Il nuovo vescovo? Spero che utilizzi preti che sono in trincea

Don Vitaliano, ex prete no global: i veri cambiamenti nella chiesa possono partire solo dal basso

Avellino.  

di Pierluigi Melillo

“Cosa mi aspetto dal nuovo vescovo di Avellino? Niente”. Come al solito don Vitaliano Della Sala, l'ex prete barricadero che guida la difficile parrocchia del borgo di Capocastello a Mercogliano, esprime un giudizio che lascia il segno. Ma spiega: “Non vorrei essere cattivo, ma sono anni che non mi aspetto alcun cambiamento dai vertici della chiesa. La verità è che Papa Francesco è una bellissima eccezione ma i veri cambiamenti nella chiesa possono arrivare solo dalla base. Certo, mi auguro che il nuovo vescovo sia una persona accogliente e che soprattutto sappia utilizzare i sacerdoti che sono sul campo. Spero che si possa costruire una chiesa locale così come ci ha insegnato Gesù”.

- Intanto, c'è da fare i conti con l'emergenza migranti. E l'Italia potrebbe chiudere i porti. Che segnale sarebbe?

“Significherebbe lasciare i profughi in mare, non è la soluzione giusta. Forse questa posizione serve a fare pressione in Europa perché è qui che arrivano i barconi dei disperati. Con un pò di soldi cercano di farci stare zitti, ma non è giusto sfruttare queste situazioni come fanno alcuni partiti o le cooperative. E' nostro dovere dare una mano a queste persone, se lo facessimo nei loro paesi sarebbe l'ideale”.

- Qualche anno fa nella tua parrocchia Gesù nacque su un gommone. Ma la situazione non è migliorata.

“Noi per la verità già a Genova nel 2001 a G8 parlavamo dei rischi della globalizzazione. Non fummo ascoltati. Anzi, fummo aggrediti in maniera sproporzionata dalle forze dell'ordine. Non me la prendo con gli agenti che certo avrebbero potuto dare meno manganellate. Ma il problema era di chi li guidava. Hanno voluto spegnere con la violenza quella protesta che metteva sul tavolo proposte serie. E dopo 17 anni siamo a questo scontro di civiltà di cui non si vede la fine...”.

- Ma i centri di accoglienza sono ormai al collasso. Come se ne esce?

“C'era da immaginarselo. Ho il timore che tutto questo diventi carne sul fuoco delle destre e che si finisca per fare politica da quattro soldi. Bisogna organizzarsi e coinvolgere i paesi dell'est come la cattolica Polonia”.

- Ma intanto bisogna fare i conti con i sindaci pronti alle barricate contro l'arrivo dei profughi.

"Capisco i problemi che possono nascere nelle piccole comunità ma io vivo a Sant'Angelo a Scala dove ci sono poco meno di 600 abitanti. E l'unico problema è vedere persone di colore che girano in paese, ma non danno alcun fastidio. Certo, dobbiamo interrogarci su cosa fargli fare ma i sindaci invece di fare polemiche dovrebbero affrontare le difficoltà e risolverle. Ma non per cavalcare le proteste solo per qualche voto in più. Insomma né i prefetti devono imporsi in maniera fascista né i sindaci devono alzare le barricate”.

- Guidare una parrocchia è sempre più difficile. Voi preti siete spesso lasciati al vostro destino com'è capitato a don Luciano Gubitosa, il parroco di San Ciro vittima di scritte infamanti e anonime lasciate sul sagrato della chiesa. Che sta succedendo?

“Intanto, la mia solidarietà a don Luciano. Ne so qualcosa di cosa si passa. Anche a me hanno bruciato il portone della chiesa a Sant'Angelo a Scala e ultimamente hanno messo un cartello minaccioso davanti alla chiesa di Capocastello. Ma non dobbiamo nasconderci, noi preti dobbiamo portare allo scoperto queste situazioni e confrontarci. Molti fedeli sono stati abituati a protestare di nascosto. Anche il nuovo vescovo Aiello dovrebbe aiutare le persone a comprendere che nella chiesa c'è spazio per tutte le idee. Ma sono episodi da condannare e che creano un inutile allarme”.

- Il Papa, intanto, continua a lanciare segnali alla società civile per un reale cambiamento. Eppure c'è chi critica i suoi interventi.

“Il Papa fa il suo mestiere. Chi lo critica sono quelli che ci vorrebbero davanti al tabernacolo dalla mattina alla sera. Stiamo anche lì a pregare ma poi facciamo altro. Paghiamo le bollette ai poveri, siamo tra i disoccupati. Questo significa fare il prete: lavorare nel concreto, nella realtà che vediamo attorno a noi. Questo Papa è stato un dono dello Spirito Santo. Peccato che ci siano alcuni vescovi che lo criticano ma solo di nascosto e in pubblico dicono di sostenerlo. Ecco la chiesa per cambiare davvero dovrebbe liberarsi di questa ipocrisia che impedisce a molti di uscire allo scoperto”.

L'intervista integrale a don Vitaliano Della Sala è on demand sul sito di Otto Channel canale TV 696

(http://www.ottochannel.tv/ondemand/11/1383/migranti-la-denuncia-di-don-vitaliano-della-sala.shtml)