di Luciano Trapanese
Di corsa verso il dissesto. O meglio: questo è l'obiettivo dell'esecutivo 5Stelle, che poco fa ha firmato la delibera di giunta. Una decisione prevista dopo l'annuncio del sindaco Vincenzo Ciampi nell'ultima tesissima riunione dei capigruppo. La parola definitiva spetta comunque al consiglio comunale. Sarà in aula, infatti, che la delibera verrà valutata ed eventualmente votata.
L'assessore Forgione, che sta studiando da mesi il bilancio dell'ente, non ha dubbi: non c'è altra strada. E aggiunge: «Abbiamo anche trovato molti punti di contatto con la relazione del ragioniere capo del comune, Marotta». La dichiarazione di dissesto, votata in giunta, poggia su quattro basi: eccessivo disequilibrio dei conti, elevato disavanzo, mole importante sia dei debiti, sia del contenzioso. «Se andiamo avanti così – ha aggiunto l'assessore – non potremo pagare i fornitori, gli stipendi dei dipendenti e neppure garantire i servizi».
Per l'opposizione, e in particolare per Luca Cipriano di Mai più, si tratta di una mossa strategica per evitare o cercare di contrastare la mozione di sfiducia (già firmata da venti consiglieri). In sintesi questa l'ipotesi Cipriano: il dissesto potrebbe non piacere – per le conseguenze – a chi ha amministrato prima di Ciampi. E spingere più di un consigliere a barattare il no alla mozione di sfiducia con il ritiro della delibera di dissesto. Bizantinismo da vecchia politica. Si dovrà valutare, già nel prossimo consiglio comunale, se sono più sincere le motivazioni di chi ha firmato la sfiducia o quelle che spingono verso la dichiarazione di dissesto.
Ma facciamo un passo indietro. Quali sono le conseguenze politiche del dissesto? Eccole: Gli amministratori ritenuti dalla Corte dei Conti responsabili, anche in primo grado, di danni economici provocati con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti al crack finanziario, non potranno ricoprire per dieci anni, incarichi di assessore, revisore dei conti di enti locali, e neppure rappresentare enti locali in istituzioni e organismi pubblici e privati. I sindaci invece non potranno essere candidati al comune, alla provincia, alla regione, al parlamento sia italiano sia europeo.
Sono pesanti anche le conseguenze sul piano sociale. Ci sarà un ridimensionamento della spesa e varata la collocazione altrove di personale eccedente.
Un passo delicato. Che impone scelte gravi e da valutare con estrema attenzione. Un passo che non può essere dettato da strategie politiche (tipo evitare la mozione di sfiducia), anche perché peserà per anni sull'intera città e forse sul suo stesso futuro. Se ne discuterà in aula, forse lunedì. Sarà un consiglio da seguire con attenzione, in discussione non c'è il Ferragosto avellinese, ma molto di più.
