Gesti sacri scelti per festeggiare successi politici. Matteo Salvini sfida il Vaticano e bacia il crocifisso del Rosario per festeggiare gli ottimi risultati della Lega alle europee, e non solo. Una scelta maldigerita da molti, anche e soprattutto tra le fila dei prelati.
E’ giusto o meno che Matteo Salvini mostri il Rosario e invochi Dio e la Madonna durante i suoi comizi o nel corso delle sue frequenti apparizioni televisive? Don Giuseppe Autorino, parroco di Mugnano del Cardinale e direttore dell’Ufficio pastorale sociale e lavoro della Diocesi di Nola, ha scelto l’altare virtuale del network più utilizzato al mondo quanto avviene nella politica italiana. Un accorato lungo post quello del parroco per stigmatizzare l’ostentazione di simboli cristiani da parte del vicepremier.
“Il rosario non si esibisce, ma si prega. Dove sono i cristiani cattolici? - così nel suo post il parroco -.Dopo tutto quello che ho potuto vedere e sentire in questa campagna elettorale per l’Europee, veramente è doveroso esprimere un piccolo pensiero che mi appartiene, e che mi interroga sul nostro essere cattolici nella società del nostro tempo. Ho resistito fino ad adesso, ma due considerazioni spontanee le lascio alla nostra terra, e al popolo italiano. La povertà economica ed umana che viviamo in questo tempo ci deve spingere alla solidarietà, all’unione, a soccorrere il povero, e sapere che anche se il colore della pelle non è come il mio, lui è comunque mio fratello. Insieme siamo figli di Dio che è nostro Padre, e quindi siamo fratelli e sorelle. L’Europa deve andare verso un nuovo umanesimo che rimetta al centro la persona. L’Italia, la politica, i politici, i cattolici e ogni uomo di buona volontà ha bisogno di una riforma della coscienza.
Vorrei dire a Salvini che il Rosario non si ostenta per dire che sono cristiano, perché è fatto per essere pregato e non per essere agitato al vento, infatti non è l’esibizione del rosario che fa di te un cristiano. “Vi riconosceranno se avrete amore gli uni degli altri”, e poi se preghi, Gesù ha detto: quanto pregate non fatelo in pubblico per essere osservati, ma nel segreto della vostra stanza. Io non faccio politica, perché la mia missione mi chiede altro, anche se come cittadino italiano sono chiamato a vivere la Polis. Vorrei esprimere nettamente che alcune esibizioni o ostentazioni, alla politica non gli spettano e quindi sappia rispettare i segni sacri che appartengono al popolo dei fedeli, senza strumentalizzarli. Un leader politico deve indurre al bene comune per il benessere del cittadino, e non alla rabbia verso persone che nulla tolgono al popolo italiano. E infine vorrei dire a tanti che si professano cristiani e che riempiono le nostre chiesa la domenica, la vita in Cristo non è una bella teoria o un concetto da imparare, ma l’incontro con Gesù e con i fratelli, specialmente quelli più bisognosi. Abbiamo bisogno di un riflesso concreto della nostra vita di fede nella società che viviamo tutti i giorni.
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri». Gv 13,34-35
Don Giuseppe Autorino». Un post che corre rapido sul social tra like e commenti. Un appello diretto ala riflessione a chi governa, per un ritorno ad una sana umanità e doverosa solidarietà.
