fantucchioandrea@gmail.com o sulla mia Pagina Facebook "FantucchioandreaGiornalista".

Puoi anche scrivere a: redazione.ottopagine@gmail.com o a ottochannel.tv@gmail.com. O alle nostre pagine Facebook: "Ottopagine", "Ottopagine Avellino", "Ottopagine Benevento", "Ottopagine Napoli".