di Luciano Trapanese
C'è una evidente differenza tra quello che dice Davide Casaleggio, il maitre a penser del Movimento 5Stelle (come era stato in precedenza suo padre, Gianroberto), e l'applicazione pratica, ma anche la profondità di pensiero e di analisi dei parlamentari chiamati a realizzare quelle visioni.
Bisogna dirlo: Casaleggio è uno dei pochi in Italia ad avere ben preciso il quadro di quello che sta accadendo nel mondo e soprattutto di quello che accadrà, a partire dalla rivoluzione digitale (e in particolare dall'automazione e dall'intelligenza artificiale). A differenza di “illustri pensatori” di altre forze politiche, che su questi temi sembrano a dir poco disinformati o peggio del tutto disinteressati.
«Siamo nel mezzo di una nuova rivoluzione industriale – ha scritto Casaleggio in un post - che sta cambiando la produzione di beni e servizi. Storicamente ogni introduzione di nuove tecnologie ha comportato da un lato un aumento della produzione, dall'altro una diminuzione delle ore dedicate al lavoro».
«Per ogni aumento di dieci volte della produttività – continua -, il tempo che dedichiamo al lavoro diminuisce di un quarto. Secondo questi trend si può prevedere che se la produttività aumentasse di 60 volte, noi in futuro potremo dedicare solo l'1 per cento delle nostre vite al lavoro. E questo processo oggi con le nuove tecnologie è incredibilmente più veloce. Davanti a questi cambiamenti è doveroso non farsi trovare impreparati e immaginare nuove forme di redistribuzione del reddito insieme a piani per investimento in nuove tecnologie come l'intelligenza artificiale e la Blockchain».
In pratica: con l'avvento di automazione e intelligenza artificiale aumenterà la produzione e si ridurranno drasticamente i posti di lavoro. In questo momento ci troviamo al centro di questa rivoluzione, con la disoccupazione (e il lavoro precario), in costante ascesa e una divaricazione sempre più evidente della forbice sociale. Naturalmente non solo in Italia.
E' su questa base (non teorica, ma realistica), che l'introduzione di una forma di reddito alternativa al lavoro, può sostenere chi viene inevitabilmente escluso dalla produzione. Il Movimento 5Stelle lo ha definito – sbagliando – reddito di cittadinanza. In realtà è un sussidio di disoccupazione.
Messa così, come sostegno a chi non trova lavoro anche a causa di questo epocale cambiamento, il sussidio (che esiste in buona parte dei Paesi Europei), ha un suo perché. Logico, indiscutibile, razionale.
Ma a fronte di questo ragionamento, che dovrebbe coinvolgere l'intera classe politica, c'è stata una evidente e contrapposta banalizzazione. Tra chi ritiene di aver eliminato con un colpo di spugna la povertà e chi sostiene che la misura sia di puro assistenzialismo (a vantaggio del sud fannullone).
«Credo che lo Stato - spiega Casaleggio - abbia il dovere di cercare misure di sostegno e di riqualificazione con percorsi formativi continui durante la vita delle persone e abbia l’urgenza di farlo, perché va a beneficio di tutti. Uno Stato non può pensare solo a domani mattina, deve pensare in ottica sistemica e di lungo periodo».
E quindi, un sussidio di disoccupazione (mettendo insieme anche le varie forme do ammortizzatori sociali), ha un senso. Soprattutto se preceduto da altre sostanziali riforme: centri per l'impiego efficienti e ben diffusi sul territorio; formazione tecnologica a partire dalle scuole, ma estesa a tutti; introduzione graduale del sussidio.
Un programma da realizzare per intero nell'arco di due, tre anni: strutturato e con una razionale logica di spesa.
Quello che rischia di essere applicato è invece altro. Purtroppo. E per una fretta propagandistica che potrebbe strapazzare quel progetto, renderlo inattuabile o fallimentare.
Ma soprattutto, il “reddito di cittadinanza”, che vuole ridurre la sempre più estesa disparità redistribuendo la ricchezza, contrasta in modo feroce con la flat tax supportata dalla Lega. Laddove sarebbe necessario imporre una contribuzione maggiore a quegli imprenditori che grazie all'automazione riducono il costo del lavoro a beneficio di maggiori entrate, la riforma fiscale proposta dal partito di Salvini fa l'esatto contrario. Rendendo così il “sussidio di disoccupazione” una misura non finanziata da chi con la rivoluzione industriale in atto riceve enormi benefici.
Ed è questo – riteniamo – il nodo principale della legge di bilancio. Oltre naturalmente alla riforma Fornero, che avrebbe potuto aspettare, liberando i fondi necessari per avviare una adeguata e innovativa politica industriale.
Ma si sa, le visioni spesso contrastano con la realtà. Ed è un peccato. Eppure le analisi di Casaleggio dovrebbero alimentare il dibattito politico di tutti i partiti. Basta un dato: la Cina ha investito decine di miliardi nella ricerca sull'intelligenza artificiale, così come gli Stati Uniti, la Francia (tre miliardi di euro), la Germania e la stessa Unione Europea. E l'Italia? Se state pensando zero avete indovinato.
