Ferragosto addio. Ciampi propone la gogna per chi ha detto no

Bocciata delibera di giunta. Il sindaco s'infuria: manifesti 6X3 con le facce di chi si è opposto

ferragosto addio ciampi propone la gogna per chi ha detto no

Nadia Arace: non può ricattare e intimorire le minoranze

Avellino.  

 

 

di Luciano Trapanese

Che scivolone sindaco Ciampi. E che brutta pagina per la città. Non per il voto in consiglio che farà saltare i concerti per il Ferragosto avellinese. No, quella è solo una delle conseguenze in preventivo per un “governo di minoranza”. Ma quella sua dichiarazione, quel suo post su Facebook, nel quale annuncia che imporrà la gogna mediatica a chi ha votato contro, affiggendo manifesti «6x3 con le facce e con i nomi dei consiglieri che hanno privato Avellino della sua festa storica». Ma si rende conto? Capisce la gravità del suo gesto? Oltretutto al “popolo di Facebook” neppure ricorda per quale motivo la consigliera Nadia Arace ha proposto quella mozione (ha sollevato dubbi sulla legittimità della procedura attivata per la variazione di bilancio). Capiamo la sua rabbia, sono anche comprensibili le sue ragioni (magari lo sono – per altri versi – anche quelle di chi ha votato contro), capiamo pure, come scrive, «che quella manifestazione garantiva un momento storico, importante, per l'identità avellinese». Ma i manifesti con le facce di chi si è permesso di non essere d'accordo con lei? La prossima volta che facciamo, li esponiamo tutti in piazza Libertà per regalare agli avellinesi che la pensano come lei un bel pomeriggio di indignazione e insulti?

Che lei faccia i nomi sul post di chi ha votato contro ci può anche stare (li facciamo anche noi: Nello Pizza, Nicola Giordano, Modestino Verrengia, Lino Pericolo, Alberto Bilotta, Nadia Arace, Costantino Preziosi e Stefano La Verde). Del resto il consiglio comunale è un “luogo pubblico”, e chi siede su quegli scranni deve assumersi le responsabilità delle sue scelte di fronte alla città. Magari lo faranno, spiegheranno, formuleranno le ragioni di quel “no”. Saranno poi i cittadini – democrazia diretta? - a decidere se hanno fatto bene, se hanno negato la festa alla città solo per far dispetto a lei, se hanno agito in modo incomprensibile.

Ma i manifesti? Nadia Arace le ha risposto in un post (sempre su Facebook, ormai l'agorà di questo consiglio comunale social): «È grave da parte di un sindaco alimentare questo clima di odio. L’atto portato in aula era illegittimo, inutile coprire questa furbizia, con il piglio autoritario e tendenzioso dei tempi bui del fascismo, ricattando e intimidendo le minoranze e negando i diritti che la legge ci riconosce. Capisco che Ciampi pensi che il Consiglio, come il Parlamento, sia da superare, ma la democrazia, così come la trasparenza di cui si riempiono la bocca, è ancora un valore in questo Paese. E non c’è alcuna negoziazione possibile sul rispetto delle regole. Se Ciampi ha a cuore, così come dice, il Ferragosto, perché non assumersene la responsabilità con una delibera di Giunta? Perché scaricare illegittimamente le responsabilità su 5 neo-eletti consiglieri?».

La sua iniziativa (sempre i manifesti), rischia di essere un boomerang. Di trasformare chi si è opposto alla sua delibera come un “martire della democrazia”.

La questione lei lo sa, parte dai numeri. Il Movimento 5Stelle ha il sindaco, l'esecutivo e una netta minoranza in consiglio. Senza mediazioni, compromessi, senza il coinvolgimento anche delle minoranze, sarà difficile ottenere per qualsiasi provvedimento i voti necessari. Non si tratta di inciuci, e neppure di “vecchia politica”. Si chiama democrazia. La maggioranza decide. E se chi governa non ha i numeri deve scendere a patti, possibilmente al rialzo. Lo ha fatto il governo nazionale: accordo (pardon contratto), con la Lega, programma condiviso, spartizione degli incarichi. A Roma si può fare e ad Avellino no? Cipriano, Morano e Preziosi hanno votato per lei al ballottaggio. Buona parte delle loro piattaforme programmatiche (e sì, riabilitiamo anche la terminologia anni '70),  era sovrapponibile alla sua. Un contratto (non un'alleanza), non sarebbe stato possibile? Non sarebbe stata maggioranza (di poco), ma il Pd avrebbe dovuto votare sempre compatto per bocciare i provvedimenti del suo esecutivo (impresa ai limiti del possibile).

Non si sarebbe offeso nessuno. E' la democrazia, è la legge elettorale che le ha consentito di indossare la fascia tricolore. Avrebbe potuto governare, magari molto bene. E sperare nelle prossime elezioni amministrative di consolidare il suo successo e i suoi numeri in consiglio.

Ha preso un'altra direzione: noi proponiamo scelte per il bene della città, gli altri le voteranno perché «sono per il bene della città». Ora al di là che certe scelte «per il bene della città» possono anche essere contrapposte, non ci sembra una grande idea puntare sulla collaborazione continua dell'opposizione. Non per nulla si chiama opposizione.

Per favore, rinunci ai manifesti. Sul Ferragosto gli avellinesi si faranno un'idea. Hanno letto le sue ragioni e quelle di chi ha votato contro. Potrebbe già bastare.