Una bottega che chiude, l'artigiano che saluta, discreto e nobile, con un cartello. Questa è la storia di un altro pezzo di Avellino che scompare, contro i tempi e la modernità che avanzano, cancellando i presidi di lavoro, del mestiere, quello fatto con le mani. A Rione San Tommaso, alle sue porte, sulla salita di via Due Principati, Mario Zirpolo annuncia la chiusura della sua attività, quasi a fissare una cerniera tra l'anno che finisce e quello che arriva, sempre più rapido e meccanizzato per abitudini e scelte della gente. Modernità che avanza, implacabile e sfrenata, spazzando via mestieri antichi, fatti di rapporti, contatto umano, commercio, botteghe e saperi veri, costruiti nel tempo, con passione.
«Per chiusura attività, si pregano i signori clienti di ritirare la merce in riparazione. La direzione». L’avviso apposto sul vetro della bottega di Mario Zirpolo, lo storico artigiano di via dei Due Principati, racconta un’altra vicenda in cui la saracinesca di una bottega artigiana si abbassa, forse per non rialzarsi più.
“Artigiano storico che mi ha visto nascere,crescere e da 10 anni a questa parte essere vicino di attività...- commenta il fotografo Boris Giordano in un commovente post pubblicato sul suo profilo social e che ha voluto concederci uno dei suoi scatti per raccontare l'uomo, il lavoratore, l'artigiano autentico, l'amico -. Mario, "detto o scarparo", è indubbiamente uno degli ultimi superstiti del mestiere del calzolaio in irpinia. Mentre gli scattavo qualche foto, mentre come ogni giorno faceva il suo mestiere, ha esclamato piu’ volte "purtroppo nessuno farà questo mestiere..che peccato". Sì perché oggi viviamo un'epoca di consumismo, dove forse pensiamo a cambiare piuttosto che a riparare.
Mario abbassa la saracinesca per colpa della burocrazia italiana. "Mario artigiano indiscusso” - conclude Giordano -".
Storie di mestieri che scompaiono sotto il peso del tempo che procede in una direzione diversa. No, non si suda per imparare un mestiere. La modernità impone regole nuove fatte di leggi statali che, molto spesso, impongono adeguamenti leggi, costi e regolamenti che nulla hanno a che fare con saperi e mestieri di piccole botteghe. Le cose si rompono e si gettano troppo spesso, smarrendo il senso autentico di quel saper fare che si perde nelle pieghe di un consumismo sfrenato che spargono la logica dell'usa e getta, senza valore.
