Chi ha avuto il Covid-19 può donare il proprio plasma nel tentativo di salvare altre vite: anche all'ospedale San Giuseppe Moscati si spera che la cura possa salvare vite e aiutare le persone a guarire dal Coronavirus. Ore decisive nel reparto di terapia intensiva, diretto dal dottore Angelo Storti, nella palazzina Alpi dove la terapia è stata avviata su un paziente in gravi condizioni. Un quadro clinico più chiaro si avrà solo domani, una volta completate le oltre 48 ore necessarie dalla somministrazione del plasma iperimmune sul paziente. Un primo trattamento, timidi segnali di ripresa del paziente, che versa in serissime condizioni, lasciano sperare i medici che non si sbilanciano. L’utilizzo del plasma iperimmune è il prodotto di un lavoro curato dal primario dell’unità di Immunoterapia e Medicina Trasfusionale, il dottore Silvestro Volpe, e da Nicola Acone, infettivologo, già primario del reparto del Moscati di Malattie Infettive, tornato in campo per combattere il Covid-19 come tanti altri medici, professori italiani che non si stanno risparmiando in questa battaglia. Acone dopo aver collaborato con il presidente dell’ordine dei Medici Sellitto per l’esecuzione dei test rapidi a Campo Genova, voluti dall’amministrazione guidata dal Sindaco Gianluca Festa, ora è al lavoro al Moscati per seguire, personalmente, la prosecuzione della cura."Una procedura già collaudata che può essere utilizzata per combattere un virus nuovo ma anche per salvare i pazienti più seri - spiega Acone-. Il plasma iperimmune è già stato utilizzato anche in passato per curare Sars ed Ebola. Speriamo anche noi al Moscati di poterne confermare l’efficacia. Nelle prossime ore il comitato etico si esprimerà sul protocollo e sull'istituzione di una banca del plasma iperimmune.".
Dottore Acone, in cosa consiste la cura con il plasma iperimmune?
Il primo procedimento è il prelievo del siero, attraverso una plasmaferesi. Una operazione semplicissima con cui, nei fatti, si separa la parte corpuscolata del sangue, che resta al donatore, mentre viene prelevata quella liquida che contiene i preziosi anticorpi. Con essi, nella parte liquida del sangue, viene prelevata anche la parte proteica, ormonale, etc.
Non ci sono rischi per chi riceve il plasma, di contratte malattie?
Assolutamente no. Come in ogni evento trasfusionale il donatore viene sottoposto a rigidi esami di controllo per molteplici malattie infettive, trasmissibili proprio attraverso il sangue. Penso, ad esempio, all'hiv oppure all'epatite.
Non basterebbe separare gli anticorpi nel plasma e somministrare solo quelli?
Si avvierebbe un meccanismo difficile, lungo, costoso. Risulta altrettanto efficace e non rischioso somministrare il plasma nella sua interezza, dopo i controlli. Presso l’istituto Mario Negri, comunque, stanno effettuando studi per isolare gli anticorpi nel plasma dei donatori. Uno studio necessario per capire e individuare quanti anticorpi sono presenti e dunque quanti vengono donati al malato.
La donazione del plasma. Per chi dona che tempi ci sono per la riformazione di quanto prelevato?
Innanzitutto nessun rischio, abbiamo spiegato che tutto avviene nella massima sicurezza. Bastano 24 -48 ore per ribilanciare i paramentri del donatore.
CHi è guarito ha difficoltà a donare? I guariti sono propensi a donare il plasma?
Sono commosso dallo straordinario senso di responsabilità e umanitario dimostrato. Ci stanno chiamando anche i pazienti già dimessi, per sapere se possono donare. Chi ha rischiato grosso ammalandosi di Covid, chi ha sofferto è pronto a fare la sua parte per fermare questo maledetto virus.
Dottore, questa la fase del prelievo, dei controlli. Ma quanto plasma serve, quanto ne viene somministrato?
200 cc alla volta. In genere servono due, tre trasfusioni.
Un donatore, quanti malati Covid può aiutare?
Due, anche tre. Numeri incoraggianti che possono farci sperare.
Come è nato questo protocollo di cura?
Tutto merito del dottore Silvestro Volpe. Un grande professionista, operoso e discreto. Ha voluto coinvolgermi. Ci abbiamo creduto e speriamo con tutto il cuore, come accaduto a Mantova e Pavia, che possa anche qui il plasma iperimmune dare i risultati sperati.
Dottore se dovesse dare una definizione di questa cura?
Sicura ed economica. Risulta strategica l’applicazione. Serve sottoporre i malati alle trasfusioni nella fase in cui si ha una ragionevole certezza sull’avvio della malattia. Appena una tac evidenzia un serio impegno monopolmonare si deve procedere. Se si interviene col plasma iperimmune prima che il paziente si aggravi seriamente è meglio.
Senza contare che attualmente una cura non c’è…
Per questo la comunità scientifica guarda con vivo interesse i risultati ottenuti in altri ospedali, in cui in tre, 4 giorni si sono ottenuti risultati incoraggianti.
Dottore, una persona guarita, dopo tre tamponi in oltre venti giorni di verifiche, dunque, può essere un donatore. Ma quanto resistono gli anticorpi dopo la guarigione ufficiale in una persona?
In un ex malato Covid gli anticorpi resistono circa 15-20 giorni.
