Camici grigi, dopo il dossier inviato al Governo non si molla

Noi inascoltati e bistrattati da anni e quella direttiva Cee del 1986 mai applicata

Una vera e propria emorragia di circa 23mila medici in 3 anni. Ciò significa che in tanti potrebbero lasciare il servizio sanitario tra il 2019 e il 2021 per effetto sia del raggiungimento dei limiti per la pensione sia della quota 100...

Camici grigi, dopo l’incontro produttivo a Roma ora si attendono i fatti. Il Ministro della Salute Giulia Grillo ha affrontato con determinazione la delicata questione che riguarda i medici precari.

Sono in pratica la vera forza della sanità, coloro che portano avanti servizi di vitale importanza, nei pronto soccorso, guardia medica, in situazioni altamente critiche.  Medici, che come ha sottolineato il Ministro, devono sentirsi parte del servizio sanitario nazionale e che hanno bisogno di risposte concrete da parte di Governo e delle Istituzioni.

L’obiettivo primario è quello di garantire servizi ai cittadini e regole per chi lavora. Molti medici precari reggono il servizio sanitario nazionale da anni facendo sostituzioni a quelli di famiglia, in continuità assistenziale e al 118. “Noi ci mettiamo la faccia ogni giorno – afferma Matteo De Luca, attivissimo medico irpino del servizio 118 – confidiamo nell’intervento del Ministro, per evitare davvero il collasso.” Eh già perché le previsioni appaiono davvero disastrose. Ci troviamo di fronte ad una emorragia di circa 23mila medici in 3 anni. Ciò significa che in tanti potrebbero lasciare il servizio sanitario tra il 2019 e il 2021 per effetto sia del raggiungimento dei limiti per la pensione sia della quota 100. 

I medici che lascerebbero il Ssn per pensionamento, si legge dall’Ansa, sarebbero circa 18mila ed altri 18-20mila maturerebbero i requisiti per la quota 100 anche se, di questi ultimi, si stima potrebbe poi lasciare effettivamente l'incarico circa il 25%, ovvero 4.500. Nel triennio 2019-2021, annuncia il segretario nazionale Anaao-Assomed Carlo Palermo, "Circa 18-20mila medici del Servizio sanitario nazionale maturerebbero i requisiti per la quota 100 e potrebbero dunque lasciare l'incarico. E' però verosimile che non tutti prendano tale decisione e stimiamo in circa il 25%, ovvero circa 4.500 professionisti (1000-1500 l'anno), il numero realistico di medici aventi diritto che potrebbe effettivamente decidere di lasciare il lavoro per effetto della quota 100". A tale numero stimato di 4.500 medici in uscita va però sommata, una ulteriore quota di circa 18mila medici che andrebbero comunque in pensione per il raggiungimento dei limiti previsti. In totale, dunque, si stima potranno essere almeno 23mila i medici che lasceranno il Ssn nel triennio. Un quadro, di forte allarme. Oggi i medici in servizio nel Ssn sono infatti circa 105mila e se nei prossimi 3 anni si creasse un buco di 23mila camici bianchi, ciò porterebbe ad una pesante riduzione dei servizi per i cittadini.

Da qui la forte presa di posizione del Ssn attraverso un dossier indirizzato, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte, ai vicepresidenti del consiglio dei ministri Luigi Di Maio e Matteo Salvini, al ministro della salute Giulia Grillo con la quale c’è stato un primo importante incontro,  al presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, al presidente della camera dei deputati Roberto Fico, al presidente della commissione igiene e sanità Senato, Sileri Pierpaolo, al presidente della commissione affari sociali della Camera, Lorefice Marialucia, al presidente della Fnomceo Filippo Anelli. Nel documento sono stati analizzati i vari punti a partire dal 15 settembre 1986, giorno in cui il consiglio delle comunità europee ha adottato la direttiva Cee relativa alla formazione specifica in medicina generale, purtroppo fino ad oggi rimasta inadempiente.

“Fiduciosi nel nuovo Governo, dopo essere stati per anni messi da parte, intendiamo denunciare uno Stato e amministrazioni regionali che dal lontano anno 1986 fino ad ora non hanno mai applicato la direttiva, fin dalla sua costituzione, emanando decreti legislativi fuorvianti e contraddittori che hanno avuto come unica conseguenza lo sfruttamento di una classe di medici precari che fino ad ora hanno portato avanti il servizio sanitario nazionale. Ribadiamo con fermezza la nostra richiesta di riapprovazione dell’emendamento 9.2 così come è stato scritto puntualizzando inoltre che viste le assurde e visibili disparità di merito sull’accesso al corso di formazione in medicina generale (come riportato nella prima lettera) che hanno fatto da protagoniste in questi ultimi 18 anni a partire dall’entrata in vigore della Legge 29 dicembre 2000, n. 401, riteniamo che già la sola condizione di idoneità conseguita al concorso rappresenti una condizione di gran lunga più meritocratica rispetto all’iscrizione senza borsa di tanti medici che non partecipano neanche ad un concorso e tutto questo per la legge citata poco anzi danneggiando gravemente tutti quei giovani medici che non riescono ad ottenere una borsa nonostante un ottimo punteggio ottenuto alla prova concorsuale.

Chiediamo inoltre, secondo norma comunitaria, il riconoscimento della formazione conseguita sul campo di lavoro dal momento in cui ci siamo assunti fin dall’inizio la responsabilità di portare avanti con grande umiltà e sacrificio il servizio sanitario nazionale. Si esorta inoltre la  (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri) ad intervenire con immediatezza in merito alla questione ricordando all’ente medesimo i motivi per i quali è stato fondato. Annunciamo che saremo costretti a procedere per vie legali secondo quanto previsto dalle norme comunitarie.”