Stallo Avellino. Ciampi: offese e dialogo. Rischio Fort Apache

In vista del consiglio il sindaco chiede condivisione in aula. Ma dopo "il fango" l'opposizione...

L'analisi delle parole del sindaco. Emerge la linea politica dei 5Stelle. Le contraddizioni. Le speranze. La strana concezione di democrazia rappresentativa. Senza aperture sarà stallo totale. A danno della città

Avellino.  

 

di Luciano Trapanese

Un'analisi del testo che Vincenzo Ciampi ha inviato alla città e ai consiglieri comunali in vista del prossimo consiglio comunale (dal 4 al sei settembre), rivela non le linee programmatiche, ma quelle politiche sulle quali tenterà di muoversi l'esecutivo 5Stelle.

Nessun pregiudizio nei confronti sia del primo cittadino sia della sua giunta. Eppure il testo del post (è stato scritto su Facebook), oltre a ricalcare le scelte del Movimento 5Stelle a livello nazionale (escluso l'accordo con la Lega), ricalca anche una pretesa inconciliabile con la democrazia rappresentativa: il superamento delle divisioni interne in consiglio nel nome del «buon senso e il bene della città». Inconciliabile perché si conferma la pretesa – possiamo definirla così -, di possedere sempre e comunque le uniche ricette possibili per il rilancio di Avellino, con l'inevitabile conseguenza che chi si oppone, proponendo altro, anche in buona fede e con il migliore dei propositi, è sempre contro il «buon senso», contro il «bene della città» e quindi contro il «popolo» che ha eletto Ciampi.

Speriamo di sbagliarci, naturalmente. Se volete seguiteci in questo breve percorso tra le parole del primo cittadino.

Così inizia il post:

«Le linee programmatiche rappresentano un momento importante per il presente ed il futuro di Avellino. Vogliono essere un momento di dialogo, di confronto e di condivisione sulle cose da fare per il bene della città».

Quasi scolastico. E' esattamente quello che devono essere le linee programmatiche: rappresentare, oltre agli obiettivi del governo, un momento di condivisione anche in aula. Ma è difficile che il dialogo si realizzi se il sindaco, prima ancora di accomodarsi sullo scranno, definisce – come ha fatto – gli ex consiglieri, molti ancora presenti in consiglio, gente che ha generato fango e banchettato alle spalle della città. Chi cerca dialogo, partendo oltretutto da una posizione di debolezza (governo senza numeri), farebbe meglio a non forzare lo scontro, ma cercare i punti di contatto e discussione (non è un accordicchio). Altrimenti è un parlare tra sordi. O meglio, ti prendo a pugni e poi amabilmente andiamo al bar.

Poi così Ciampi conclude il periodo:

«Ma rappresentano (le linee programmatiche ndr), soprattutto, un momento di responsabilità per tutti i consiglieri comunali che sono stati eletti per rappresentare gli avellinesi».

Rappresentare, è la parola chiave del testo. Il sindaco la ripete spesso. Eppure, come è chiaro da numerose dichiarazioni precedenti, non sembra attratto dalle regole e dalle liturgie della «democrazia rappresentativa, quanto piuttosto da quella «diretta». La responsabilità richiesta ai consiglieri comunali, passa anche attraverso la sua capacità “politica”, che deve – e ribadiamo deve – essere in grado di coinvolgere anche altri componenti dell'assise, proprio perché «rappresentano» i cittadini che li hanno eletti. Il che significa, che su alcuni punti potrebbero non essere in sintonia con le scelte dell'amministrazione, e votare contro alcune delibere in virtù di questo, senza essere necessariamente tacciati di andare contro il buon senso o il volere del popolo.

Il post prosegue:

«Ritengo che queste linee programmatiche non siano né di destra, né di sinistra e né di centro, bensì di buon senso e di ragionevolezza. Ritengo che siano rispettose della necessità di cambiamento emersa dalla volontà popolare con la mia elezione a Sindaco nonché con il necessario principio di continuità amministrativa su cose, iniziative e progetti già avviati e ritenuti utili per gli avellinesi».

Il buon senso continua a imperversare. Ed è buona cosa. C'è poi il mantra 5Stelle «nè di destra, né di sinistra, né di centro». Che potrebbe anche avere un significato a livello di governo centrale. Ma nell'amministrazione di una città (scelte urbanistiche, gestione ordinaria, progetti di sviluppo, politiche sociali...), non ha nessuna rilevanza. O meglio: non significa nulla.

Continua:

«Ritengo (sempre le linee programmatiche ndr) che siano rispettose della necessità di cambiamento emersa dalla volontà popolare con la mia elezione a Sindaco nonché con il necessario principio di continuità amministrativa su cose, iniziative e progetti già avviati e ritenuti utili per gli avellinesi».

Ok, questa è una vera frase di buon senso.

Tutta la parte sui contenuti delle linee programmatiche ve la risparmiamo (si possono leggere qui), perché molto vaga – si entrerà nei dettagli in consiglio -, e lastricata di buone intenzioni (tanto per dire, De Luca il giorno dell'insediamento ha promesso che la Campania sarebbe diventata la regina mondiale del turismo e la sanità la migliore d'Italia...), ma in concreto non si intravede una visione della città. Una prospettiva definita di sviluppo, un progetto innovativo, moderno, capace di ribaltare del tutto l'andazzo degli ultimi dieci, quindici anni. Ma su questo, naturalmente, siamo fiduciosi: tutto può accadere, anche di essere sorpresi. Sappiamo che c'è il cosiddetto reddito di cittadinanza, che in realtà è un piccolo contributo per sessanta/settanta famiglie. Non dovrebbe essere superiore ai duecento euro. E' qualcosa, ma non un reddito.

Ciampi conclude con un augurio:

«Che, dal dibattito democratico in Consiglio Comunale sulle linee programmatiche, possa emergere una convergenza programmatica o una individuazione di priorità a breve/medio o lungo termine su cui lavorare tutti insieme, nell’esclusivo interesse dei cittadini. Avellino, oggi più che in passato, non ha bisogno di inciuci, di accordicchi di basso profilo e di “do ut des” ma di impegno e dedizione per la città».

E' l'augurio di tutti. Sarà proprio il dibattito in aula, il luogo dove si misurerà l'equilibrio, la capacità di sintesi e l'intuito politico del primo cittadino. Se avrà queste doti, se cioè riuscirà ad andare oltre il «noi siamo per il bene della città, voi pensate a banchettare», tutto sarà possibile. Anche un governo di minoranza. Se invece sarà alimentato il clima di questi ultimi giorni, beh, allora niente da fare. Resteranno solo i propositi del sindaco in un consiglio comunale balcanizzato, e con i 5Stelle arroccati in un fortino stile fort Apache destinato a crollare, circondato da una opposizione belligerante, con tanti piccoli Cochise pronti a scagliare frecce.

Sarà un danno per tutti. Esecutivo e opposizione. Ma soprattutto per la città, condannata ad un irragionevole e gravissimo stallo.