Arrestati per droga gli accusatori del comandante Arvonio

Sono finiti nel blitz della dda le presunte vittime del comandante dei vigili urbani avellinesi

In un post Arvonio, riferendosi a uno dei due aveva scritto: sei amico di chi vende il male. Si riferiva alla droga? Il comandante deve rispondere di tentata concussione e abuso d'ufficio. Si è sempre dichiarato innocente.

Avellino.  

Tra gli indagati nella maxi inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha portato all'arresto di 77 persone, ci sono anche due uomini di Cimitile, Bartolomeo Falco e Felice Menna. Perché ci interessano proprio questi due? Per una questione che riguarda il comandante provinciale della polizia municipale di Avellino, Michele Arvonio. Vi chiederete: qual è il nesso? I due indagati, sono i testimoni chiave di un processo che vede proprio il comandante Arvonio sotto accusa, imputato per abuso d'ufficio e tentata concussione. Il gup del tribunale di Nola ha rinviato a giudizio l'ufficiale e il dibattimento inizierà il 24 gennaio.

I fatti risalgono al 2015. Bartolomeo Falco sostiene che il comandante Arvonio (che all'epoca dei fatti guidava i caschi bianchi del comune di Tufino), sarebbe andato nella sua abitazione, minacciandolo. Il motivo: non voleva che si candidasse alle imminenti amministrative. Unico testimone di questo incontro proprio Felice Menna (l'altro arrestato di ieri).

Michele Arvonio si è sempre difeso sostenendo che non era vero nulla. Ovvero: non sarebbe mai andato a casa di Falco, non avrebbe quindi pronunciato quelle parole. La storia sarebbe del tutto diversa. E a innescarla sembra sia stato un post su Facebook (ancora visibile sulla pagina di Arvonio), nel quale il comandante, rivolgendosi a Bartolomeo Falco, così concludeva: «Sei amico di chi vende il male».

Una frase che, dopo gli arresti di questa mattina, getta anche ombre diverse su quell'episodio. Quel «vende il male» è forse riferito alle sostanze stupefacenti? Probabilmente sì. Il comandante Arvonio ha sempre dichiarato che quella frase non aveva nulla a che fare con le elezioni, ma piuttosto, era una vicenda «morale». Ora forse si inizia a capire il senso. Sarà comunque ai limiti del paradosso l'udienza di gennaio davanti ai giudici del tribunale di Nola. Sotto accusa il comandante della polizia municipale, sul banco dei testimoni (e come vittime), due persone ritenute elementi importanti di un gruppo dedito allo spaccio di coca tra Caserta, il Nolano e Avellino.