di Simonetta Ieppariello
Una messa speciale. Un'omelia che è arrivata dritta al cuore dei fedeli, che si sono riuniti nella cappella dell'ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino. A celebrarla monsignor Arturo Aiello, vescovo di Avellino.
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Il prossimo 16 novembre ci sarà la festa liturgica di San Giuseppe Moscati e per l'occasione nella cappella è stata esposta alla venerazione dei fedeli una reliquia del Santo. Tenerezza e speranza, teologia e filosofia, poi la musica a scandire come sempre le messe del monsignore che riesce a parlare diretto al cuore dei fedeli.
Una messa concelebrata dal Vescovo con padre Luigi Iandolo, insieme agli ammalati, nella cappella della Città Ospedaliera “San Giuseppe Moscati”, al quarto piano del polo sanitario. Monsignor Arturo Aiello dopo aver visitato in forma privata l’Ospedale, nelle scorse settimane, ha accettato l’invito arrivatogli da don Luigi Iandolo e don Cristoforo Kruc ribattezzati «Pastori di una “parrocchia speciale”». Alla celebrazione hanno preso parte i vertici dell’azienda, con il manager Angelo Percopo, medici, infermieri, personale sanitario e amministrativo. La sua lunga omelia ha parlato della necessità di un ritorno autentico e forte ad una umanità vera, risorsa necessaria per superare le criticità drammatiche che la società ci impone. Ma a fine messa prima di benedire fedeli, volontari, medici e malati Aiello ha stupito e conquistato la platea, rompendo gli schemi da protocollo sacro e invitando un malato ad intervenire. Lui, Salvatore, nella cappella era arrivato in sedia a rotelle. Proprio lui nei momenti più solenni della celebrazione con forza e tenacia per amore del Signore si è alzato e inginocchiato. «Tu, Salvatore, sei il simbolo della fede e della speranza. Ecco, Salvatore, avrei voluto lasciare tutto e abbracciarti, è stato un segno cristiano forte il tuo, un simbolo di fede anche nella sofferenza, che è servito da lezione a me e spero a tanti altri». Il vescovo a fine messa ha parlato con l'uomo, simbolo di una umanità sofferente che vive il suo tempo di cura e dolore al Moscati. Poche parole, poi una carezza a cui gli ultimi fedeli presenti hanno assistito commossi.
«Ci troviamo in una struttura d’eccellenza, sia nella struttura che per le prestazioni - ha dichiarato Aiello ai cronisti dopo la messa -. Ci lamentiamo sempre. E' bene rimarcare quanto di buono ed efficace viene realizzato. E' bene sottolinearlo e ricordarlo. Ma non basta la competenza per guarire, c’è bisogno di umanità. Una testimonianza, questa, che proprio San Giuseppe Moscati ha portato avanti nella sua professione. Un esempio straordinario di competenza, capacità e straordinaria umanità e vicinanza al malato».
Il Vescovo Aiello che da sempre con prediche e messaggi invita i fedeli al bello e alla vita è stato intervistato anche in merito al dolore, un concetto ineludibile in un luogo come l'ospedale.
«Il dolore è un elemento di vita. Faccio riferimento – spiega Aiello – a quei cancri senza sintomi che si scoprono quando sono già esplosi. Questo è un esempio, in negativo, di una malattia dove il dolore è assente. Quindi il dolore diventa un campanello di allarme, un segno di vita: normalmente percepiamo il dolore sempre negativamente, in realtà sentire dolore è sentirsi vivi».
Prima di lasciare l’Ospedale il Vescovo ha fatto visita ad alcuni ammalati, incontrando, tra gli altri, anche il ragazzo coinvolto nella lite di Halloween. Le condizioni del giovanissimo ventenne di Salerno migliorano lentamente. Dopo giorni di ricovero nel reparto di terapia intensiva è ora ricoverato nel reparto di neurochirurgia.
Momenti intimi e di grande raccoglimento che il monsignore ha vissuto scortato da componenti dell'associazione volontari e qualche medico e infermieri. Gioia e commozione dei malati nel vedersi arrivare in stanza un ospite così speciale.
