di Andrea Fantucchio
«L'Irpinia non ha più strutture per accogliere i migranti: ora pensiamo anche a camping e aree mobili da allestire con i servizi essenziali». Le parole del Prefetto di Avellino, Carlo Sessa, descrivono il momento delicatissimo che la provincia di Avellino sta vivendo rispetto ai flussi migratori. (Clicca sulla foto in alto e guarda il servizio video)
Strutture piene, sovrannumero di migranti: oggi siamo a 2227, si pensa di ricorrere alle tendopoli per i prossimi arrivi.
«Purtroppo – spiega Sessa – siamo davvero a limite: e alcuni comuni hanno superato la capienza prevista dei numeri Anci (Associazione nazionale comuni italiani) . I Carabinieri stanno perciò valutando l'ipotesi di alcune aree esterne alle città».
Per quanto riguarda Avellino, la situazione non è differente, resa emblematica dagli ultimi arrivi collocati nel Convento delle Suore Stimmatine a Corso Umberto I.
«Sono 123 i migranti ospitati nella struttura: vale a dire il numero massimo. Una situazione, come dicevo, non diversa da tanti altri comuni della provincia».
L'ente di Governo, guidato da Sessa, col settore preposto coordinato dalla dirigente Elvira Nuzzolo, sta cercando soluzioni alternative per rispondere all'emergenza. Non si escludono contatti con il clero e le realtà che gravitano intorno alla Chiesa.
«Devo – ha spiegato Sessa – ancora incontrare il nuovo vescovo Arturo Aiello. La Caritas si è dimostrata molto utile nella gestione dei migranti. Anche se non potremmo usufruire di posti letto, saranno essenziali nell'erogazione di altri servizi, a partire dei pasti destinati ai migranti».
Ciò che è venuto fuori dalla chiacchierata di questa mattina è che la Prefettura sta facendo davvero l'impossibile per gestire una situazione prossima all'esplosione.
Le ragioni? Ne abbiamo ampiamente discusso. Offriremo comunque al lettore un riassunto di poche righe corredato da utili link: qualora voglia approfondire l'argomento.
In Irpinia l'accoglienza realizzata finora non è adeguata: ci sono comuni con sovrannumero di migranti e altri che non hanno nemmeno uno. Inoltre, sono pochissimi i modelli di gestione controllati dai Comuni (Sprar) (Qui un modello irpino di integrazione premiato dal Papa), la maggior parte dei progetti sono tutti in mano a privati e cooperative. Così, capita spesso, che proprio i privati offrano servizi scadenti agli immigrati e spingano per un numero di arrivi sempre maggiore che va di pari passo con l'aumento dei contribuiti presi per ogni singolo migrante. Molti dei pocket money (30 euro per ogni immigrato) vanno nel portafoglio delle sole cooperative. Insomma, un vero affare, per giunta legalizzato. Con le conseguenti proteste delle comunità dei paesi ospitanti.
Questo senza tenere in conto i problemi che sono all'origine degli sbarchi: i migranti che salgono sui barconi non sempre sono davvero in fuga dalla guerra. Aggiungeteci le Ong (Organizzazioni non governative) che spesso, come accaduto ultimamente a Salerno, salvano gli immigrati in acque straniere e poi li "scaricano" in Italia.
Insomma, un cane che si morde la coda: e anche la Campania sta pagando il suo prezzo.
