di Luciano Trapanese
Non lo avevamo capito, colpa nostra. Continuavamo a ripetere: ma Ciampi come può pensare di governare se ha una schiacciante minoranza in consiglio? Beh, la risposta, vista dalla prospettiva 5Stelle, è in realtà semplice: il sindaco è stato eletto dal popolo, e quindi governa in virtù e con la forza di quel voto. A prescindere dalle regole della democrazia rappresentativa. Evidentemente il «vento del cambiamento» prevede anche questo radicale passaggio: il consiglio comunale è l'inutile orpello di un passato da dimenticare.
Non si potrebbe spiegare altrimenti la scelta di non cercare accordi con altre forze politiche. Anche quelle che al ballottaggio hanno votato per Ciampi e che hanno presentato agli elettori un programma per larga parte sovrapponibile a quello del Movimento.
Siamo alla vigilia della presentazione (finalmente), delle linee programmatiche. Se ne discuterà in consiglio tra il 4 e il 6 settembre. E anche in questo caso, nessun confronto. Zero. La linea diretta, evidentemente, è con “il popolo sovrano». Che avrebbe un dialogo aperto solo e soltanto con Ciampi e il suo esecutivo. Magari via social.
Da questa prospettiva si capisce anche la ratio dei manifesti 6x3 e del perché il sottosegretario Carlo Sibilia ritiene debbano diventare un modus operandi dell'amministrazione. L'esecutivo decide e si muove per il bene della città, chi vota contro si oppone di fatto al volere del popolo. E quindi, se le linee programmatiche, prevedono solo azioni positive per la città e i suoi abitanti, chi non sostiene la giunta è un nemico. Degli avellinesi. E come tale meritevole di gogna.
Dovrebbe chiamarsi democrazia diretta. E il guru 5Stelle, Davide Casaleggio, ha già ipotizzato – proprio per questo – un futuro senza parlamento. Ciampi e i suoi ritengono sia possibile anticipare questo futuro. Con il laboratorio Avellino. Ma per adottare questo sistema nessuno avrebbe dovuto candidarsi al consiglio. In campo solo gli aspiranti sindaci. Il vincitore – unico rappresentante del popolo – sarebbe stato legittimato a scegliersi gli assessori e governare rispondendo solo e soltanto ai cittadini.
A qualcuno una ipotesi di questo tipo potrebbe anche piacere. Ma oggi un consiglio comunale c'è. Composto, oltretutto, da rappresentanti eletti dal popolo. Che rispondono ai cittadini che li hanno votati. Avranno anche loro diritto di incidere, per quanto possono, sulle scelte di governo? E in qualità di opposizione, potranno o meno svolgere anche una funzione di controllo sulle attività dell'amministrazione?
Non avevamo capito. E non solo noi, evidentemente. Quella che tanti hanno definito sbrigativamente “propaganda”, era solo il filo diretto che l'amministrazione 5Stelle ha aperto con il popolo avellinese. A questo punto è logico aspettarsi che le linee programmatiche (come sempre una lista di buone intenzioni), vengano proposto ai cittadini. Se non venissero approvate in aula si dirà: questi sono i consiglieri che hanno votato contro il cambiamento. O anche: ci impediscono di portare a termine il programma votato dal popolo avellinese.
Speriamo di sbagliarci. La democrazia rappresentativa ha sistemi complessi e valori importanti. Che dovrebbero difendere gli interessi di tutti. E non solo di un indistinto popolo che – tanto per essere chiari – al primo turno ha votato un po' più del venti per cento il Movimento 5Stelle. Un avellinese su cinque tra quelli andati alle urne.
