Gli studenti campani: ci stanno rubando il futuro. Ora basta!

Dati, analisi e statistiche: il futuro dei nostri ragazzi sta sparendo. Gli studenti in piazza.

Nella piattaforma rivendicativa dell'Uds Campana, tutto il nero dell'istruzione nella regione. «Un pezzo d'Italia è destinato a sparire, diamoci una scossa». Manifestazione il 12 ottobre.

 

 

di elleti

Nella manovra finanziaria sono previsti dieci miliardi per le pensioni e neppure un euro per l'istruzione. Una scelta in linea – più o meno – con il passato. E che ha portato a risultati a dir poco pessimi: siamo il Paese europeo come meno laureati, con il maggior abbandono scolastico, con un calo costante di iscritti negli atenei, con un numero impressionante di strutture a pezzi, con un significativo distacco tra la scuola e il mondo del lavoro.

Il disastro istruzione targato Italia non poteva certo essere risolto dall'attuale governo. Viene da molto lontano. Ma non c'è stato un cambio di passo, una iniziale svolta. Anzi.

Una situazione che pesa soprattutto sulle regioni più deboli. In primi la nostra. Anche per questo, per manifestare un disagio profondo, una visione del futuro che non può essere positiva, gli studenti dell'Uds (unione degli studenti), della Campania, hanno redatto e diffuso una “piattaforma rivendicativa regionale”, ricca di dati, spunti, problemi da affrontare. Intitolata «C'amma fa? Serve una scossa». E la scossa provano a darla loro, con un documento che non dovrebbe essere ignorato dalla politica (a qualsiasi livello), ma diventare base di partenza per ripensare al mondo della scuola, al futuro dei ragazzi, al divario che cresce tra noi e l'Europa e tra il sud e il nord di questo Paese.

«In questa regione – hanno scritto studenti e studentesse della Campania - le contraddizioni sono all’ordine del giorno e le viviamo sulla nostra pelle dentro e fuori le scuole, le università e nelle nostre città. Il tema dell’accessibilità alla formazione in questo paese non sembra toccato dal dibattito pubblico e non sembra interessi a questo nuovo governo mettere mano realmente alla condizione giovanile: precaria, piene di aspettative tutte deluse».

L'incipit è un atto d'accusa. Questa volta si punta contro il governo Lega/5Stelle. In altre occasioni nel mirino sono finiti altri partiti. Ma la storia è sempre la stessa. Pure peggio, quando il cambiamento annunciato non si materializza nei fatti. Soprattutto per i ragazzi, che al sud sono stati – tra l'altro – determinanti per il successo del Movimento.

Ci costringono a partire

«Nella nostra regione le diseguaglianze sono forti e lo dimostrano i dati sugli studenti e le studentesse iscritti quest’anno a percorsi di formazione nelle scuole superiori di secondo grado: 15mila in meno. Basterebbe questo per dimostrare che ad oggi un problema sull’accesso ai percorsi formativi esiste, ma è ancor più allarmante se si considera il dato sulla dispersione scolastica: negli ultimi 10 anni circa 23mila studenti dispersi, negli ultimi 5 il 29,9 per cento degli studenti e delle studentesse iscritti alle scuole superiori non ha conseguito il diploma (1 su 3). Dallo smantellamento della scuola pubblica a una condizione lavorativa precaria o di povertà la linea non è troppo marcata, ma le riforme sulla scuola che negli ultimi 30 anni circa hanno reso la formazione una merce da svendere al mercato».

Il Sud e la Campania destinati a sparire

Questa situazione ha risvolti sociali inevitabili. Pregiudicano il futuro, di tutti. Non solo dei ragazzi. Mettono in ginocchio una regione già piegata dalla crisi. Malata da sempre, ma oggi molto prossima allo stato terminale. Soprattutto in assenza di un cambio di direzione, una svolta. Una accelerazione che per ora è solo nelle intenzioni. O forse, neppure in quelle.

«In Campania - si legge nella piattaforma dell'Uds - il tasso di povertà è del 24,4 per cento (1 campano su 4) e il tasso di disoccupazione giovanile in tutto il paese è del 32,6 per cento. Nel Mezzogiorno d’Italia molti studenti abbandonano la propria terra di origine per frequentare Università che garantiscano percorsi di qualità maggiore, senza la certezza di poter tornare: circa il 26 per cento degli studenti e le studentesse meridionali affronta il proprio percorso universitario fuori Regione. La ricaduta reale? La cosiddetta fuga dei cervelli è rappresentata da 12 studenti su 100 in Campania, cercano fortuna al Nord. Il dato sul Sud Italia è spaventoso: entro il 2065 secondo i dati Istat la popolazione di questo Paese sarà fortemente sbilanciata nel Settentrione: 71per cento al Nord e 29 per cento al Sud. Questo significa che un pezzo intero dell’Italia sta scomparendo».

E quel dato Istat, purtroppo confermato anche da altri istituti di ricerca, spaventa. Decreta – se confermato – la morte del sud. E nel giro di qualche decennio. La desertificazione totale. Lo abbiamo scritto più volte: resteranno solo i vecchi. Il che significa: futuro negato. Non solo per questa generazione di ragazzi, ma per tutte le altre. Dovrebbe essere un tema centrale nel dibattito politico. Un punto fondamentale per far ripartire il Paese. Ma se ne parla poco e male. Eppure il nord senza il Mezzogiorno è messo male: se non si fa nulla affonderanno insieme. Inevitabilmente.

Borse di studio negate, come il diritto allo studio

«Essere studenti e studentesse oggi – continua la nota - è una sfida complessa e significa scontrarsi con la realtà: ogni anno le famiglie di questo paese spendono 1200 euro in libri e materiale scolastico, senza considerare la spesa per gli spostamenti. E la garanzia del diritto allo studio? Non esiste oggi ancora una legge quadro nazionale che possa realmente garantire a tutti e tutte l’accesso ai percorsi di formazione, e spesso le leggi regionali in materia sono definanziate. Ne è un esempio la Legge Regionale 4/2005 campana, approvata anche su spinta delle mobilitazioni studentesche, avanzatissima a livello teorico ma “non ci sono soldi”. De Luca, il governatore della Regione, propaganda 13mila borse di studio da 400 euro a studente, ma non c’è nessuna volontà di finanziare la legge che prevedeva non solo fondi specifici per combattere la dispersione e l’abbandono(le percentuali campane sono spaventose e ben al di sopra della media nazionale),13 anni di silenzio sul tema possono anche bastare, è il momento di mettere come priorità in questa regione l’istruzione pubblica e gratuita».

Già, le borse di studio. Un diritto negato, in Campania più che altrove. La Regione è scelto di spostare i soldi da qualche altra parte, forse più spendibile al voto. Oppure, s'è ritenuto che quel denaro non fosse poi così importante per gli studenti. Ma quel denaro negato – ripetiamo, agli aventi diritto -, ha inciso sicuramente anche sull'abbandono scolastico, sulla drastica riduzione delle iscrizioni alle università. Sfascio su sfascio. E in anni difficili, con la crisi economica che ha corroso i redditi delle famiglie.

Quasi tutte le scuole sono a rischio crollo

Ci sono poi le strutture. In completo abbandono. Alcune senza agibilità, diverse chiuse, altre aperte e non si sa perché. L'Uds ne analizza diverse, disseminate nell'intera regione.

«La condizione delle strutture – si legge nella piattaforma - in cui si svolgono i percorsi formativi è altrettanto allarmante. Il 90,5 per cento delle scuole in Campania è costruito in zone a rischio sismico ma solo 2 su 10 rispettano i criteri antisismici. Il 61,2 per cento delle strutture scolastiche in regione è stata costruito prima del 1974. Il rischio crollo non è più semplicemente un rischio. Nell’anno scolastico 2017-2018 sono stati 50 i casi di crollo di scuole in tutto il Paese, 8 solo in Campania: è una vera emergenza. Una scuola su 2 non rispetta gli adeguamenti antisismici. Il governo regionale e l’Ufficio Scolastico Regionale hanno approvato un piano di finanziamento all’edilizia triennale (2018-2020) di circa 200 milioni, peccato che nella Città Metropolitana di Napoli delle 131 scuole individuate come “a rischio” nessuna è rientrate nelle graduatorie di finanziamento, a Caserta l’intera provincia viene esclusa dai finanziamenti per 15 minuti di ritardo nella presentazione dei progetti (la bancarotta dell’ente provinciale del 2015 ha determinato la chiusura di moltissime scuole in tutto il casertano), lasciando il 99 per cento delle scuole senza certificati di agibilità. Le difficoltà strutturali e il rischio sicurezza è però trasversale a tutta la Regione: dal caso del liceo “Mancini” di Avellino, sigilli alla struttura e studenti dislocati fra diversi plessi in città con lo spettro costante dei doppi turni fino ai crolli nel salernitano (dalla possibile chiusura del “Tasso” di Salerno alla finestra caduta al “G.B Vico” di Nocera, passando per il liceo “Alfonso Gatto” di Agropoli rinnovato nella facciata ma senza certificati antisismici). Si spargono a macchia d’olio poi i casi di scuole che non hanno abbastanza aule per ospitare tutti gli studenti e le studentesse iscritti, dal “Sannazzaro”di Napoli, al “Renato Caccioppoli” di Scafati passando per il “Durante” di Frattamaggiore. Vogliamo scuole sicure, ma per noi la sicurezza non è quella propagandata da questo governo M5S-Lega: 2,5 milioni di euro spalmati su 10 città in tutto il paese per installare telecamere, potenziare la polizia municipale e l’introduzione del Daspo scolastico per allontanare gli studenti e le studentesse beccati a spacciare. Sicurezza? Esclusione sociale, criminalizzazione e guerra fra poveri per il contentino. L’ennesimo strumento per dividere e reprimere. Scuole sicure significa a misura di studente che non ci crollino in testa».

Ci crescono per farci diventare schiavi e precari

Il documento dell'Uds punta anche alla didattica. Sotto accusa l'alternanza scuola-lavoro, un fallimento annunciato del precedente governo: l'idea di base poteva anche essere valida, l'applicazione è stata spesso catastrofica.

«Siamo gli studenti e le studentesse sfruttati in alternanza scuola-lavoro, quelli utilizzati strumentalmente dal governo Pd per gonfiare i dati sull’occupazione giovanile: 1,5 milioni di studenti in alternanza senza nessuna coerenza con il percorso di studi, costretti a lavare piatti, raccogliere pomodori nelle serre, sistemare archivi, fare fotocopie e portare caffè. A oggi è determinante riconoscere che esiste un vero e proprio fattore educativo alla precarietà: ci insegnano che il lavoro deve essere flessibile, che dobbiamo acquisire solo conoscenze vuote, magari lavorando in aziende che non rispettano i diritti dei lavoratori oppure sono infiltrate nei tanti giochi di potere che sfruttano storicamente i nostri territori. Dobbiamo essere disponibili a svenderci per un lavoretto, questo ci insegna l’alternanza. Siamo spesso costretti a pagare anche per svolgere i nostri percorsi di alternanza fra trasporti e materiali. Ci insegnano che l’aspettativa di vita al di là dell’accessibilità o meno ai percorsi di formazione è quella di vivere sottopagati, precari e pronti ad accettare qualsiasi compromesso. Ci hanno chiamato fannuloni, sfaticati, radical chic e mammoni: eppure non esiste nessun meccanismo per i giovani di questo Paese di svincolarsi dalle contraddizioni familiari di provenienza. Pagarsi gli studi significa piegarsi alla logica del lavoretto, spesso a nero nella nostra regione, sacrificando pezzi interi della nostra vita. Statuto dei diritti degli studenti e delle studentesse in alternanza scuola-lavoro – chiedono i ragazzi - per non essere più sfruttati e per rendere i percorsi realmente formativi, codice etico e ambientale da far firmare a tutti i soggetti che si propongono per svolgere percorsi Asl per garantire nessun coinvolgimento degli studenti in processi produttivi inquinanti e collusi , reddito di formazione per svincolarci dalle condizioni familiari di partenza: in tutte le scuole, in tutte le università, in tutte le città e in tutta la Regione».

Quell'immane buco nero dei trasporti

Infine un altro tema caldo in Campania: i trasporti. Un buco nero di inefficienza che trasforma il viaggio verso la scuola o l'università in una avventura, a volte senza lieto fine...

«Essere studenti e studentesse significa anche avere la consapevolezza ogni giorno di poter aspettare pullman per ore, ma che forse non passerà mai. In Campania in media ogni giorno soltanto chi deve andare a frequentare scuole e università effettua 296mila spostamenti, ma con una rete di infrastrutture completamente inefficienti. Il problema è diffuso e passa dalla qualità all’accessibilità del trasporto stesso. Infatti i trasporti nel napoletano vivono un forte processo di smantellamento da parte dell’azienda privata a cui è appaltato il servizio, Anm, che non solo non garantisce una qualità del trasporto ma è in grave fallimento: licenziamenti a macchia d’olio (circa 194 e tanti altri in arrivo), pullman fatiscenti e corse soppresse. Nella provincia di Salerno il fenomeno è paragonabile a quello che vivono gli studenti e le studentesse dell’Irpinia e del Beneventano: il capoluogo di Provincia è super collegato all’interno della rete urbana ma tutta la provincia non ha mezzi per spostarsi. Si contano sulle dita i trasporti nel cilentano e nell’agro-nocerino sarnese. Qui il giochetto fatto dall’allora sindaco della città e ad oggi governatore regionale De Luca è molto semplice: città vetrina, innalzamento dei costi di ogni singola tratta e privatizzazione selvaggia. La situazione avellinese e beneventana è molto simile: esiste un solo privato a cui sono appaltati tutti i trasporti in pullman (l’Air) che però non garantisce mobilità in tutte le fasce orarie e una linea ferroviaria che lascia a desiderare. Comprensibile quindi il fenomeno per il quale le periferie dell’avellinese e del beneventano si svuotano, fra conflitti ambientali, scuole fatiscenti e mancanza di trasporti: per uno studente abitare in periferia di Benevento significa avere la consapevolezza di abitare in un paese di 700 abitanti senza la possibilità di raggiungere il capoluogo di provincia. Nel Casertano invece la provincia vive quasi completamente staccata dal capoluogo, mentre c’è un particolare disagio rispetto alla tratta Caserta-Napoli che ha subito recentemente un innalzamento del costo,equiparando il biglietto a quello di Unico Campania, da parte del privato “Angelino” (che è il principale mezzo di spostamento per gli studenti universitari). Non è poi da dimenticare il caso “Circumvesuviana”, principale mezzo di spostamento per gli studenti e le studentesse dell’Area Vesuviana, è forse il trasporto più fatiscente della Regione sia in termini di qualità delle infrastrutture sia rispetto alla garanzia stessa delle corse. Qui la speculazione del privato, l’Ente Autonomo Volturno, è totale: spesa esigua per le infrastrutture e nessuna garanzia per i pendolari. Il tema del pendolarismo è determinante nella vita di tutti i soggetti in formazione, ma ad oggi la mobilità sostenibile non è un diritto garantito. Trasporti sicuri e gratuiti per tutti gli studenti e le studentesse».

La piattaforme – dopo aver valutato e dettagliato le enormi criticità campane – si chiude con un appello e l'annuncio di una manifestazione in piazza per il prossimo dodici ottobre.

«In questo Paese serve una scossa, che deve partire dai luoghi di formazione come vero motore del cambiamento. Agitiamoci nelle scuole e nelle università. Vogliamo garanzie sul futuro, scuole e università aperte, edifici scolastici sicuri, un alternanza scuola-lavoro che non sia sfruttamento, trasporti garantiti e un reddito di formazione. Il 12 Ottobre scendi in piazza per rivendicare i tuoi diritti, diritto allo studio, diritto al futuro: serve una scossa».