Dacci soldi e oro, Angelo reagisce, spara e viene ucciso

Ad Ariano Irpino il Questore Maurizio Terrazzi per commemorare il giovane poliziotto ucciso a Roma

Era il 23 gennaio 1988 quando una mano assassina, fece fuoco contro di lui uccidendolo a Roma, sull’Appia antica, sotto gli occhi della fidanzata, durante una rapina compiuta ai suoi danni...

Ariano Irpino.  

Un corteo composto e silenzioso, dall’ingresso del cimitero fino alla tomba di Angelo Grasso, il poliziotto arianese assassinato barbaramente a Roma durante una rapina 32 anni fa.Una commemorazione come sempre toccante fortemente voluta dal dirigente del commissariato di Polizia di Ariano Irpino, Maria Felicia Salerno alla quale ha preso parte per la prima volta, il nuovo Questore di Avellino Maurizio Terrazzi insieme ai membri dell'associazione nazionale polizia di stato.

Una ferita mai rimarginata per i familiari di Angelo, reduci dalla scomparsa del papà dello sfortunato poliziotto il 12 febbraio di un anno fa. La mamma Viola: "Sono insieme lassù, padre e figlio a pregare e a proteggere noi."

Era il 23 gennaio 1988 quando una mano assassina, fece fuoco contro di lui uccidendolo a Roma, sull’Appia antica, sotto gli occhi della fidanzata, durante una rapina compiuta ai suoi danni.

Angelo, libero dal servizio, si era appartato con la sua fidanzata. Ad un tratto quell’incontro era stato interrotto dall’arrivo di due giovani con il volto coperto da passamontagna. Alla vista dei malviventi l’agente Grasso non era rimasto impassibile, non poteva. Non era un giovane qualunque, era un poliziotto, doveva opporsi ai suoi rapinatori con tutte le sue forze. E al rifiuto di consegnare quei soldi e gioielli, i due delinquenti avevano fatto fuoco contro l’auto di Angelo, una Fiat Ritmo, che il giovane aveva da poco acquistato. Anche Grasso, estratta la pistola, aveva sparato. Ma i proiettili dei due rapinatori lo avevano già ferito mortalmente.

Terrorizzata, la fidanzata, resasi conto della gravità della situazione, era riuscita a spostare il corpo già senza vita di Angelo, sul sedile accanto, guidando per oltre tre chilometri fino a raggiungere il più vicino ospedale. Tutto si era rivelato purtroppo inutile. 

Immediate le indagini. Il fratello Ottone, in servizio nell’arma dei carabinieri, aveva giurato vendetta. A distanza di nove mesi dal delitto erano stati  arrestati dalla squadra mobile due giovani tossicodipendenti di 23 e 24 anni, ritenuti colpevoli dell’omicidio.