Qualche giorno fa un volantino è circolato per qualche ora nelle vicinanze di piazza Kennedy. Metteva in guardia i proprietari dei cani che ogni giorno si recano con gli amici a quattro zampe negli adiacenti giardini: fate attenzione, tra le aiuole è stato disseminato cibo avvelenato. La notizia si è presto diffusa tra i proprietari di animali, anche se pochi hanno avuto la possibilità di vedere quei volantini. Seminando, come è facile comprendere, una certa inquietudine. Sarebbe opportuno controllare. E il compito spetterebbe all'Asl o al sindaco di Avellino. Anche per tranquillizzare chi frequenta piazza Kennedy: ci sono pure tanti bambini che giocano tra le aiuole. Ricordiamo che qualche giorno fa era stata segnalata da cittadini preoccupati la presenza di gruppi di cani randagi.
Quell'allarme, vero e falso che sia, ha avuto una immediata diffusione, e un elevato tasso di credibilità, anche per l'aumento impressionante di avvelenamenti di cani, spesso randagi, che si sta verificando soprattutto nel centro e nel sud della Penisola.
Basti ricordare quello che è accaduto a Cassano Irpino. Sei cani di proprietà sono stati avvelenati e uccisi mentre erano all'interno di un recinto dove erano custoditi e accuditi. Qualche giorno prima, in provincia di Potenza, altri cinque avvelenamenti e due cani uccisi. L'altro giorno un altro animale ammazzato – sempre con lo stesso sistema – a Teramo, era l'amato cane di quartiere.
In quel caso il veleno era sparso a terra, neppure mischiato a cibo.
«Ormai ogni giorno sembra di assistere a un bollettino di guerra - commenta Piera Rosati, Presidente di Lndc Animal Protection -. I casi di avvelenamento sono sempre più frequenti e rappresentano un vero pericolo e una concreta emergenza per tutti gli animali, di ogni specie. Questo fenomeno è attualmente regolato da una Ordinanza ministeriale che viene rinnovata di anno in anno ma da tempo chiediamo che lo Stato si doti di una vera e propria legge per arginare e sanzionare correttamente questo modus operandi delinquenziale e crudele».
«È importante ricordare – continua - che in questi casi l’Ordinanza prevede specifici compiti a carico di vari soggetti istituzionali: dal veterinario alla Asl, dall’Izs al Sindaco. Quest’ultimo, in particolare, deve disporre la bonifica dell’area, la segnalazione attraverso apposita cartellonistica e l’immediata apertura di un’indagine. So che nel caso di Palazzo San Gervasio questi adempimenti sono stati effettuati e mi auguro che lo stesso possa dirsi degli altri casi».
«Chiunque venga a conoscenza di un avvelenamento di animale, di sua proprietà o meno, non deve - conclude Rosati - esitare a sporgere denuncia assicurandosi che tutti i soggetti coinvolti facciano la loro parte. Un’indagine seria infatti potrebbe permettere di risalire a chi ha sparso le sostanze tossiche che rappresentano un rischio non solo per gli animali, ma anche per le persone. Per quanto riguarda questi ultimi casi, invito chiunque abbia informazioni utili a rivolgersi alle forze dell’ordine».
