Appena votata la cessione del teatro, è già pronto il ricorso

Quattordici voti favorevoli alla cessione all'esterno, ma c'è chi è già pronto a impugnarla...

appena votata la cessione del teatro e gia pronto il ricorso

Il consigliere d'opposizione Dino Preziosi ha segnalato l'irregolarità: dopo che ieri era caduto il numero legale, non si poteva a suo dire procedere col voto. Bisognava invece fissare la trattazione dell'argomento per una nuova seduta.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

La cessione all'esterno della gestione del teatro “Carlo Gesualdo”, votata stasera in consiglio comunale, potrebbe essere impugnata. A mezz'ora dal voto, infatti, è già pronto il ricorso delle opposizioni guidate dagli agguerriti Dino Preziosi e Giancarlo Giordano.

Vi spieghiamo tutto.

Oggi, in quattordici, hanno votato per la delibera di esternalizzazione della gestione del teatro: partner da definire, in seguito a una gara d'appalto, per i prossimi due anni.

Per Preziosi, la votazione non poteva esserci. Dopo che ieri era caduto il numero legale, bisognava ritrattare la questione in un'altra seduta. Secondo l'articolo citato, possono essere affrontati in II convocazione gli argomenti all'ordine del giorno non discussi per mancanza del numero legale. Mentre, ieri, l'esternalizzazione del teatro era stata già trattata in aula. Insomma, se Preziosi avesse ragione, la votazione di stasera sarebbe illegittima.

A suffragare quanto affermato dal consigliere d'opposizione, cinque sentenze del Tar. Rischiamo quindi di rivedere, con le dovute proporzioni, un bis di quanto accaduto con la nomina del comitato di gestione. Anche quella volta, un atto illegittimo, che aveva innescato una polemica tale da spingere il sindaco a meditare le dimissioni.  Oggi, probabilmente non si arriverà a tanto. Ma la figuraccia, l'ennesima, rischia di essere dietro l'angolo. Anche perché il segretario generale, Riccardo Feola, si è espresso invece favorevolmente sulla votazione di stasera.

Domani intanto le opposizioni saranno dal Prefetto, Maria Tirone, per ribadire il proprio dissenso.