Divieto di parola per bidelli e personale Ata dell'ITC Amabile di Avellino. Lo Mentre è in corso la mobilitazione generale contro l'approvazione del disegno di legge denominato "La Buona Scuola" scatena la bagarre la circolare voluta dal dirigente per l'istituto tecnico, che impone al personale Ata tutta una serie di codici comportamentali tra cui quella di non parlare in spazi comuni e orari di lavoro.
Il documento si intitola "ottimizzazione dei servizi, una serie di "note operative da intendersi vincolanti".
Insomma, una serie di regole che regolano in maniera dettagliata il comportamento dei collaboratori scolastici. Dalla firma d'entrata e d'uscita al rispetto scrupoloso dell'orario di servizio, passando dall'obbligo di comunicare e giustificare eventuali ritardi all'espletamento del lavoro straordinario solo su regolare autorizzazione del Dsga, fino a giungere all'incredibile punto otto dove si legge: "evitare di trattenersi a colloquio nei locali della scuola con persone interne ed esterne alla scuola".
«In pratica il personale Ata dell'"Amabile" deve tacere per evitare sanzioni disciplinari, praticare il più rigoroso mutismo anche nei confronti degli studenti sui quali è chiamato a vigilare, ma ora in avanti in silenzio, essendo loro "persone interne alla scuola"».
«E così anche per genitori ed altre "persone esterne alla scuola". Si profilano alquanto problematici anche gli scambi comunicativi con colleghi, docenti e superiori gerarchici, nel regime di rigido controllo che nei loro confronti viene instaurato dalla dirigente amministrativa della scuola avellinese. Eccesso di zelo oppure difetto di comunicazione che sia, la circolare che mette il bavaglio ai collaboratori dell'Itc non è un caso isolato - spiega il professore Carlo Picone -. Il precedente più clamoroso lo si ritrova in un provvedimento simile emanato per le scuole comunali dalla giunta Marino a Roma, ora ripreso anche nel capoluogo irpino».
