di Andrea Fantucchio
Dopo l'ultima udienza sulla strage del bus dell'Acqualonga si è ritornato a parlare di rischi sicurezza legati alle infrastrutture. E la mancata manutenzione. Un problema che riguarda anche alcuni edifici sensibili come le scuole. Oggi il gip, Vincenzo Landolfi, ha respinto proprio il dissequestro legato al liceo scientifico Mancini, motivandolo con il rischio incolumità per studenti e personale. Abbiamo discusso della situazione con il presidente dell'ordine degli ingegneri avellinesi, Vincenzo Zigarella.
Sulla scorta della nuova spia di allarme, che si è accesa dopo l'ultima udienza sulla strage dell'Acqualonga, quale sono le infrastrutture maggiormente attenzionate (viadotti, ponti) in Irpinia e perché?
«Non c’è un censimento attendibile e esaustivo delle infrastrutture sensibili in provincia di Avellino. In merito non vi è stata sicuramente l’attenzione necessaria. E questo, pensando alla storia di questa provincia, è un fatto che deve far riflettere.
Con ciò non possiamo di certo permetterci allarmismi pericolosi, che nulla aggiungono oltretutto al tema della prevenzione e della sicurezza per i cittadini.
C’è una questione di competenze, ripartite in gran parte tra ANAS, ente Provincia e singoli comuni. Ognuno per la propria parte ha probabilmente fatto il possibile, ma manca in maniera evidente una base di dati per poter dire se sia stato o meno sufficiente. Ciò che sicuramente è mancato è un lavoro di analisi e concertazione tra i diversi soggetti che avrebbe, ad oggi, potuto essere d’aiuto. Basi di dati frammentate, interventi diffusi qua e là, rappresentano, se vogliamo, la fotografia di ciò che è un modello di governo del territorio. Non è certo un caso isolato quello della nostra provincia. E io guarderei a tutto ciò come un punto di partenza da cui costruire una visione nuova»
In materia di sicurezza qual è il punto in provincia rispetto a edifici sensibili (scuole, ospedali, lo stesso tribunale) e quali richiederebbero interventi e di che tipo?
«Il patrimonio edilizio pubblico, in generale, non gode di buona salute. Vi è senza dubbio la necessità di operare in maniera diffusa con interventi strutturali che si differenzino da struttura a struttura. Il concetto di miglioramento sismico, di recente rivisitazione, va visto come un’opportunità per intervenire laddove, fino a qualche mese fa, si sarebbero potuti immaginare solo antieconomici interventi di adeguamento in senso stretto. Questo perché non possiamo non fare i conti con le finanze pubbliche. Parlare di “inadeguatezza” del tribunale di Avellino come del Liceo Mancini può quindi voler dire cose profondamente diverse. Occorrono dati certi, verifiche strutturali, perizie tecniche che certifichino lo stato di fatto e l’eventuale inagibilità di questa o quell’edificio. Questo ragionamento, pare stia via via consolidandosi tra i tecnici e chi è chiamato a governare le istituzioni. Occorre lavorare ancora sull’opinione pubblica.
Da addetto ai lavori, ora è molto accesa la polemica intorno alle concessioni infrastrutturali da affidare al pubblico revocandolo al privato (caso Genova): che ne pensa e quale sarebbe la soluzione migliore?
La diatriba pubblico o privato nel governo delle infrastrutture del nostro Paese è pressoché pretestuosa. Nel passato si è fatta una scelta e, prima di dire se a torto o a ragione, bisognerebbe contestualizzare. Come bisognerebbe prendersi il tempo di comprendere cosa significherebbe fare un passo indietro e scegliere, ad esempio, la via della nazionalizzazione.
Capire che dietro una concessione ci sono questioni di finanza e capitali, di competenze, di equilibri sociali è un primo passo per comprendere l’entità della questione.
E quindi, prima di preferire un gestore a un altro, voglio pensare che, all’interno del contesto dato, il decisore pubblico può sicuramente esercitare in maniera nuova e più incisiva la propria attività di controllo e proposizione nei confronti dei titolari delle singole concessioni in essere.
Quali sono le iniziative che l'ordine degli ingegneri sta realizzando in materia di sicurezza a livello locale ma anche in sinergia con la rappresentanza nazionale?
«In questo periodo siamo impegnati a promuovere l'iniziativa "diamoci una scossa” insieme agli altri ordini professionali in tutto il territorio nazionale. Priorità è ovviamente la sensibilizzazione di cittadini e istituzioni. Serve che siano loro a muoversi per cambiare l'esistente. Noi ci siamo resi disponibili, anche con visite sul campo gratuite, a fornire il nostro contributo di tecnici del settore. Stiamo verificando quindi la possibilità di dare il via a cicli di seminari sul tema da svolgere in provincia. Con l'ordine nazionale stiamo inoltre provando ad elaborare un pacchetto di proposte che abbiano un 'occhio particolare verso il sud e che presto il nostro presidente Armando Zambrano dovrebbe presentare al Ministro per il sud, Barbara Lezzi. C'è tanto da fare e da quando ci siamo insediati, 6 mesi circa, stiamo provando a fare del nostro meglio per recuperare un po' di terreno e a dare un contributo, perché no, di differenziazione, rispetto a quanto fatto fino ad oggi. L'ambizione, consapevole, non ci manca.»
