di Luciano Trapanese
Sono stati giorni difficili per il sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi. Giorni che hanno messo in evidenza tre cose: il primo cittadino non ha – come si dice oggi – piena agibilità politica sul comune, ma dipende dalle decisioni dei vertici avellinesi del Movimento. Due: è difficile, se non impossibile, governare con una netta minoranza. E, infine: nessuno, per ragioni strategiche, ha intenzione di mettere fine a questa amministrazione. O meglio: i 5Stelle invitano l'opposizione a farlo. E l'opposizione non ha nessuna intenzione di presentare la mozione di sfiducia, perché consapevole, in questo modo, di regalare al Movimento un indiscutibile vantaggio nella lunga campagna elettorale che seguirebbe («non ci hanno fatto governare»).
Risultato di tutto questo? Una impasse totale, proprio quello che questa città avrebbe dovuto evitare.
I fatti. Li conoscete, ma un riepilogo veloce facilita anche una lettura di quello che accade e sta accadendo nel capoluogo irpino.
Consiglio comunale, si deve votare la variazione di bilancio che consentirà di celebrare (con gli artisti già annunciati dall'esecutivo), il Ferragosto Avellinese. Pregiudiziale di Nadia Arace: la variazione doveva essere votata dalla giunta. Esito: la delibera viene bocciata. Il sindaco s'infuria e in un post sulla sua pagina Facebook, oltre a criticare la scelta dell'opposizione, a scrivere i nomi dei consiglieri che hanno impedito la festa (Stefano La Verde, Nicola Giordano, Nadia Arace, Dino Preziosi, Nello Pizza, Alberto Bilotta, Modestino Verrengia e Lino Pericolo), annuncia che «saranno preparati e affissi in città i manifesti 3x6 con le facce e i nomi di chi ha tradito gli avellinesi».
Scoppia la bufera. Conferenza stampa dei traditori. Messaggi di solidarietà. Critiche alla decisione del sindaco (anche interne al Movimento e alla stessa giunta). La possibilità di una denuncia penale.
Il giorno dopo il sindaco fa marcia indietro e dichiara: «Chiedo scusa, ero amareggiato e stanco, ho massimo rispetto per le istituzioni. E assicuro: quei manifesti non si faranno. E' stata un'uscita infelice».
Sembra tutto rientrato. La questione potrebbe essere archiviata e rientrare nella “dialettica consiliare”, magari accesa nei toni e con una frase inconsulta e inconsueta. Niente di più.
Il giorno dopo, invece, il manifesto c'è. Campeggia su una vela che circola per la città. Rientra poco dopo. Il sottosegretario all'Interno, Carlo Sibilia, annuncia sul web: siamo stati intimiditi. Firmandosi di fatto come promotore dell'iniziativa. Sulle intimidazioni si sa poco altro. Non si sa neppure se è stata presentata una denuncia. Il manifesto reca due errori, gravi: Stefano La Verde è diventato Stefano Preziosi. E il Movimento si è tramutato Moviminti. I maligni, e non solo, ritengono che il primo rientro alla base della vela sia dovuto soprattutto a quei refusi. Poi, però, il manifesto riprende a circolare. E lo hanno visto in tanti.
La polemica esplode. Il sindaco rilascia una dichiarazione. Sintetizzata dice così: non posso certo vietare al Movimento di fare propaganda, io mi occupo della comunicazione che riguarda le cose fatte dall'amministrazione. Sibilia, Gubitosa e Grassi rincarano: ma quale gogna? Questo sarà il nostro modus operandi, manifesti e facce ogni volta che qualcuno vota contro il bene della città (cioè le delibere presentate dalla giunta).
Questa la cronaca. Che evidenzia subito i limiti imposti a Vincenzo Ciampi. Chiaro che è stato scavalcato dai vertici del partito. Dopo le sue scuse la linea del Movimento avrebbe dovuto precorrere in un'altra direzione e non smentire così platealmente il primo cittadino, mostrando a tutti i suoi ridotti confini decisionali, la sua irrilevanza rispetto ai leader irpini dei 5Stelle. Un segnale pessimo per il comune.
Il caso del Ferragosto Avellinese ha inoltre dimostrato – ma ce n'era bisogno? -, l'impossibilità di amministrare un comune con una netta minoranza e senza l'adeguato coinvolgimento di altre forze politiche. Se non è passata una questione tutto sommato banale, come la variazione di bilancio per consentire due concerti, come si può immaginare di superare lo scoglio del consiglio su vicende ancora più divisive?
La terza questione è la più delicata. Perché riguarda il futuro di Avellino. Mette in difficoltà una città e un comune già in affanno. La scelta dei parlamentari Sibilia, Grassi e Gubitosa di smentire il sindaco e riaccendere il fuoco della polemica con la gogna dei manifesti, potrebbe – e lo speriamo, almeno risponde a una linea strategica e non a un irragionevole impulso in cerca di like -, essere il tentativo di esacerbare le spaccature in consiglio e spingere l'opposizione a mettere fine alla consiliatura Ciampi. Anche perché i vertici irpini del Movimento non perdono occasione per ribadire come un mantra: sono attaccati alle poltrone, per questo non si dimettono chiudendo l'esperienza Ciampi.
Dall'altra parte la risposta è secca: non ci dimettiamo, non presentiamo la mozione di sfiducia, se vuole si dimetta il sindaco. L'intento è altrettanto chiaro: togliere l'ossigeno all'esecutivo 5Stelle significa anche assumersene la responsabilità e concedere al Movimento una campagna elettorale in discesa. E quindi si preferisce lasciare tutto com'è: Ciampi e i suoi nell'improbabile compito di governare senza numeri.
Questo è il quadro. Gli effetti sono nefasti. Una città in crisi che non può essere governata. I vertici dei 5Stelle che di fatto azzerano la credibilità di Ciampi e invitano l'opposizione a “dimettere tutti”. L'opposizione che preferisce osservare il lento fallimento di un esecutivo impossibile (perché senza numeri). Nel frattempo propaganda a go go. Una città spaccata, divisa su tutto, e senza una visione di futuro.
L'autunno è alle porte. E la prospettiva è un Grande Inverno (per chi ama il Trono di Spade...).
