di elleti
C'è un sistema rivoluzionario per la lotta ai tumori che, associato alla chemioterapia, sta iniziando ad avere risultati importanti: agisce sul sistema immunitario e lo aiuta a sconfiggere le cellule tumorali. La ricerca è in fase avanzatissima, sono iniziate anche le cure, prima negli Usa, poi in Gran Bretagna, ora anche in Italia, soprattutto per il tumore ai polmoni e il melanoma. Per questi studi – si tratta di due scoperte scientifiche parallele – è stato assegnato il Nobel.
L'immunoterapia anti tumore è l'equivalente – per i ricercatori - della scoperta della penicillina, che ha salvato milioni di vite e dato il là a una lunga serie di ricerche successive che ha poi portato ai moderni antibiotici. Per la Fondazione Veronesi si tratta «di un approccio di grande successo, tanto da essersi meritato nell'edizione della prestigiosa rivista Nature, un numero speciale. Non più un'eterna promessa, ma solida realtà».
Il concetto che ha spinto gli scienziati in questa direzione è semplice e geniale: sfruttare e pilotare il sistema immunitario per consentirgli di rispondere con efficacia alla presenza di un agente estraneo come il cancro». La ricerca è cresciuta nei primi anni del nuovo millennio grazie allo sviluppo dei farmaci biologici, in grado di interferire con i nostri meccanismi di difesa (e utilizzati ormai largamente per curare molte malattie, e tra queste artrite reumatoide e artrite psoriasica). Il primo cancro ad essere curato con l'immunoterapia è stato il melanoma, che è il più diffuso cancro della pelle.
La scoperta ha rivoluzionato il trattamento del cancro. Uno dei Nobel è stato assegnato a Jim Allison, la sua scoperta ha consentito di raggiungere risultati molto positivi per i malati di cancro e imposto una nuova direzione a tutto il settore di ricerca contro questa malattia. I risultati sono stati così rapidi e importanti che molti malati e persino alcuni medici hanno avuto difficoltà a crederci. E invece, questa nuova ricerca ha aperto la strada a un concetto fondamentale: la correlazione tra sistema immunitario e cancro umano. Una strada che sta portando a nuovi approcci e – probabilmente – alla cura del cancro.
Le statistiche dicono che al 40 per cento di noi verrà diagnosticato un cancro. Fino ad oggi le possibilità di bloccare il male erano tre: la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia. A volte combinate. Di recente è stata attivata anche un'altra possibile soluzione, che ha aggredito il cancro facendolo morire impedendogli di assumere sostanze nutritive e l'afflusso di sangue.
Tecniche che si sono rivelate efficaci nella metà dei casi. Per l'Oms nel solo 2018, quasi dieci milioni di persone sono morte per cancro.
E' chiaro che la nostra sola difesa contro le malattie è il sistema immunitario. Compie un lavoro estremamente importante: attacca tutto ciò che non appartiene al corpo. Operazione che però non riesce a compiere con le cellule tumorali. Per quasi un secolo questa “inefficienza” è stata un mistero scientifico. Fino a quando, proprio Jim Allison, ha scoperto che il sistema immunitario non stava ignorando il cancro, anzi, era il cancro che stava abilmente bloccando il sistema immunitario. La domanda allora era la seguente: e si potesse superare questo “blocco” e innescare la reazione delle cellule T killer del sistema immunitario per sconfiggere la malattia?
Lo scienziato americano (insegna nell'università californiana di Barkeley), è riuscito a trovare una proteina coinvolta nella cellula T, la CTLA-4. Una cellula che consente al cancro di diffondersi aggirando le difese immunitarie.
Nel 1994 Allison ha sviluppato un anticorpo capace di bloccare la CTLA-4. E' stato iniettato nei topi e aggirato il blocco delle cellule T, consentendo invece ai linfociti T di distruggere iu tumori. I topi guarirono dal cancro. Sono stati necessari quindici anni per accertare se quello che funzionava per le cavie poteva essere efficace anche sugli uomini. Il problema era soprattutto uno: il blocco dei freni sul sistema immunitario poteva risultare tossico su alcuni pazienti. Ma gli effetti sul cancro erano comunque notevoli. Come per esempio su alcuni pazienti affetti da melanoma metastatico, anche in fase terminale quattro: sono guariti dal cancro. Un tipo di tumore fino ad allora incurabile. Nel 2011 il farmaco è stato approvato negli Usa, anche per il trattamento del cancro ai reni e al colon, salvando migliaia di vite. Nel frattempo sono partite altre ricerche, in tutto il mondo.
Una di queste, sviluppata da Tasuku Honjo dell'università di Kyoto, ha dato il là definitivo all'immunoterapia, ed è valso il secondo Nobel.
E' stata trovata una seconda generazione di inibitori del blocco, gli anti PD-1 o anti PD-L1, che ha effetti collaterali molto minori rispetto al blocco del CTLA-4. E' stato utilizzato per curare del cancro al fegato, in fase avanzata, l'ex presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, 91enne. Che è guarito.
Il farmaco derivato da queste ricerche si chiama Keytruda, approvato e in vendita dallo scorso anno. Ed è oggi uno dei più utilizzati, ma l'elenco dei medicinali sta crescendo rapidamente.
Per molti scienziati, è una svolta. Sette anni dopo l'approvazione del primo inibitore, sono 940 i nuovi farmaci per l'immunoterapia contro il cancro. Sono stati testati in clinica su più di mezzo milione di pazienti oncologici e in 3mila studi.
Molti medici li stanno usando in combinazione con chemio e radioterapia. In pratica trasformano il tumore morto in un vaccino contro il cancro.
Gli studi sono talmente tanti che è difficile al momento catalogarli, ma molti hanno dato esito positivo. La Euopean Society for Medical Oncology ha annunciato il primo - seppur modesto – successo dell'immunoterapia contro il carcinoma mammario triplo negativo, uno dei tumori più aggressivi, soprattutto sulle giovani donne, e che in precedenza ha resistito a tutte le terapie.
Le speranze sono alte e fondate. Non bisogna però eccedere in ottimismo, per non generare false speranze. Ma questi studi sembrano davvero aver aperto la porta alla cura del cancro. Per alcuni tumori è già possibile.
