Verde Irpinia. «Muoiono più bimbi che nella Terra dei fuochi»

Ferite aperte e putrescenti: il Montorese e la Valle del Sabato. Non bastano denunce e inchieste

I dati allarmanti dei medici per l'ambiente. Ma si continua a sversare e inquinare.

di Luciano Trapanese

Da una quarto di secolo siamo tutti consapevoli dei veleni mortali che scorrono nella Solofrana. Sappiano bene che quel torrente semina un inquinamento letale, dalla città della concia fino al fiume Sarno (altra cloaca), e dal Sarno al Golfo di Napoli. Per questo non sorprende la denuncia dell'avvocato Valentina Musto, che ha parlato a nome del Comitato cittadini attivi di Montoro: «Qui la mortalità infantile è più alta che nella Terra dei Fuochi». Più elevate, quindi, rispetto a una delle zone simbolo dell'inquinamento selvaggio. Non sono parole. Ha citato la fonte: uno studio degli esperti dell'Isde, i medici per l'ambiente.

Un quarto di secolo e questa emorragia di liquami non si riesce a fermare. Prodotti chimici, acqua multicolore, schiume varie e persistenti, odori nauseabondi. Con il risultato di falde acquifere compromesse (ricordate il tetracloroetilene...), casi di tumore in aumento, terreni – una volta fertilissimi – oggi inutilizzabili, una intera economia a picco e una qualità della vita devastata dalla puzza persistente e dalle conseguenze sulla salute.

Venticinque anni almeno (quelli prima sono stati anche peggio, mancavano consapevolezza, controlli e le normative erano allegre...), in un tratto non più lungo di una decina di chilometri. Una striscia di territorio minima, eppure non si è mai riusciti ad affrontare il problema in maniera radicale, definitiva. Non sono bastate le denunce di sindaci e cittadini, le inchieste della magistratura, i blitz dei carabinieri (solo negli ultimi giorni dieci imprenditori nei guai e i sigilli al depuratore di Mercato San Severino). Niente. C'è sempre qualcuno che sversa di tutto nel torrente. Di giorno o di notte. Servendosi di scarichi abusivi. Non è servita neppure la nuova normativa, con pene più severe a chi inquina l'ambiente. E neppure la maggiore attenzione dei residenti, oggi pronti a segnalare scarichi sospetti e colorazioni multicolori del corso d'acqua.

Intanto nel Solofrano e nel Montorese si muore per quei miasmi. Più che nella terra dove la camorra ha sepolto di tutto, anche scorie radioattive.

Quest'area è una ferita aperta e putrescente in quella che inopportunamente si continua a chiamare verde Irpinia. Proprio come la Valle del Sabato (non a caso Comitati si muovono ormai all'unisono). Anche lì, tra il rione Ferrovia, Pianodardine e Arcella, l'inquinamento è un allarme continuo. Così come le denunce e le inchieste della magistratura. Ma alla fine resta tutto com'è.

Questa impotenza puzza – è il caso di dirlo – di mistero. E' difficile non chiedersi come sia possibile non mettere fine agli sversamenti tossici nella Solofrana, o a non condurre una vera, completa ed efficace attività di controllo e prevenzione nella Valle del Sabato. Non dovrebbe essere complicato. Sicuramente non impossibile. In gioco c'è la vita di chi ci abita, il futuro di interi territori. E la situazione – nonostante le denunce – peggiora ogni giorno. Irrimediabilmente.