«Continua a sorridere Matteo: golden boy sempre con noi» FOTO

I compagni di scuola del liceo Mancini hanno ricordato il 19enne di Chiusano San Domenico.

Un corteo dal liceo Mancini a Piazza Libertà. Non solo gli studenti del Mancini, ma anche di altre scuole.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio e Marco Manganiello*

«Un golden boy», un ragazzo d'oro che un destino balordo e insondabile si è portato via troppo presto. Per ricordarlo i suoi amici di sempre, che con lui hanno condiviso un pezzo di vita, fra i banchi di scuola e quella campanella che non suonava mai, hanno scelto un corteo. Composto e silenzioso: è così che si onora la morte. Eppure, nonostante fosse un addio, sembrava che proprio Matteo Reppucci, diciannove anni, camminasse con gli altri studenti del liceo scientifico Mancini che avrebbe dovuto lasciare, quest'anno, per spiccare il volo verso l'università: il fato, maledetto, ha scelto diversamente. Matteo era in quegli occhi gonfi di lacrime, nel mare di palloncini gialli e bianchi, nei messaggi toccanti.

«Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, il tuo sorriso è la nostra pace». Stampato su un lungo striscione sorretto da almeno dieci adolescenti. Sono loro a guidare il serpentone che ha coinvolto oltre quattrocento persone. Non solo il liceo scientifico: anche altre scuole hanno voluto far sentire la propria vicinanza. I ragazzi del liceo classico Colletta hanno aspettato sull'uscio per salutare i coetanei e Matteo. Il corteo è scivolato da via De Conciliis, poi lungo il corso, scortato dalle auto delle forze dell'ordine. Numerosi curiosi si avvicinano alla spicciolata per chiedere cosa stia accadendo, un anziano commenta: «Oh poverino lui, ma che bravi e buoni gli amici».

Già, gli amici, ce n'erano tanti. Qualcuno non ha retto all'emozione. A due passi da noi una ragazza bionda è scoppiata in lacrime. Continuava a chiedersi: «Perché?»

Il fidanzato che, come tutti, una risposta non l'aveva, l'ha stretta più forte a sé. Non una scena isolata: dopotutto anche questo corteo era un modo come un altro per tenersi stretti nel gelo del dolore.

A colpirci, mentre ci immergiamo in quella selva di braccia e facce contrite, è il comportamento dei ragazzi più grandi che “riprendono” con educazione e decisione i più piccoli, quando alzano troppo la voce. Una maturità che si è vista anche nella volontà di fermarsi un momento a commemorare un lutto così drammatico. Un modo per dire: oggi, di fronte a un dolore tanto grande, la vita di tutti i giorni può essere accantonata. 

C'erano i professori dello scientifico che – commossi – hanno dedicato qualche parola a Matteo: «Nonostante la giovane età ci hai dato tanto. Sei un ragazzo d'oro. Eri pieno di speranza. Ma non andrai mai via».

Un messaggio riassunto dalla volontà di legare il ricordo di Matteo a quello dell'oro, scelto per i palloncini e proprio da quel soprannome "golden boy", una sfumatura che da sempre è riconducibile al sole e, più metaforicamente, al divino che si risorge e si rigenera. Un messaggio chiaro: per noi non te ne andrai mai via.

All'arrivo in Piazza, poco dopo le 10.30, è scattato un lungo e interminabile applauso. Anche il vescovo, Arturo Aiello, ha dedicato un messaggio al giovane di Chiusano San Domenico. Lo ha letto un suo portavoce: "Matteo ci ha dato tanto amore e di questo amore dobbiamo vivere". Infine i palloncini sono stati lasciati liberi di volare in cielo. Lo stesso cielo plumbeo che, da qualche giorno, ha un angelo in più. Domani, a Chiusano San Domenico, sono previsti i funerali e il lutto cittadino. Dopo che oggi pomeriggio la salma di Matteo, terminata l'autopsia del medico legale Elena Picciocchi, verrà restituita ai familiari. 

*Stagista di Ottopagine.it con l'Università di Fisciano