Sanità. Campania stop al commissariamento. "Risultato storico"

Il Governatore De Luca: grazie ai medici, dirigenti e sanitari di buona volontà. Merito loro

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Avellino.  

È ufficiale, la Campania è fuori dal commissariamento. Nella tarda serata di giovedì è arrivato anche il «timbro della presidenza del Consiglio dei ministri». Un passaggio storico per la regione guidata da Vincenzo De Luca. 
A darne notizia su facebook è lo stesso presidente della Regione, oggi ex commissario per la sanità regionale Vincenzo De Luca. 
«Il Consiglio dei Ministri ha decretato la fine del commissariamento. Dopo dieci anni per la Campania è un risultato storico, che apre una nuova stagione per la Sanità campana. Ringrazio il governo, il presidente del Consiglio, i ministri dell'Economia e della Salute. E ringrazio vivamente le centinaia e centinaia di dirigenti, medici, dipendenti che con il loro impegno hanno consentito di raggiungere questo risultato straordinario. Faremo nei prossimi giorni un'assemblea per ringraziare tutti, e per rilanciare nuovi obiettivi di avanzamento nell'organizzazione sanitaria».

Negli scorsi giorni c'era stato il via libera della conferenza stato-regioni. Mancava l'ultimo atto, quello che nei fatti ha sciolto ogni riserva sulla sanità in regione campania, sulle sue disponibilità finanziarie dopo anni di bilanci e rendicontazioni lacrime e sangue, che avevano imposto scelte drastiche in ogni provincia.

«Uscire dal commissariamento - ha spiegato nelle scorse ore De Luca dopo l'ok della conferenza Stato-Regioni - è un miracolo perché siamo partiti da due precondizioni: nel riparto del fondo nazionale sanitario la Campania è la Regione che riceve la quota più bassa, 200 euro in meno pro capite rispetto all'Emilia Romagna e 100 in meno rispetto a Veneto e Lombardia. In più in dieci anni di commissariamento c'è stata una riduzione del personale di 13.500 persone. Raggiungere uscita con queste due precondizione è miracolo doppio».

Nello speicifico la Campania conferma il risanamento economico e finanziario iniziato dal 2013 e ha accresciuto il punteggio Lea che misura la qualità dei servizi sanitari, portandolo sopra la sufficienza. Avviata la fase di uscita dal commissariamento, cosa cambia per cittadini e pazienti? Nell'immediato poco: il recupero di efficienza è ancora basso e dunque non percepibile da parte degli utenti alle prese con le quotidiane difficoltà tra pronto soccorso sovraffollati, assenza cronica di personale, tetti di spesa che pesano su malati cronici e anziani, l'accesso alle prestazioni in centri accreditati a singhiozzo. Senza contare una rete dell'emergenza in affanno. Per quanto riguarda le assunzioni un percorso è già stato avviato con lo sblocco del turnover e la revisione dei fabbisogni che porterà all'ingresso di nuove 8mila unità in tre anni a cui si potranno aggiungerne almeno altre 200 dopo la firma del nuovo patto nazionale per la salute.

La maggiore flessibilità nella spesa consentirà di approfondire il nodo dei fabbisogni di personale, di tecnologie e dei tetti di spesa. Qui un investimento di risorse per garantire il funzionamento dei centri diagnostici di prossimità e accreditati per tutto l'anno, anziché a singhiozzo, è molto sentito.
Intanto nel piatto ci sono anche 1,1 miliardi di euro di fondi per l'edilizia sbloccati per ristrutturare la rete ospedaliera pubblica.