"Noi del 118 in trincea contro il Covid-19 per salvare vite"

Il disperato appello di un lavoratore: scarseggiano i dispositivi sanitari per proteggerci

noi del 118 in trincea contro il covid 19 per salvare vite

Perna: un rischio ogni giorno affrontare una chiamata. Non sappiamo a casa di chi andiamo e che rischio possiamo correre. L'Asl deve intervenire

Avellino.  

SI chiama Filomeno Perna e ogni giorno risponde con i suoi colleghi del 118 alle chiamate di soccorso delle persone e cerca di aiutare le persone finite dentro l'incubo del coronavirus. Due i contagiati da Covid-19 tra i colleghi e la rabbia che sale. La pandemia è in corso, il picco è previsto per la prossima settimana e i lavoratori della rete dell'emergenza chiedono più personale e più strumenti a protezione, per poter combattere questa guerra contro il Virus, senza rischiare in prima persona di essere contagiati.

Operatori tecnici e autisti che a bordo di ambulanze rispondono alle chiamate che aumentano ora dopo ora, dalle trenta postazioni sparse in provincia di Avellino. Aumentano i comuni interessati. Tre i contagi avvenuti nel capoluogo, dove vivono proprio i due lavoratori del 118 risultati positivi al test.

“Siamo al collasso, tra paura e malattie e dispositivi di protezione  che troppo spesso finiscono perché le chiamate sono continue - racconta Filomena Perna, lavoratore del 118 di Solofra- . La carenza è cronica. Le chiamate continue. Affrontiamo turni massacranti per far fronte all’emergenza”. Proprio ieri da Solofra l’ufficialità della positività di un lavoratore di una conceria.

“Siamo andati in prima persona a soccorrerlo e ora abbiamo paura di essere stati contagiati - spiega -. Siamo persone come tutte le altre, con i nostri timori. Torniamo a casa col terrore di portare tra le nostre famiglie il virus”.

Sullo sfondo le chiamate che aumentano per la crescita dei numeri dei contagi che non si arrestato. I lavoratori invocano un intervento diretto dell’Asl perché trovi soluzioni e garanzie per i lavoratori della rete.

“Servono procedure costanti di disinfezione nei nostri ambienti e bordo delle ambulanze - spiega -. A volte sembra non esserci neanche il tempo di pulire che veniamo chiamati. La decontaminazione ha bisogno di tempi certi e accurati. Stanotte ho fatto il mio turno aspettando in auto.  Siamo anche noi persone, siamo anche noi terrorizzati dal Coronavirus”.