Pronto soccorso, "Siamo pochi". Arrivano i rinforzi

Al Moscati si lavora per migliorare i livelli di assistenza e condizioni di lavoro

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Avellino.  

Attese infinite, disagi, proteste. Il Pronto Soccorso dell’ospedale di Avellino, il San Giuseppe Moscati, nel caos tra picco delle influenze con ovvio boom di accessi a un numero di utenti che sembra crescere a dismisure. Le proteste e segnalazioni fioccano, come le proteste dei lavoratori impegnati a far fronte a flussi di malati e utenti sempre maggiore. Il direttore generale dell’Azienda «Moscati», Angelo Percopo, si rimbocca le maniche e accelera con le procedure di assunzione. Più di una riunione hanno avviato il programma di intervento risultato unica strada utile per far fronte ad una vera e propria emergenza. Confronti serrati tra referenti sindacali e amministratori del polo ospedaliero hanno affrontato il caso di impellente emergenza per l’assistenza di emergenza a contrada Morella. Così come indicato nel Piano triennale di fabbisogno, il manager di Contrada Amoretta annuncia gli innesti di 9 medici – otto a tempo indeterminato e uno con contratto a termine, due dei quali, però, destinati probabilmente al «Landolfi» di Solofra – e di 4 infermieri – da selezionare nelle liste di mobilità. 

Le segnalazioni aumentano di giorno in giorno. Il reparto resta in affanno da tempo. Troppi accessi a fronte dei posti letto nei reparti di competenza. Si lavora per portare in quota numerica essenziale i camici bianchi e i paramedici del reparto diretto da Antonino Maffei che lamenta un’atavica  e strutturale carenza di organico: infatti, in servizio ci sono 26 infermieri (dovrebbero essere 30) ai quali si aggiungono 12 operatori sociosanitari (Oss), mentre sono 14 i medici a fronte dei 18 (minimo) necessari.

Numeri che formano il quadro generico di come l’emergenza diventi disagio per chi arriva al pronto soccorso di contrada Amoretta. I numeri parlano chiaro. Cento gli accessi registrati ogni giorno. Numeri che aumentano, e a dismisura, a fronte del periodo in cui fisiologicamente le emergenze lievitano causa influenza. Le condizioni di stress, culminate nell’aggressione ai danni di un’infermiera del triage, sono state riconosciute dai vertici dell’azienda che alla fine di gennaio ha concesso agli infermieri e agli Oss un’indennità di disagio di 15 euro per i turni diurni e di 30 euro per il notturno. Un caso che ha ulteriormente esasperato i rapporti di confronto tra sindacati e azienda. Il tutto in danno dei livelli di assistenza che, nei fatti, risultato peggiori per chi affronta l’accesso ad un reparto in affanno.

Ore di attesa, pazienti sistemati in sale di pronto soccorso. Un disagio che esaspera i livelli di assistenza per personale e pazienti ora dopo ora. 

Sul caso anche nelle scorse ore Percopo ha incontrato i rappresentanti di categoria di Cgil, Cisl e Uil: un’interlocuzione che non ha prodotto niente di nuovo con le parti che hanno deciso di aggiornarsi a mercoledì prossimo. In precedenza il faccia a faccia con l’Usb che aveva chiesto di aumentare l’indennità di disagio a 500 euro mensili e di estenderla nel tempo (12 mesi anziché 3) e agli altri reparti di emergenza, di istituire di un gruppo multi-professionale per la gestione dei posti letto e l’attivazione della sala di Osservazione breve intensiva (Obi). Secondo chi lavora nell’unità il primario non rappresenterebbe concretamente il disagio ai tavoli istituzionali di riferimento. Quindi il chiarimento sull’indennità di disagio: «Non si risolvono così tutti i problemi, ma non possiamo non individuare in questo gesto le buone intenzione dell’azienda che cerca di calarsi nei nostri panni». Infine, sui sindacati: «Dicono di fare battaglie per noi e poi provano a spalmare il fondo destinato al Pronto soccorso anche agli altri: non ci rappresentano». E il primario Antonino Maffei non nasconde le difficoltà: "Si è trattato di un episodio singolo, che non va assolutamente generalizzato. Certo il problema della sicurezza è un problema serio e sentito non solo qui ad Avellino. Tutto nasce dalla carenza del personale e la Regione Campania ci deve aiutare - dice il primario - i pazienti che vengono accolto nonostante tutto ricevono tutte le assistenze dovute. Anche se dal punto di vista dei posti letto spesso non si riesce a sistemarli rapidamente ma l'assistenza viene sempre garantita".

A complicare le cose in questo mese gli afflussi record dovuti all'influenza stagionale. E intanto al triage c'è una sola persona quando dovrebbero essercene almeno due. Un monitor scandisce gli ingressi per i controlli. La sala d'attesa generica il più delle volte è oltremodo affollata. La tensione sale alle stelle nella maggior parte dei casi. 

Insomma, chi lavora al pronto soccorso lamenta condizioni insostenibili, comunque. Mercoledì si tratterà nuovamente il caso tentando di trovare soluzioni immediate e concrete per utenti e lavoratori.