Terremoto, la Campania trema e non ci sono piani di emergenza

Non esistono o restano nel cassetto. In caso di disastro nessuno saprebbe cosa fare

La questione viene riproposta dopo ogni terremoto. E puntualmente ignorata. In barba a una normativa del '92. Una omissione gravissima soprattutto in zone ad altissimo rischio.

 

 

di Luciano Trapanese

La terra trema e si torna a parlare di una chimera: i famosi piani di evacuazione. Un ritornello che ricorre dopo ogni scossa e che puntualmente si dimentica appena finisce l'eco mediatica, l'emozione, il rinnovato timore del terremoto. Aggravando di responsabilità, ogni volta di più, le istituzioni – regionali, provinciali, comunali e le stesse prefetture – che quei piani continuano a non attivarli. Anche se – lo ricordiamo per i distratti – sono obbligatori dal 1992. Un bel po' di anni fa.

A dire il vero, il 75 per cento dei comuni campani ha presentato i “piani di emergenza ed evacuazione”. Ma per quasi tutti è come se non ci fossero. Restano chiusi in un cassetto, gli abitanti non ne sono informati. E non è mai stata allestita una segnaletica ad hoc. Quindi, in caso di emergenza, nessuno saprebbe cosa fare, dove andare e come comportarsi. In barba a una normativa vecchia 26 anni e colpevolmente ignorata. Una omissione davvero grave, se solo si ricorda che la nostra regione è considerata ad altissimo rischio sismico (Vesuvio e faglia appenninica) e idrogeologico. Uno dei territori più fragili del continente. E con una catena di disastri e tragedie impressionante.

La questione si è riaccesa dopo il terremoto di Amatrice, ripresa dopo Ischia. Ed è stata ribadita anche in queste ore, quando i timori innescati anche in Campania, per lo sciame sismico che sta colpendo il Molise, si sono diffusi trra la popolazione, soprattutto in quelle aree che in passato sono state costrette a fare i conti con tragedia immani.

«Le paure per le scosse di questi ultimi giorni - ha dichiarato il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, che ribadisce come un mantra la questione ogni volta che la terra trema, e ogni volta le sue parole restano lettera morta -, ripropongono la necessità di avere piani di emergenza ed evacuazione costantemente aggiornati e anche di fare prove di evacuazione che, nei fatti, non sono mai state realizzate".

«E' assurdo – ha continuato - che in un'area a forte rischio sismico e vulcanico come la Campania non siano organizzate prove di evacuazione, né a Ischia che non risulta avere alcun piano di evacuazione nonostante il terremoto di un anno fa, neppure per campi Flegrei  e tantomeno per il Vesuviano dove solo nel 2006 fu realizzata una prova per poche centinaia di persone». E naturalmente, aggiungiamo, neppure in buona parte dell'Irpinia, Avellino compresa: o qualcuno ha visto la necessaria segnaletica? O è a conoscenza di dove è opportuno recarsi nell'eventualità di un disastro? Area per area, zona per zona, strada per strada.

«In caso di emergenza - conclude Borrelli - rischieremmo il caos. Una eventualità che potrebbe aumentare le conseguenze di un terremoto o di un'eruzione in termini di vittime e di danni. Sembra assurdo ma le scosse e i terremoti degli ultimi anni non hanno spinto la Protezione Civile nazionale a realizzare o aggiornare il lavoro sui piani e le prove di evacuazione».

E' una superficialità intollerabile, che dimostra – ancora una volta – come la cultura della prevenzione del rischio non sia di casa. Neppure in una terra, come quella campana, dove gli equilibri sono estremamente fragili.

Oggi si parla di ponti. Domani saranno dimenticati pure quelli. Ma quei piani, quelle informazioni necessarie ai cittadini per mettersi in salvo in caso di disastro, per quale motivo non vengono resi pubblici? E, in tanti casi, perché non sono neppure stati previsti?