di Andrea Fantucchio
«Padre Pio mi ha tenuta in braccio quando avevo tre quattro anni: i miei genitori mi hanno portato da lui in lacrime. Ero piccola e malata di poliomielite: me lo ricordo bene». La donna che parla al nostro microfono si commuove. Si ferma un attimo, poi continua a raccontare. (Clicca sulla foto in alto e guarda il servizio video realizzato con la preziosa collaborazione del collega Angelo Giuliani)
«Da allora – ci dice – non ho mai smesso di essere devota a Padre Pio. Certo, vengono sempre prima il Signore e la Madonna (sorride ndr.). Ma a San Pio voglio particolarmente bene».
Oggi a Valle c'è un via vai di gente diretta in Chiesa dove sarà esposto, fino al tardo pomeriggio, un guanto di Padre Pio. Reliquia giunta ieri, alla presenza del nuovo vescovo di Avellino: Arturo Aiello che venerdì pomeriggio si è presentato alla città.
Stamattina in piazza, ci sono persone di tutte le età. Genitori che portano per mano i figli: ne vediamo di molto piccoli. Pensare che tanti di questi padri e di queste madri non abbiano mai conosciuto di persona Padre Pio, eppure non solo gli sono fedeli, ma ne tramandano il culto ai propri figli in un ideale testamento di narrazione orale che in un mondo come quello attuale, così abile a spezzare le certezze, sopravvive e si colloca come anello di congiunzione fra le generazioni e le epoche.
Ne sono la testimonianza i presenti che si fermano qualche minuto a discutere con noi. Ognuno con il suo piccolo miracolo o ricordo da condividere affinché un'altra persona conosca la grandezza di Padre Pio e magari inizi a credere: come a suo tempo è toccato a ognuno di loro.
«Mio marito – ci dice una donna – ha avuto un infarto. Siamo andati a Pietrelcina ed è guarito: chiamatelo pure come volete: per me è fede».
«Io ho rischiato di perdere mia figlia – racconta una madre – è accaduto poco dopo la sua nascita. I medici avevano perso le speranze. Io ho pregato, mi sono rivolta a Padre Pio, e dopo qualche tempo le condizioni della mia piccola sono migliorate. In nove giorni era guarita».
Se il miracolo rappresenta l'evento straordinario che squarcia il velo delle certezze e finisce per donare nuovi occhi a chi ha avuto la fortuna di viverlo, la preghiera è il solido ponte da attraversare quotidianamente per raggiungere un'isola di tranquillità.
«Io non chiedo nulla – ci dice un uomo sorridente – mi basta guardare la foto di Padre Pio per sentirmi sereno. C'è dono più grande di questo? Della serenità in un periodo così difficile per tutta l'umanità? Io non so spiegarlo. Mi basta meditare osservando quel volto per dimenticare tutte le mie preoccupazioni: i soldi che sono pochi, il futuro incerto che vedo per i miei figli, le difficoltà di tutti i giorni»
Molto profondi i commenti delle madri che dedicano ogni preghiera ai propri figli affinché, attraverso l'intercessione di Padre Pio, il Signore possa illuminare il loro cammino.
«Prego per i miei tre figli – sorride una signora – per uno in particolare. Non faccio certo distinzioni, però ora lui ha più bisogno. E' una pecorella smarrita e il Signore, si sa, cerca sempre le sue pecorelle smarrite e le riporta all'ovile. Sono certo che Padre Pio ci darà una mano».
La Chiesa di Valle è gremita, sono tutti in silenzio: si percepiscono le vibrazioni di una fede resa ancora più potente dalla condivisione collettiva di un momento che sembra dilatarsi a dismisura: trattenuto a fatica in uno spazio così resto e forse, anche per questo, ancora più potente.
«Preghiamo – recita – come ci ha insegnato il Signore».
Il miracolo rivive ancora.
