Sembrava il terremoto, invece era il bus che si schiantava

Strage di Acqualonga. In tribunale un testimone e il perito della Procura: «Pneumatici differenti»

Questo uno dei tratti salienti emersi dalla relazione di oltre millecinquecento pagine del perito della Procura di Avellino, Alessandro Lima.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

Il bus precipitato nel 2013 dal viadotto di Acqualonga era una trappola che viaggiava a 100 km orari verso la morte. Questo uno dei tratti salienti emersi dalla relazione di oltre millecinquecento pagine del perito della Procura di Avellino, Alessandro Lima. Ascoltato questa mattina in tribunale. 

(Clicca sulla foto di copertina e guarda il servizio di Ottochannel a cura del collega Angelo Giuliani. Montaggio di Matteo Piscopo)

Dopo la deposizione del testimone Vincenzo Tommasini.  Guidatore dell'auto che per prima impattò quello che è stato ribattezzato “il bus della morte”.

Tommasini racconta di aver sentito un rumore metallico, come di un treno. Quindi un boato da terremoto. E poi un impatto violentissimo, prima che la moglie fosse sbalzata fuori dall'abitacolo. La donna non riportò gravi danni.

Nella relazione di Lima emerge che tre dei quattro pneumatici del bus erano fra loro differenti. E che i bulloni staccatesi dal giunto cardarico avevano compromesso il sistema di frenata. 

Poi il bus era precipitato giù dal viadotto dell'Acqualonga. E causato la strage dei quaranta pellegrini di Pozzuoli che erano di ritorno da una gita a  Pietralcina.

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