Crisi Alto calore, Sibilia (M5S) propone il commissariamento

Il sottosegretario: "Non ci sono le condizioni per andare a chiedere 50 milioni di prestito"

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Avellino.  

Fumata nera per il risanamento dell'Alto Calore: non viene fuori l'intesa dal tavolo in Provincia. Anzi si registrano  scintille tra il sottosegretario Carlo Sibilia, che boccia il piano di Ciarcia e propone il commissariamento dell'ente idrico e il vice governatore Bonavitacola, pronto a fare la propria parte come Regione con 60 milioni in tre anni da mettere sul piatto per il rifacimento delle reti.

L'amministratore unico, dal canto suo, tira dritto: senza l'appoggio del Governo andrò da solo a chiedere il prestito da 50 milioni. “Non vedo le condizioni granitiche per andare alla Cassa Depositi e Prestiti – tuona Sibilia – non vedo segnali di discontinuità in questa gestione, di fronte a 140 milioni di debito anche un commissariamento potrebbe essere una soluzione per cambiare rotta".

Bonavitacola è invece ottimista e fiducioso: “Mi sembra di cogliere segnali di discontinuità da questo piano ma ho ancora dei dubbi sull'operazione con la Cassa, vedremo. Di certo anche gli amici dell'Acquedotto Pugliese dovranno fare la loro parte nel contrasto alla dispersione”

Al tavolo ha partecipato anche Il Comitato Acqua Bene Comune Avellino - Aspettando Godot.Il comitato esprime il suo pieno disappunto riguardo l’esito dell’incontro in quanto "a nostro avviso non è stato fatto nessun passo avanti verso la soluzione del problema, ovvero scongiurare il passaggio ai privati nella gestione delle risorse idriche nella nostra provincia. Prendiamo atto che ci sono state azioni, sia pur ancora limitate, intraprese negli ultimi mesi dall’Ente e dalla Regione verso la riduzione delle perdite e degli sprechi, ma a fronte di ciò avremmo voluto un supporto più deciso all’azione di risanamento da parte di tutti, in primis dal Governo.

Purtroppo stigmatizziamo che ancora una volta il voto di 27 milioni di italiani e la manifesta volontà degli Irpini di tutelare il loro patrimonio idrico e ambientale è stato messo da parte per motivi esclusivamente politici, non spetta a noi entrare nel merito delle controversie politiche, ma il rischio è che mentre si continua a dibattere senza intervenire si arrivi ad una situazione dei conti che porti al fallimento dell’Ente e all’entrata dei privati in ACS come purtroppo prevede la recente normativa di riforma del settore delle partecipate pubbliche".