Niente mensa, mamme e bimbi al comune con un panino

Questa mattina protesta delle lavoratrici. La Global Service vince la querelle giudiziaria

Il servizio potrebbe partire entro Natale. Lunedì mamme e bambini in comune, dopo la fine delle lezioni. Mangeranno un panino per segnalare ancora una volta il disagio

Avellino.  

Il caso mensa diventa una protesta e si consuma fuori e dentro il comune di Avellino con le 47 dipendenti che da maggio non ricevono stipendi e i genitori dei bambini che sono stati privati dal servizio. Questa mattina il primo round. Si prosegue lunedì, quando all'uscita da scuola, le mamme accompagneranno i figli sotto il Palazzo di Città per consumare di fronte a sindaco e assessori un meritato panino.

Nel frattempo si è sciolto, parzialmente, il nodo principale che ha impedito la partenza del servizio. Il Consiglio di Stato ha deliberato confermando la sentenza del Tar: la refezione scolastica è stata affidata alla Global Service, respinto il ricordo della NewFood. Ma i tempi tecnici per il “passaggio di cantiere” restano comunque lunghi. La Glm, che aveva gestito il servizio in precedenza, dovrà liberare le cucine e consentire alla nuova ditta di sistemare tutto il necessario. Qualcuno abbozzava, in via molto informale, il 20 novembre per l'apertura delle mense. Voci dal comune sono meno ottimiste, si parla di prima di Natale. Ipotesi che ha fatto infuriare i genitori: si parte in pratica dopo le feste, salta mezzo anno di scuola.

Complessa la situazione dei dipendenti (che dovranno essere assorbiti dalla nuova azienda). Non ricevono stipendi e non sono stati licenziati (erano tutti a tempo indeterminato). Il che non ha neppure consentito l'accesso agli ammortizzatori sociali. Questa mattina le lavoratrici sono rimaste prima fuori dal comune, poi sono state ricevute dall'assessore Mancusi. Ma l'incontro è stato interrotto dopo cinque minuti (l'amministratore è stato chiamato dal sindaco per la delibera sul dissesto). L'attesa delle dipendenti della mensa è durato oltre 45 minuti, con nuovi momenti di tensione. Poi il chiarimento, con la richiesta – apparentemente paradossale – delle lavoratrici: licenziateci in attesa che la nuova ditta ci riassuma.