Franco Frattini, i tifosi dell'Avellino e la guerra dei tweet. Una storia paradossale, tra la provocazione e l'insulto. Con il dubbio del falso. E l'inevitabile coda di polemiche. Anche forti.
A innescarla è un tweet del rappresentante di Forza Italia, Franco Frattini, nell'occasione in qualità di presidente della corte di Giustizia sportiva del Coni, quella – per intenderci – che ha bocciato il ricorso dell'Avellino calcio e aperto un baratro sul futuro dei biancoverdi.
«Tutta quella gente – scrive Frattini, riferendosi ai tifosi dei lupi - che ha speso tanti soldi per correre a Roma sperando che l'Avellino fosse in serie B,un millesimo di loro avesse soccorso quel povero cane... bravi tifosi, occupatevi di chi ha bisogno per una volta!».
Il caso è semplice, qualcuno ha raccontato a Frattini di un cane morto davanti alla sede del Coni dopo aver agonizzato a lungo, nell'indifferenza dei presenti. Molti dei quali sarebbero stati, appunto, i supporter biancoverdi in attesa della sentenza.
Le offese, gli insulti, le proteste a quel post sono arrivate subito. Naturalmente firmate dai tifosi dell'Avellino. Una valanga.
Al punto che lo stesso Frattini è dovuto intervenire, chiarendo che no, lui non ha scritto quel tweet. Ecco la risposta: «Scusi ma io non ho scritto proprio niente su Avellino e cani abbandonati! Sto ovviamente verificando se chi e come abbia abusato del mio account... si figuri se scrivo di una vicenda che ho dovuto decidere».
Una vicenda tutta da chiarire. Se è vero che Frattini non ha scritto quel tweet sul suo account, allora chi è stato. E perché? C'era – ci sembra – il chiaro intento, al di là dell'ovvia sensibilità animalista, di offendere i tifosi dell'Avellino. Che così, oltre ad aver vissuto una giornata da incubo per le sorti della loro squadra del cuore, sono stati costretti a sorbirsi anche offese gratuite per non aver mostrato – così si fa capire nel tweet firmato Frattini - sensibilità verso un cane agonizzante.
