"Come comitato agricoltori avellinesi Mvs sentiamo il dovere civico di intervenire pubblicamente su una questione che non riguarda solo il mondo agricolo, ma la salute, l’economia e il futuro dei nostri territori.
Negli ultimi mesi si discute dell’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur. Un tema spesso trattato come tecnico o lontano, ma che in realtà ha conseguenze molto concrete sulla vita quotidiana dei cittadini, sul lavoro degli agricoltori e sulla sopravvivenza delle aree interne".
Inizia così la lettera aperta del Coapi, rivolta ai cittadini, alle istituzioni e agli organi di informazione firma di Roberto Lauro per il comitato agricoltori avellinesi Mvs.
"Vogliamo essere chiari fin dall’inizio: non siamo contrari al libero scambio né al commercio internazionale.
L’Italia è un Paese che vive anche di esportazioni e relazioni economiche globali. Tuttavia, il libero scambio può dirsi tale solo se fondato su regole uguali per tutti.
Oggi questo equilibrio non esiste.
Gli agricoltori italiani sono sottoposti a norme ambientali e sanitarie molto rigide, a controlli severi, a disciplinari stringenti e a costi di produzione elevati.
Tutto ciò è giusto e necessario per garantire sicurezza alimentare, tutela dell’ambiente e qualità del cibo.
Ma non è accettabile che sul mercato europeo arrivino prodotti agricoli provenienti da Paesi che non rispettano gli stessi standard, che utilizzano sostanze vietate in Europa e che operano con costi drasticamente inferiori.
Questa non è concorrenza leale.
È una forma di concorrenza sleale che mette fuori mercato gli agricoltori locali, abbassa la qualità complessiva del cibo e scarica i rischi sui consumatori. A perdere non sono solo i produttori, ma l’intera collettività.
Il tema assume un peso ancora maggiore se calato nella realtà dell'Irpinia
Il nostro territorio è storicamente agricolo, basato su aziende piccole e medie, spesso a conduzione familiare, profondamente legate alla terra. Qui l’agricoltura non è solo un settore economico: è presidio del territorio, tutela dell’ambiente, identità culturale.
Lo spopolamento delle aree interne non è una fatalità. E’ la conseguenza diretta di politiche che rendono sempre meno sostenibile vivere e lavorare in questi territori.
Quando l’agricoltura non garantisce reddito, quando i costi aumentano e i prezzi riconosciuti ai produttori diminuiscono, i giovani sono costretti ad andare via, le aziende chiudono, i paesi si svuotano.
Ogni azienda agricola che chiude è una perdita per l’intera comunità:
Meno manutenzione del territorio, maggiore fragilità ambientale, perdita di conoscenze, tradizioni e identità.
Accordi commerciali squilibrati rischiano di accelerare questo processo, aggravando una crisi già profonda.
Per questo parliamo di sovranità alimentare: non come slogan ideologico ma come principio concreto.
Sovranità alimentare: significa garantire a tutti il diritto a un cibo sano, sicuro e controllato, permettere agli agricoltori di vivere del proprio lavoro, assicurare ai cittadini la possibilità di sapere cosa mangiano e da dove proviene ciò che arriva sulle loro tavole.
Il cibo non può essere trattato come una merce qualsiasi.
È un diritto fondamentale e un bene comune. Difendere l’agricoltura locale significa difendere: la salute, l’ambiente e il futuro dei nostri territori.
Rivolgiamo quindi un appello alle istituzioni, nazionali e locali, affinché le politiche agricole e commerciali tengano conto delle specificità delle aree interne e tutelino realmente chi produce nel rispetto delle regole.
Chiediamo informazione, trasparenza e confronto pubblico, perché decisioni di questa portata non possono essere prese senza ascoltare i territori. Senza agricoltori non cìè territorio. Senza territorio, non c'è futuro".
