I centri storici più redditizi: ecco boom e flop in Campania

Un'indagine che fa riflettere: c'è chi ha investito bene e chi invece è "fermo al palo".

Su Napoli e Salerno, giù Avellino e Benevento. Ecco chi ha saputo guardare lontano e chi è ancora in cerca di una sua identità.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Hai una casa al centro storico e ti chiedi: «è un ottimo investimento o mi conviene venderla al più presto?»  Su questo e altri aspetti si è focalizzata una recente indagine dell' Ancsa–Cresme (associazione nazionale centri storico artistici). Poi finita anche in un'inchiesta de «Il Sole 24 ore» uscito in edicola ieri. Diversi i risultati inaspettati, anche in Campania.

Il valore immobiliare residenziale del centro storico di Napoli, ad esempio, supera quello di città molto più pubblicizzate come Bologna e Venezia. Il capoluogo partenopeo si piazza infatti sul podio con Roma e Milano. A testimonianza dell'attenzione mostrata dall'amministrazione De Magistris sulla conservazione e valorizzazione di beni e attività dell'area storica.

Ma anche Salerno fa la sua figura, con un dignitosissimo diciannovesimo posto. Davanti a città come Bergamo e Prato che invece, rispetto agli altri anni, hanno subito uno forte spopolamento. E un conseguente calo del valore edilizio rispetto alle medie nazionali. Un dato negativo che va di pari passo con la mancanza di investimenti e iniziative rivolte alla valorizzazione dei centri storici.

Meno bene Avellino (62esimo posto) e Benevento (78esimo). Nel primo caso, come spiegato  dal giurista d'impresa Pasquale Anzalone, «La città paga l'incapacità di salvaguardare il patrimonio esistente e di vivacizzare l'offerta culturale e amministrativa dei luoghi».

Oggi invece il centro storico del capoluogo irpino è la cartina di tornasole di un piano di valorizzazione urbanistica poco chiaro. Almeno negli ultimi quindici venti anni. I monumenti cantierati, su tutti la Dogana, uniti all'incapacità di valorizzare manifestazioni turistiche che incentivino la collaborazione con le tante realtà associative e culturali della città, si riflette nell'abbandono del centro storico. 

A Benvento, il patrimonio storico-culturale andrebbe  inserito in un più vivace piano di valorizzazione. Un pacchetto di eventi e iniziative studiato con imprenditori, esperti di marketing, associazioni, per valorizzare ulteriormente l'anima storica della città.

Come evidenziato dall'inchiesta de «Il Sole 24 ore», la valorizzazione dei centri storici può rappresentare un grande investimento in un periodo di forte congiuntura economica. A condizione che si sappia come fare. Oltre alla lungimiranza amministrativa è infatti necessario un percorso mirato da parte di attività ed esperti del terzo settore.

Esempi come la Puglia sono emblematici in questo senso. Una regione, un tempo fanalino di coda dell'economia turistica italiana, che ha saputo rialzarsi e ripartire. Grazie a investimenti oculati sulla formazione (esperti di marketing e nuovi servizi digitali) affiancati alla capacità di valorizzare l'esistente: patrimonio naturalistico, storico ed artistico. Con il fiorire di attività ricettive, come Bad and breakfast o agriturismi, spesso affidati a giovani preparati riuniti in cooperative agevolate da politica e burocrazia. Tutto inizia da una visione. Cosa si vuole raccontare e come farlo in modo coerente: c'è chi si è già mosso e chi invece è ancora fermo al palo.