Candelora. «Essere femmeniello, la bellezza dei colori»

Ciro Ciretta (Afan): vi racconto una storia antica quella dei femminielli e Mamma Schiavona

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Mercogliano.  

di Simonetta Ieppariello

Un viaggio lungo tre millenni. Un ponte che tiene insieme estremità lontane di leggenda e storia. Questo è il racconto della Candelora, festa ad un tempo pagana e cristiana, culto autentico della Mamma Schiavona, Madonna degli ultimi così cara alla pietà popolare. (guarda video)

«Dietro un tempo presente, c’è sempre un tempo altro, antico. Noi veniamo qui da tremila anni, noi il popolo dei femminielli. I colori che vesto, sono quelli che sento. Io vesto sempre colorato perchè rappresento quello che sono, che vivo, come lo vivo e ciò che sento. Vi racconto una storia che risale nel tempo. Da tremila anni veniamo qui noi femminieilli. Omaggiavamo la Dea Cibele prima, la Madonna di Montevergine, poi. E anche i sacerdoti della Dea Cibele indossavano vesti colorate - racconta Ciro Ciretta vicepresidente dell’associazione femminielli Napoli -. Ogni Candelora è l’occasione per viaggiare nel tempo tra culti e preghiere, nenie antiche e danze scatenate, che parlano di uguaglianza e diversità che diventa ricchezza dell’anima.

Mi piace pensare al tempo antico, quello vissuto da dei pagani, in cui la leggenda vuole che la scalata al tempio fu degli omosessuali per devozione a quella Dea che li salvò. La coloritura del vestito racconta i colori della propria anima. C’è coloritura in chi non si sente unico, ma raccoglie tante entità.

La bellezza di essere femminiello è questa. E’ una parola splendida.Si parla di una cultura profondissima, quella popolare. In certe persone c’è una parte femminile interna ed esteriore maschile. O femmeniello colora la vita. Esserlo significa avere più finestre. C’è tanta luce e aMontevergine, forse perchè è in alto. Qui più che altrove si risvegliano buoni sentimenti. Chi viene qui ha buoni sentimenti e li trasmette. - spiega Ciro Ciretta vicepresidente Afan nella sua giornata di Candelora -».